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Brindisi

Don Cosimo Schena: “La crisi non è di Dio, ma di una fede rimasta in superficie”

Il sacerdote e psicologo interviene sul dibattito che attraversa il mondo ecclesiale e invita a non trasformare la fragilità in scandalo. Un appello a vivere la fede con maggiore profondità e consapevolezza

Don Cosimo Schena

Don Cosimo Schena

BRINDISI - In un momento segnato da forti reazioni emotive e da un acceso confronto pubblico sulle fragilità di alcune figure religiose molto esposte mediaticamente, Don Cosimo Schena, sacerdote e psicologo brindisino tra le voci spirituali più seguite nel panorama digitale italiano, invita a cambiare prospettiva e a leggere quanto sta accadendo con maggiore profondità, senza semplificazioni e senza giudizi sommari.

Intervistato da Federica Spetti, Don Cosimo spiega di vivere questa fase “con molta attenzione e rispetto”, sottolineando come il fermarsi o il cambiare strada di una guida spirituale non possa essere ridotto a una notizia da commentare. “Non siamo davanti solo a un fatto pubblico, ma a una ferita da custodire”, afferma, ricordando che a essere colpita è anche la fede di chi resta, oltre alla vita personale di chi sceglie di interrompere un percorso.

Nel dibattito di questi giorni si parla spesso di crisi della fede. Su questo punto il sacerdote è netto: “Non è Dio a essere in crisi. È una fede che si è fermata alla superficie”. Secondo Schena, quando la fede è costruita sull’immagine, sull’idealizzazione o sulla prestazione, rischia di crollare facilmente; al contrario, una fede radicata riesce ad attraversare anche le cadute senza distruggere chi crede.

La fragilità delle persone coinvolte, per Don Cosimo, non rappresenta un fallimento. “La fragilità di una persona non è il fallimento della fede”, chiarisce, mettendo in guardia dal rischio di trasformare il dolore in giudizio. “Il giudizio protegge, ma non cura”, mentre la fragilità, ribadisce, va accompagnata e non esposta come spettacolo.

Dal contatto quotidiano con migliaia di persone attraverso i social emerge soprattutto smarrimento. “Non vedo rabbia, ma persone che si chiedono dove appoggiarsi adesso”, racconta, evidenziando come la richiesta più diffusa non sia quella di trovare un colpevole, ma di riscoprire una fede capace di sostenere la vita reale, anche nei momenti più difficili.

Riflettendo sul ruolo del digitale nella Chiesa, Schena osserva che può diventare uno spazio di autentico accompagnamento oppure di superficialità, a seconda di come viene abitato. Il suo impegno, spiega, è quello di aiutare a distinguere tra la fragilità degli uomini e il cuore del Vangelo, ricordando che “la fede non è intrattenimento spirituale, ma relazione, cammino e responsabilità interiore”.

Respinta l’etichetta di voce alternativa nel panorama ecclesiale. “Non mi propongo come alternativa a nessuno. Accompagno”, afferma, indicando come credibile una Chiesa capace di restare accanto alle ferite senza vergogna e senza maschere, sia per chi resta sia per chi, con dolore, ha dovuto fermarsi.

A chi oggi si sente deluso o confuso nel proprio percorso di fede, Don Cosimo rivolge un messaggio chiaro: “Non c’è nulla di sbagliato nella fatica. Anche il non so può essere una forma onesta di preghiera”. Una riflessione che si chiude con una sintesi efficace del suo pensiero: “Non è la fragilità di un uomo a far crollare la fede, ma una fede che si è fermata alla superficie”.

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