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Martina Franca
11 Febbraio 2026 - 06:47
Il sindaco di Martina Franca Gianfranco Palmisano
MARTINA FRANCA - Una riflessione sulla gestione delle destinazioni turistiche pugliesi e sull’uso delle denominazioni territoriali. È il contenuto della lettera che il sindaco di Martina Franca e presidente UPI Puglia, Gianfranco Palmisano, ha inviato al presidente della Regione Antonio Decaro e all’assessora al Turismo Graziamaria Starace, sollecitando una verifica complessiva delle Destination Management Organization.
Nel documento il primo cittadino interviene sul frequente accostamento tra la denominazione Valle d’Itria e quella di Costa dei Trulli all’interno di una DMO che riunisce più comuni. Palmisano richiama l’origine storica del toponimo, legata a un preciso contesto geografico e religioso radicato nel territorio martinese.
“Ormai da tempo la denominazione Valle d’Itria viene associata a quella di Costa dei Trulli di una DMO che include diversi comuni. Il toponimo Valle d’Itria ha un’origine storica ben precisa: deriva da una grotta cultuale dedicata a Santa Maria d’Itria o Madonna dell’Odegitria, protettrice dei viandanti, ubicata al centro di una valle carsica a 500 metri da Martina, a 4 km da Locorotondo e a 8 km da Cisternino”.
Nella lettera viene ripercorsa anche la storia del luogo sacro, officiato da monaci di rito greco legati al monastero di San Nicola di Càsole di Otranto, fondato nel 1099, poi trasformato nel complesso dei frati Cappuccini nel tardo XVI secolo e oggi dedicato a Sant’Antonio. Il sindaco sottolinea inoltre la presenza diffusa di testimonianze del culto dell’Odegitria nelle edicole votive lungo i muretti a secco della zona.
Secondo Palmisano, il richiamo storico è fondamentale per definire l’identità territoriale. “L’indicazione territoriale ha una sua origine storica e culturale che affonda le radici nel territorio di Martina Franca. Dal punto di vista geografico e paesaggistico, la Valle d’Itria è un’area omogenea racchiusa dalle colline oltre che di Martina e Locorotondo, anche di Alberobello e Cisternino, con i quali condividiamo trulli, muretti a secco, ulivi e vigneti. Lungi dall’essere una difesa campanilistica, questa iniziativa ha l’obiettivo di ricordare le peculiarità e l’identità del nostro territorio”.
Il sindaco evidenzia che l’utilizzo di denominazioni prive di collegamento con la storia locale potrebbe generare equivoci nella promozione turistica. Da qui la richiesta alla Regione di una valutazione complessiva sulla strategia delle DMO e sulla definizione dei perimetri territoriali.
“L’uso di denominazioni slegate da origini e ragioni storiche rischia di ingenerare confusione. Per questo rivolgo un appello al presidente della Regione Antonio Decaro e all’assessora regionale al Turismo Graziamaria Starace affinché si proceda a un’attenta valutazione sulla strategia delle DMO e sui perimetri individuati, attribuendo un ruolo più centrale all’ARET Pugliapromozione che garantirebbe un miglior coordinamento e un notevole risparmio economico all’intero sistema”.
La richiesta del primo cittadino si inserisce nel dibattito sulla governance turistica regionale e sulla definizione delle aree di promozione, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la coerenza storica dei territori e migliorare l’efficacia del sistema organizzativo.
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