BARI - Le imprese artigiane pugliesi fanno sempre più fatica a trovare lavoratori qualificati. Il fenomeno del cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro continua ad ampliarsi e interessa in modo particolare le realtà di piccole dimensioni. A lanciare l’allarme è il presidente di Confartigianato Imprese Puglia Michele Dituri, che commenta le analisi dell’Ufficio Studi dell’associazione.
Secondo le stime, tra posizioni scoperte e difficoltà di selezione risulta quasi introvabile oltre il 42 per cento della manodopera necessaria. Il problema si è accentuato nel 2025 con una crescita costante della difficoltà di reperimento, soprattutto nel comparto artigiano, dove la quota di aziende che segnala criticità raggiunge il 53,8 per cento, in aumento di 3,3 punti percentuali.
La principale criticità riguarda il numero ridotto di candidati disponibili, indicato nel 60 per cento dei casi, mentre nel 32 per cento emerge l’inadeguatezza delle competenze rispetto alle richieste produttive. Un quadro che, secondo l’associazione, evidenzia una carenza strutturale di lavoratori e un persistente disallineamento formativo.
Dituri sottolinea la complessità del fenomeno. «Il cosiddetto mismatch è ormai un tratto distintivo del mercato del lavoro degli ultimi anni. Non è un problema di facile soluzione perché è frutto di un incastro tra fattori strutturali, demografici e culturali» afferma, aggiungendo che servono interventi coordinati e concreti.
Tra le figure più richieste emergono gli operai specializzati, che rappresentano il 43,2 per cento delle entrate previste nelle imprese artigiane, a fronte del 14,1 per cento registrato nelle aziende non artigiane. Seguono le professioni qualificate nei servizi e nel commercio, a conferma del forte legame tra artigianato e competenze tecniche.
Alla base della difficoltà di reperimento vi sono anche fattori demografici e culturali. Il numero dei giovani è in diminuzione e spesso le scelte formative avvengono senza una reale conoscenza delle opportunità lavorative. «Alle nostre latitudini spesso l’orientamento è superficiale» osserva Dituri, spiegando che la formazione duale, diffusa in altri Paesi, permette di conciliare studio ed esperienza professionale mentre in Italia la scelta tra lavoro e studio viene vissuta come alternativa.
Il presidente evidenzia inoltre le criticità del sistema formativo. «La formazione professionale è ormai depauperata da anni di disinvestimento e non si può fare l’errore di puntare tutto sugli ITS» sostiene, indicando la necessità di interventi precoci e coordinati tra scuola, imprese e politiche di sviluppo economico.
Confartigianato propone quindi orientamento anticipato, sostegno all’apprendistato duale e maggiore coinvolgimento del tessuto produttivo nella progettazione formativa regionale. «Gli strumenti ci sono ma è necessario avviare una rivoluzione culturale che coinvolge anche le famiglie» aggiunge Dituri, convinto che un approccio integrato possa ridurre il divario tra competenze richieste e disponibili.
Il recente incontro promosso dall’assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro viene interpretato come un segnale positivo. «Confidiamo che sia giunta l’ora di cambiare passo» conclude il presidente, auspicando una strategia coordinata capace di sostenere crescita e occupazione nel sistema produttivo pugliese.
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