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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Il verme" di Zairo Ferrante & "Fa’ piano" di Sophie Di Silvio

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di giovedì 16 sono:

    IL VERME di ZAIRO FERRANTE da Ferrara

    All’inferno.
    Questo ti auguro.

    Tu prepari i missili,
    io scrollo il rosario e
    scoperchio i tarocchi
    estraggo la morte:
    bastano pochi minuti.

    D’altronde: stelle, strisce, libertà.

    E tu, verme nel formaggio,
    rosicchi il tuo mondo.

    RECENSIONE

    Questa poesia è un colpo secco, una maledizione contro chi gioca con la vita degli altri da una posizione di enorme potere. L'atmosfera è carica di rabbia: non ci sono giri di parole, ma un augurio terribile che nasce dal dolore di chi vede i potenti del mondo costruire arsenali mentre la gente comune soffre. È il grido di chi si sente impotente davanti alle decisioni prese oltreoceano e cerca rifugio nella preghiera o nel destino.

    Il ritmo è spezzato e nervoso. La scrittura è durissima: da una parte chi comanda e prepara la guerra, dall'altra chi cerca di capire il futuro con un rosario o le carte. Il riferimento alle "stelle e strisce" e a una certa idea di "libertà" punta il dito chiaramente verso chi, dal proprio ufficio presidenziale, decide le sorti del pianeta come se fosse un gioco di forza, incurante delle conseguenze.

    Zairo Ferrante usa l'immagine del "verme nel formaggio" per descrivere un leader che rosicchia il mondo per saziare il proprio ego e la propria fame di controllo. Descrive un uomo che si crede padrone di tutto, senza capire che distruggendo la terra non resterà nulla nemmeno per lui. È un testo che scuote, perché mette a nudo l'avidità di chi usa slogan famosi per nascondere azioni che portano solo oscurità.

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    FA' PIANO di SOPHIE DI SILVIO da Velletri - RM

    Fa’ piano,
    lo scrocchiare della casa
    riconduce alle tue ossa.
    C’è un punto della schiena
    dove la notte si adagia
    la tristezza colpevole di vecchiaia:
    mi impedisce di amarti come bambina
    e come madre, per i pochi anni
    che si contano sulla lunghezza dei capelli.
    Tu non muoverti,
    lascia che il tempo passi in sottrazione
    nei pomeriggi torbidi.
    C’è una malinconia vicino all’amore —
    conduce alla strada
    in cui riposa, marmoreo, il tempo delle unghie:
    il fogliame accalda i tuoi respiri.

    Non ho più nome,
    se non tra le righe delle tue vertebre.

    RECENSIONE

    I versi sono un sussurro che raccontano la fragilità di chi invecchia e la paura di perderlo. L’atmosfera è quella di una stanza silenziosa, dove ogni rumore sembra richiamare la stanchezza di un corpo che ha vissuto tanto. È un sentimento tenero, che mostra come il tempo trasformi il nostro modo di voler bene, rendendolo ogni giorno più attento, silenzioso e protettivo.

    Le immagini descrivono la vecchiaia come una "tristezza" che pesa sulla schiena durante il riposo. Il ritmo è lento, come il passo di chi non vuole disturbare un equilibrio delicato. La scrittura di Sophie Di Silvio affronta con dolcezza il momento in cui i ruoli si invertono e siamo noi a doverci prendere cura con pazienza di chi ci ha cresciuto.

    Il senso finale sta nel sentirsi parte dell'altro al punto da non avere più un nome proprio. È un modo potente per dire che la nostra identità è legata a quella delle persone che amiamo di più. La poesia ci lascia con un senso di cura profonda, ricordandoci che restare accanto a chi è fragile è l'atto d'amore più grande che possiamo compiere.

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