«Un buon inizio», così il ministro Adolfo Urso ha definito il tavolo riunito al Ministero delle Imprese nel quale si sono confrontati governo, Acciaierie d'Italia, sindacati, Comune, Regione.
Il ministro ha dichiarato che questo sarà un tavolo permanente con la finalità di arrivare ad un accordo di programma sulla reindustrializzazione dell'area di Taranto. Parole, quelle del ministro, accolte entusiasticamente dal sindaco Rinaldo Melucci, che ha parlato di «giornata storica». Secondo alcune fonti, Melucci avrebbe avuto anche uno scontro verbale con il segretario della Uilm Rocco Palombella.
Sull'accordo di programma la Fim Cisl, tuttavia, frena. Per il segretario Roberto Benaglia il nodo resta la produzione, considerata insufficiente per garantire la tenuta occupazionale. Ma proprio su questo aspetto, l'amministratore delegato di Acciaierie d'Italia, Lucia Morselli, ha annunciato i lavori di rifacimento dell'Afo 5. «L'area a caldo - ha detto - non sarà chiusa, anche con la conversione a forni elettrici: è la più pulita d'Europa, forse del mondo».
Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d'Italia, ha ribadito che il percorso per la conversione tecnologica dello stabilimento richiederà un tempo di circa dieci anni.
Intanto, in merito alle notizie diffuse in questi giorni sulle emissioni di benzene, Acciaierie d'Italia precisa che «dai dati di ARPA Puglia emerge che i livelli registrati dalle centraline di Taranto sono sempre inferiori al valore limite annuale pari a 5 μg/m3 (microgrammi per metro cubo) fissato per la qualità dell’aria dal D.Lgs. 155/2010 in conformità alla normativa comunitaria».
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