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02 Febbraio 2026 - 07:48
Giudice di Pace, fronte comune per evitare la chiusura
TRINITAPOLI – Incontro istituzionale promosso dall’Associazione forense per esaminare il futuro dell’Ufficio del Giudice di Pace, con particolare attenzione al rischio di chiusura e alle condizioni organizzative necessarie per assicurarne la piena operatività.
Alla riunione hanno preso parte il presidente dell’Associazione forense, avv. Giuseppe Salerno, affiancato da un comitato incaricato dall’Assemblea degli avvocati, composto dagli avvocati Ludovico Peschechera, Nicola Lopizzo e Ruggiero Piccolo, insieme ai sindaci di Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli, Bernardo Lodispoto, Michele Lamacchia e Francesco di Feo.
Nel corso del confronto, definito ampio e articolato, il presidente Salerno ha illustrato il quadro delle risorse attualmente disponibili, i risultati raggiunti dall’ufficio e le criticità strutturali e funzionali che potrebbero derivare da un’eventuale ipotesi di trasferimento o soppressione del presidio giudiziario.
È stato sottolineato come l’attuale dotazione di personale amministrativo risulti insufficiente rispetto al carico di lavoro, destinato ad aumentare sensibilmente con l’entrata a regime della riforma della giustizia di prossimità, che ha ampliato le competenze del Giudice di Pace sia in ambito civile sia penale, incrementando numero e complessità dei procedimenti.
I sindaci presenti hanno espresso piena disponibilità a mantenere aperto l’ufficio, a condizione che venga chiarito formalmente come non vi sia alcuna volontà politica di procedere alla chiusura e che le difficoltà attuali siano riconducibili esclusivamente alla carenza di risorse umane, e non a limiti di natura economico finanziaria.
Durante l’incontro è stata inoltre condivisa l’intenzione di avanzare una richiesta formale per l’istituzione di un Ufficio di Prossimità, ritenuto uno strumento utile per facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi giudiziari e per alleggerire il carico amministrativo degli uffici centrali, attraverso attività di informazione, orientamento e supporto.
Tra le proposte emerse, anche quella di mantenere invariato l’attuale assetto dell’Ufficio del Giudice di Pace fino al 31 dicembre 2026, così da consentire una valutazione ponderata e sostenibile delle soluzioni strutturali, in coerenza con l’evoluzione normativa e nell’interesse del servizio pubblico della giustizia.
È stato quindi condiviso l’avvio di un percorso coordinato su due livelli. Da un lato, l’Associazione forense si attiverà presso il presidente del Tribunale competente per individuare soluzioni organizzative alternative alla carenza di personale, valutando anche l’eventuale utilizzo di risorse dell’Ufficio per il Processo o di personale esterno, nei limiti consentiti dall’ordinamento. Dall’altro, i sindaci hanno annunciato l’intenzione di aprire un confronto istituzionale con il Vice Ministro e il Ministro della Giustizia, per verificare se il Governo intenda sostenere i Comuni che hanno scelto di mantenere attivi i presìdi di giustizia sul territorio.
Nel corso dell’interlocuzione sarà ribadito che la competenza sul mantenimento degli Uffici del Giudice di Pace spetta allo Stato e che i Comuni non sono più nelle condizioni di supplire alle carenze di personale senza compromettere altri servizi essenziali. L’impegno degli enti locali a garantire la continuità dell’ufficio fino alla piena attuazione della riforma è finalizzato a ottenere dal Ministero della Giustizia l’assegnazione di personale adeguato e formato, condizione ritenuta indispensabile per il futuro del presidio.
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