BARI - La contestazione di truffa aggravata a carico degli ex vertici della Banca Popolare di Bari dovrà essere valutata in udienza preliminare. Lo ha stabilito il giudice monocratico Angelo Salerno durante la prima trattazione di 7 delle 147 citazioni dirette a giudizio nei confronti di Marco Jacobini, Gianluca Jacobini e dell’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis.
L’inchiesta riguarda le modalità con cui, a partire dal 2014, l’istituto avrebbe venduto azioni proprie a clienti e risparmiatori senza fornire informazioni adeguate sui rischi, alterando i questionari di profilazione e, in alcuni casi, proponendo i titoli anche a soggetti ritenuti vulnerabili o con profilo non compatibile con l’investimento.
La Procura dovrà ora presentare una nuova richiesta di rinvio a giudizio e fissare l’udienza preliminare. Le 147 citazioni già distribuite tra diversi magistrati non possono essere ritirate e i procedimenti dovranno ripartire progressivamente da capo.
La decisione deriva dalla riforma introdotta dal decreto Sicurezza del 2024, che ha innalzato la pena della truffa aggravata fino a 6 anni, rendendo necessario il filtro dell’udienza preliminare anche per fatti precedenti. L’accusa ipotizza una condotta prolungata fino al giugno 2020, quando con l’ingresso di Mediocredito Centrale e l’acquisizione del 99,9% della banca il valore delle azioni si azzerò.
Alcuni risparmiatori si erano presentati in aula per costituirsi parte civile. La difesa contesta l’esistenza della truffa e l’aggravante della vulnerabilità, sostenendo che gli investitori fossero consapevoli delle operazioni. Con il ritorno alla fase preliminare non si esclude che parte dei procedimenti possa estinguersi per prescrizione.
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