E sono nove. In principio furono Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, i primi a salutare il marchio Cinquestelle appena entrati in contatto con i velluti di Montecitorio. Poi sono arrivati i saluti di Francesco Nevoli - che dei grillini era stato addirittura candidato sindaco – e degli altri due consiglieri comunali Massimo Battista e Rita Corvace. Nel frattempo alla Camera lo smottamento è proseguito con Rosalba De Giorgi, seguita a ruota da Alessandra Ermellino. In Europa, invece, è stata Rosa D’Amato a mollare gli ormeggi e a salpare verso altri lidi, nonostante i bellicosi propositi neospartani di “ribaltare i tavoli” a Strasburgo e a Bruxelles. A distanza di anni, e persino dopo il cambio di casacca, non risulta, a dire il vero, che gli arredi dei palazzi dell’Ue soffrano di particolari problemi di salute.
Infine, è arrivato lui: Giovanni Vianello, il duro e puro della prima ora. Ha impiegato tre anni e mezzo per scoprire la “sola” pentastellata in tema di Ilva e ambiente. Sarebbe stato l’alunno perfetto del maestro Manzi: non è mai troppo tardi.
Un esodo, quello dal M5S, che non ha proporzioni bibliche ma che lascia agevolmente intuire come votare Cinquestelle, almeno a Taranto, comporti un grosso rischio: voti un simbolo e poco dopo ti ritrovi il tuo “eletto” che indossa un’altra maglietta. Ma i Cinquestelle non erano quelli del “vincolo di mandato”? Quelli che volevano imprigionare i parlamentari alla lista d’appartenenza, mettendo le manette alla libertà di espressione e di scelta dei singoli deputati e senatori? Era un loro cavallo di battaglia: si sono smarriti la battaglia e se ne sono andati col cavallo.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Buonasera24
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo