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Brindisi
15 Dicembre 2025 - 08:01
La Direzione Antimafia
BRINDISI – È scattata prima dell’alba una vasta operazione antimafia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che ha interessato le province di Brindisi, Lecce e Chieti. L’intervento, condotto da carabinieri e polizia di Stato con il supporto di reparti speciali dell’Arma, ha portato all’esecuzione di 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone ritenute coinvolte, a vario titolo, in un articolato sistema criminale di stampo mafioso.
I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Lecce su richiesta della DDA, riguardano ipotesi di associazione di tipo mafioso, concorso esterno, traffico e spaccio di stupefacenti, estorsioni, usura, truffa ai danni dello Stato, lesioni personali, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Complessivamente i soggetti indagati nell’ambito del procedimento sono 33, alcuni dei quali già detenuti.
Le esecuzioni delle misure cautelari si sono concentrate in particolare a Mesagne, con ulteriori arresti effettuati anche a Torchiarolo, Oria e Squinzano. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di un immobile e dell’attività commerciale al suo interno (un bar), ritenuti la base operativa e logistica del sodalizio criminale, per un valore stimato di circa 600.000 euro.
Le indagini, dirette dalla Direzione distrettuale antimafia e condotte dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Brindisi, si sono sviluppate tra giugno 2020 e giugno 2022. L’inchiesta è partita dopo il ritorno in libertà del presunto promotore e organizzatore dell’associazione, indicato come elemento di vertice di un clan della Sacra corona unita.
Gli accertamenti hanno evidenziato la persistente operatività del gruppo criminale e il coinvolgimento di un ulteriore soggetto attivo sul territorio brindisino, emerso nel corso di un’altra indagine originariamente coordinata dalla Procura di Brindisi e svolta dalla Squadra Mobile, confluita poi nello stesso contesto investigativo.
Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione avrebbe mantenuto una struttura gerarchica ben definita, con il capo in grado di impartire ordini anche dal carcere, avvalendosi di familiari e fiduciari per trasmettere direttive al referente operativo sul territorio. Il gruppo avrebbe imposto una egemonia criminale violenta, basata su intimidazioni, aggressioni fisiche e un capillare sistema di estorsioni.
Un ruolo centrale era rivestito dal controllo del traffico di stupefacenti e dalla riscossione del cosiddetto “punto” o “pensiero” dagli spacciatori attivi nell’area, somme destinate al sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie. L’organizzazione avrebbe inoltre gestito rapporti con altri gruppi criminali, concordando confini territoriali, strategie comuni e la spartizione degli affari illeciti.
Parallelamente, il sodalizio avrebbe esercitato pressioni armate su imprenditori e commercianti, ricorrendo a estorsioni sistematiche, e si sarebbe dedicato anche all’usura, concedendo prestiti a tassi elevatissimi, nonché al riciclaggio di denaro attraverso una rete illegale di giochi e scommesse online.
Nel corso delle indagini, l’azione costante dei militari ha inoltre consentito l’arresto in flagranza di reato di altre 13 persone e il sequestro di oltre 2 kg di sostanze stupefacenti, tra cocaina, marijuana e hashish, confermando l’elevata pericolosità e la continuità dell’attività criminale sul territorio.
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