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Taranto
04 Febbraio 2026 - 06:29
Ex Ilva - archivio
TARANTO - È la scadenza naturale della CIGS a riportare al centro dell’attenzione la vertenza ex Ilva, rompendo quello che le organizzazioni sindacali definiscono un prolungato silenzio del Governo. A segnalarlo sono Fim, Fiom e Uilm, che in una nota congiunta ricostruiscono gli ultimi passaggi della vicenda.
L’azienda ha avviato la procedura per il rinnovo dell’ammortizzatore sociale che riguarda 4.450 lavoratori dell’intero gruppo, chiedendo la proroga per 12 mesi e sollecitando, come previsto dalla normativa, l’apertura dell’esame congiunto presso il Ministero del Lavoro.
Secondo i sindacati, tuttavia, nulla è cambiato sul piano del confronto istituzionale. Resta inevasa la richiesta di una nuova convocazione del tavolo di crisi presso Palazzo Chigi, assente dal 18 novembre 2025, appuntamento ritenuto essenziale per fare chiarezza sullo stato della vertenza e per affrontare anche la grave situazione di insicurezza segnalata negli stabilimenti.
L’unico elemento di novità, spiegano Fim Fiom Uilm, è rappresentato da una comunicazione del MiMIT, con cui è stato annunciato l’avvio di una trattativa esclusiva tra i commissari di ILVA AS e ADI AS e il fondo di investimento Flacks Group. Un percorso, sottolineano le sigle metalmeccaniche, avviato senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e privo di informazioni su piano industriale, ambientale e occupazionale.
Nel comunicato viene contestato apertamente sia il metodo, ritenuto inaccettabile perché il sindacato non può limitarsi a certificare decisioni che incidono su 20.000 lavoratori, sia il merito delle scelte finora assunte. Le organizzazioni ribadiscono che la CIGS dovrebbe essere uno strumento funzionale al rilancio, con stabilimenti operativi e addetti alle manutenzioni al lavoro, in coerenza con il piano di Ripartenza, indicato come l’unico documento condiviso tra tutte le parti.
Fim Fiom Uilm chiedono al Governo di ripristinare il confronto con i rappresentanti dei lavoratori, mettendo fine a decisioni unilaterali già adottate in passato, sia nella gestione della cassa integrazione sia nelle procedure di gara. La richiesta è quella di riaprire il tavolo a Palazzo Chigi, indicato come l’unica sede in grado di affrontare una vertenza di tale complessità e di definire una soluzione condivisa e socialmente sostenibile, chiarendo anche il ruolo della partecipazione pubblica nella guida dell’azienda.
La posizione dei sindacati è netta. Viene respinta l’impostazione attuale e ribadito che non è più sufficiente parlare solo di cassa integrazione. I lavoratori, concludono Fim Fiom Uilm, chiedono decisioni chiare e concrete sulle prospettive industriali, ambientali e occupazionali del gruppo siderurgico.
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