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Il fatto
04 Febbraio 2026 - 07:16
Aula scolastica
BARI - I numeri degli infortuni sul lavoro e a scuola restituiscono un quadro che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani definisce di persistente emergenza sui diritti fondamentali. È la lettura che il Coordinamento affida ai dati Inail del 2025, che registrano 1.093 morti sul lavoro e 80.871 denunce di infortunio che coinvolgono studenti di ogni ordine e grado, con 8 decessi avvenuti in ambito scolastico o formativo.
All’interno di questo scenario assume un peso particolarmente grave il dato relativo ai 1.889 infortuni che hanno interessato studenti impegnati nei percorsi di formazione scuola-lavoro. Secondo il CNDDU, si tratta di ragazzi formalmente iscritti a scuola ma esposti a rischi tipici dell’attività lavorativa, spesso in contesti produttivi sui quali l’istituzione scolastica esercita un controllo limitato pur mantenendo una responsabilità piena in termini di tutela. Un elemento che, per il Coordinamento, colloca questi percorsi tra i punti più critici del sistema di prevenzione.
Il comunicato sottolinea come l’elevato numero di incidenti dimostri l’inadeguatezza di un modello fondato su adempimenti formali, protocolli standardizzati e responsabilità frammentate tra scuole e soggetti ospitanti. In questo assetto, lo studente si troverebbe in una zona grigia di vulnerabilità giuridica, non pienamente equiparabile a un lavoratore tutelato ma neppure protetto come in un ambiente scolastico direttamente governato dall’istituzione.
Da questa analisi nasce una proposta tecnica rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con l’obiettivo di intervenire in modo strutturale prima che l’evento si verifichi. Il CNDDU chiede l’istituzione di un Sistema nazionale di prevenzione predittiva degli infortuni scolastici, con un modulo specifico dedicato alla formazione scuola-lavoro, capace di raccogliere segnalazioni su quasi-infortuni, condizioni di rischio e criticità organizzative emerse durante le esperienze presso aziende ed enti ospitanti.
L’elemento innovativo indicato dal Coordinamento risiede nel trasformare queste segnalazioni in strumenti decisionali vincolanti, attraverso una piattaforma nazionale in grado di individuare ricorrenze di rischio legate a settori produttivi, attività e ambienti di lavoro. In presenza di criticità ripetute, il sistema dovrebbe attivare misure correttive automatiche, fino alla sospensione o revisione dei percorsi ritenuti non adeguati sul piano della sicurezza, sottraendo la prevenzione alla sola discrezionalità dei singoli istituti.
Accanto al livello organizzativo, la proposta prevede una integrazione didattica profonda, basata su una formazione giuridica e operativa costruita su scenari reali, ricavati dai dati sugli infortuni effettivamente avvenuti. La sicurezza, secondo il CNDDU, deve diventare una competenza di cittadinanza attiva, non un insieme di istruzioni astratte.
Il documento affronta anche il tema del monitoraggio dei contesti ospitanti, attraverso strumenti tecnologici non invasivi e rispettosi della privacy, in grado di rilevare criticità ambientali e organizzative senza alcuna forma di controllo individuale sugli studenti. Un approccio pensato per rendere trasparente il livello di rischio dei luoghi in cui la scuola invia i propri studenti e rafforzare la capacità di scelta dell’istituzione.
Per il Coordinamento, continuare a parlare di incidenti significa accettare una narrazione che attenua le responsabilità istituzionali. Gli infortuni e le morti nei percorsi di formazione scuola-lavoro vengono definiti come l’esito di modelli organizzativi da ripensare, non come eventi inevitabili. Il presidente Romano Pesavento ribadisce che la sicurezza nella scuola e nella formazione non è una concessione, ma un obbligo giuridico inderogabile, e che investire in prevenzione predittiva equivale a tutelare concretamente il diritto alla vita, alla salute e all’istruzione.
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Testata: Buonasera
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