Cerca
Bari
16 Gennaio 2026 - 07:09
Cellulare
BARI – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani guarda con attenzione ai dati diffusi dall’Unione degli Studenti e dalla Rete degli Studenti Medi sull’uso degli smartphone nelle scuole superiori, ritenendoli un indicatore concreto di una criticità educativa che non può essere affrontata esclusivamente attraverso il divieto. Su un campione di circa 3.000 studenti, solo il 28% afferma di aver rispettato pienamente il divieto assoluto introdotto a inizio anno, mentre 3 studenti su 4 continuano a utilizzare il cellulare durante le lezioni, evidenziando una frattura netta tra la norma e i comportamenti quotidiani.
L’analisi mostra che il 37% degli studenti ha ridotto l’uso dello smartphone, spesso per il timore di sanzioni disciplinari. Un altro 27% dichiara invece di non aver modificato affatto le proprie abitudini, continuando a usare il dispositivo come prima. Particolarmente significativo è il dato dell’8% che ammette un utilizzo addirittura maggiore rispetto al periodo precedente, segnale che la proibizione può produrre, in alcuni casi, effetti opposti a quelli attesi. Le differenze tra indirizzi di studio confermano questa lettura: nei licei sale al 36% la quota di chi dichiara di non usare mai lo smartphone, percentuale che cala sensibilmente negli istituti tecnici e professionali, dove cresce il numero di studenti che continuano a usarlo come prima o più di prima, arrivando rispettivamente al 40% e al 42%.
Incide in modo rilevante anche l’età. Tra gli studenti più giovani, intorno ai 14 anni, il rispetto del divieto riguarda il 52%, a fronte di un 48% che lo aggira. Tra i 18enni, invece, il quadro si ribalta: solo il 20% dichiara di attenersi alle indicazioni ministeriali, mentre l’80% continua a utilizzare lo smartphone durante le attività scolastiche. Secondo il Coordinamento, questi numeri indicano che il divieto viene percepito come un’imposizione esterna e non come una regola interiorizzata, con una diminuzione dell’adesione formale all’aumentare dell’età.
In questo scenario, la scuola non può limitarsi a constatare la violazione della norma. Il richiamo è ai principi della Costituzione italiana, che affida all’istruzione il compito di favorire il pieno sviluppo della persona e la formazione di cittadini responsabili. L’inasprimento delle sanzioni, viene osservato, non produce automaticamente comportamenti più consapevoli, ma rischia di incentivare pratiche elusive e di ampliare la distanza tra studenti e istituzione scolastica.
Una contraddizione emerge anche sul piano dei diritti dei minori, alla luce della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. A fronte del riconoscimento del diritto all’informazione, all’espressione e allo sviluppo della personalità, le misure adottate non sono accompagnate da percorsi strutturati di educazione all’uso consapevole delle tecnologie. I dati, sottolinea il Coordinamento, dimostrano che vietare non equivale a educare e che l’assenza di una formazione digitale lascia gli studenti soli davanti a uno strumento che continua a essere centrale nella loro vita.
Dal punto di vista pedagogico, i risultati confermano quanto da tempo emerge nella ricerca educativa: le regole non comprese e non condivise difficilmente producono cambiamenti duraturi. Quando oltre un quarto degli studenti dichiara che nulla è cambiato rispetto al periodo precedente al divieto, e quando una parte ammette un uso maggiore del cellulare, il problema non riguarda solo lo strumento, ma il modello educativo. Una didattica percepita come distante o poco coinvolgente può trasformare lo smartphone in un rifugio più che in una semplice distrazione.
Per questo il Coordinamento indica come urgente un cambio di prospettiva, basato su regole costruite attraverso il dialogo, sull’educazione ai diritti digitali come parte integrante dell’educazione civica e su un utilizzo guidato e responsabile delle tecnologie nella didattica. Riportare lo smartphone in un contesto educativo regolato, alternando momenti di uso consapevole a fasi di disconnessione spiegata e condivisa, significa sottrarlo alla clandestinità e trasformarlo in occasione di apprendimento. Parallelamente, viene ritenuto indispensabile investire nella formazione dei docenti, per consentire una gestione competente sul piano pedagogico e giuridico.
Secondo il presidente del Coordinamento, Romano Pesavento, i numeri non raccontano soltanto la difficoltà di applicare un divieto, ma pongono una domanda più ampia sul modello di scuola da costruire. Una scuola che si limita a proibire rischia di insegnare l’elusione; una scuola che educa alla consapevolezza forma cittadini capaci di esercitare i propri diritti e di rispettare le regole perché ne comprendono il senso. Una sfida che, conclude il Coordinamento, non è più rinviabile.
Testata: Buonasera
ISSN: 2531-4661 (Sito web)
Registrazione: n.7/2012 Tribunale di Taranto
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Piazza Giovanni XXIII 13 | 74123 | Taranto
Telefono: (+39)0996960416
Email: redazione.taranto@buonasera24.it
Pubblicità : pubblicita@buonasera24.it
Editore: SPARTA Società Cooperativa
Via Parini 51 | 74023 | Grottaglie (TA)
Iva: 03024870739
Presidente CdA Sparta: CLAUDIO SIGNORILE
Direttore responsabile: FRANCESCO ROSSI
Presidente Comitato Editoriale: DIEGO RANA