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Molfetta

Inchiesta sugli appalti, la Cassazione: il Sindaco Minervini non doveva essere arrestato

Accolto il ricorso della difesa dell’ex Primo cittadino. Per i giudici supremi non c’erano elementi sufficienti per arresti o restrizioni

Tommaso Minservini, sindaco di Molfetta

Tommaso Minservini

MOLFETTA - La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio tutte le misure cautelari adottate nei confronti di Tommaso Minervini, ex sindaco della città, indagato nell’ambito dell’inchiesta su presunte concessioni di appalti in cambio di consenso elettorale al Comune di Molfetta.

Con la decisione della Suprema Corte sono stati cancellati sia l’ordinanza cautelare emessa il 6 giugno 2025 dal gip del Tribunale di Trani, che aveva disposto gli arresti domiciliari, sia il successivo provvedimento del Tribunale del Riesame che, a distanza di circa 20 giorni, aveva sostituito la misura con il divieto di dimora nei locali di Palazzo di Città.

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, nei confronti dell’allora primo cittadino non sussistevano elementi probatori sufficienti a giustificare l’applicazione di misure cautelari. I giudici hanno quindi accolto integralmente il ricorso presentato dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Malcangi, annullando ogni restrizione personale.

La pronuncia è arrivata dopo che anche il Tribunale del Riesame aveva già ridimensionato le decisioni inizialmente assunte dal gip del Tribunale di Trani, intervenendo sulle richieste avanzate dalla Procura.

L’inchiesta giudiziaria aveva avuto un impatto politico immediato e profondo, segnando di fatto la fine dell’esperienza amministrativa di Minervini, eletto sindaco per 3 volte nel corso della sua carriera. Da quella vicenda si era innescata una crisi istituzionale culminata nello scioglimento del Consiglio comunale e nel successivo commissariamento prefettizio del Comune di Molfetta.

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