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Crisi Natuzzi, la Cgil attacca: chiusure e licenziamenti sono inaccettabili

Il sindacato ricorda i fondi pubblici ricevuti dall’azienda e boccia il piano presentato al Mimit: a rischio quasi 500 posti di lavoro

Crisi Natuzzi, la Cgil attacca: chiusure e licenziamenti sono inaccettabili

Natuzzi

BARI - Dura presa di posizione della Cgil Puglia e della Cgil di Bari dopo l’annuncio del nuovo piano industriale di Natuzzi, illustrato al tavolo convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo il sindacato, il progetto prospettato dall’azienda, che prevede la chiusura di 2 stabilimenti e la perdita di quasi 500 posti di lavoro, non può essere considerato una strategia di rilancio ma rappresenta una scelta che scarica interamente sui lavoratori gli effetti di decisioni gestionali e finanziarie sbagliate.

La segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, e il segretario generale della Camera del Lavoro metropolitana di Bari, Domenico Ficco, parlano di un piano irricevibile, soprattutto alla luce delle ingenti risorse pubbliche di cui l’azienda ha beneficiato negli anni scorsi. I due dirigenti sindacali sottolineano come non sia accettabile che, dopo aver usufruito di finanziamenti statali e regionali, si proceda ora a ridimensionamenti così pesanti, con conseguenze dirette su centinaia di famiglie.

Nel mirino della Cgil finisce in particolare l’accordo di programma sottoscritto nel 2019 da Natuzzi con le Regioni Puglia e Basilicata, finalizzato al rilancio produttivo e alla salvaguardia occupazionale. L’intesa prevedeva il cofinanziamento di un contratto di sviluppo gestito da Invitalia, con una dotazione pubblica complessiva pari a 24,65 milioni di euro, di cui 13,9 milioni stanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico e 10,2 milioni dalla Regione Puglia. Risorse che, ricorda la Cgil, avrebbero dovuto accompagnare un percorso industriale capace di evitare gli esuberi già allora prospettati.

A distanza di 6 anni, secondo il sindacato, l’azienda avrebbe dovuto riaprire un confronto serio con organizzazioni sindacali e istituzioni per individuare soluzioni condivise, anziché presentare un piano che punta alle chiusure. La Cgil evidenzia inoltre le difficoltà strutturali che attraversano l’intero comparto manifatturiero italiano, aggravate, a suo giudizio, dall’assenza di una vera politica industriale nazionale e da un sistema di incentivi considerato frammentato e privo di una visione sulle filiere strategiche.

Particolare preoccupazione viene espressa per le ricadute sul territorio barese, dove sono localizzati gli stabilimenti interessati dal piano. Domenico Ficco sottolinea come la provincia di Bari stia già affrontando numerose crisi produttive e come il rischio sia quello di perdere progressivamente occupazione stabile e manodopera qualificata, a fronte di una crescita del lavoro precario e a basso reddito nel settore dei servizi. Uno scenario che, secondo la Cgil, comporterebbe un impoverimento non solo industriale ma anche sociale ed economico dell’intero territorio.

Il sindacato ribadisce infine la propria netta contrarietà al piano annunciato, criticando il ruolo del Governo e del Mimit, accusati di limitarsi a registrare le crisi senza intervenire con misure capaci di evitare la chiusura delle fabbriche e i licenziamenti. La Cgil conferma il pieno sostegno alle categorie sindacali impegnate nella vertenza e alla richiesta di un approfondimento del confronto al tavolo regionale, ritenuto indispensabile per individuare alternative credibili alla perdita di posti di lavoro.

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