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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Spettro" di Claudia Savino & "Spazio-Tempo di una stanza" di Pier Paolo Veneziani

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di venerdì 3 sono:

    SPETTRO di CLAUDIA SAVINO da Triggiano - BA

    Sono lo spettro
    di quella che ero,
    Sono un involucro dimenticato,
    Un guscio di noce in una spiaggia a gennaio,
    Questo male, un cono gelato già sciolto,
    Le mie mani impiastricciate e, tutto attorno,
    Gente che ride beata e tersa.
    A me pare sempre
    di essere il fulcro
    di immane ilarità,
    Ma forse, in cuor mio,
    è più un desiderio
    di essere vista,
    seppur nella beffa,
    invece, svanisco
    Nelle
    pareti
    di
    casa.

    RECENSIONE

    Il testo esprime un senso di invisibilità che colpisce nel profondo, descrivendo la sensazione di sentirsi come un guscio vuoto in un mondo che continua a correre e a ridere. L'atmosfera è quella di una solitudine amara, dove il dolore viene paragonato a qualcosa di quotidiano e rovinato, come un gelato sciolto tra le mani, mentre tutto intorno la gente sembra non accorgersi di questa sofferenza silenziosa che consuma l'anima.

    L’andamento dei versi è frammentato e nervoso, riflettendo lo stato d'animo di chi si sente fuori posto e quasi trasparente. Il ritmo segue questa sensazione di disagio, accelerando nei momenti in cui la protagonista immagina di essere al centro di una risata collettiva, per poi rallentare bruscamente nel finale, dove le parole cadono una sotto l'altra come a mimare il processo di sparizione fisica dentro le mura della propria abitazione.

    In questo scenario di isolamento, Claudia Savino confessa con onestà il bisogno umano di essere notati e scrive: “è più un desiderio / di essere vista, / seppur nella beffa”. È un grido sommesso che rivela quanto faccia male non essere considerati, preferendo persino il rischio di essere presi in giro piuttosto che subire l'indifferenza di chi ci passa accanto senza vedere il vuoto che portiamo dentro ogni giorno.

    La visione finale ci lascia con l'immagine di una persona che svanisce lentamente, diventando parte dell'arredamento di una casa che si trasforma in una prigione silenziosa. È una conclusione forte che ci ricorda quanto sia difficile mantenere un'identità quando ci si sente dimenticati da tutti, sottolineando la necessità di restare umani in un mondo che spesso preferisce non guardare oltre la superficie delle cose.

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    SPAZIO-TEMPO DI UNA STANZA di FPIER PAOLO VENEZIANI da Trento

    Non è solo presenza o assenza;
    è una negoziazione con la distanza.
    Io, minuscolo astro di una stanza, ruoto
    intorno a me stesso; la stanza, a sua volta,
    muove il planisfero delle mie azioni.

    Esistono due domande: sono io il raccoglitore
    di confini, o lo spazio è quel fantasma
    che mi filtra, che mi chiede conto?
    Se la soglia è una porta, l’entrata è invito:
    entriamo nel dubbio, e il dubbio ci trattiene.

    Così, nel gioco tra spazio e occupazione,
    tra presenza e interferenza, si dispiega la mia presenza:
    non è una vittoria, né una resa,
    ma una lettura lenta del luogo che mi legge,
    e che io leggo, a mia volta, tra le spire
    di quel vuoto pieno di punti di domanda.

    Se dovessi rispondere in una sola riga, direi:
    è una danza di reciproco possesso,
    un accordo segreto tra ciò che tocca
    e ciò che è toccato, finché la stanza
    non diventa, finalmente, un’altra domanda.

    RECENSIONE

    Il testo esplora il rapporto profondo tra una persona e lo spazio in cui vive, trasformando una semplice stanza in un intero universo da scoprire. L'atmosfera è quella di una riflessione calma e intelligente, dove le pareti non sono limiti ma compagne di un dialogo silenzioso, capace di farci capire come il luogo che abitiamo finisca, col tempo, per abitare un po' anche noi.

    Le immagini usate sono curiose e affascinanti, descrivendo l'uomo come un "minuscolo astro" che ruota nel suo piccolo mondo quotidiano. Il ritmo della poesia segue questo movimento circolare e pensieroso, rallentando davanti a ogni porta o soglia, come se ogni angolo della casa nascondesse un dubbio o una nuova domanda a cui è necessario dare una risposta sincera.

    La voce di Pier Paolo Veneziani si muove con delicatezza tra gli oggetti e i pensieri, usando una scrittura che invita a guardare le cose comuni con occhi nuovi. Lo stile è pulito e diretto, perfetto per spiegare che vivere in un posto non significa solo occupare un volume, ma partecipare a una specie di danza invisibile dove noi e la stanza ci influenziamo a vicenda ogni giorno.

    Il senso finale ci lascia con l'idea di un equilibrio sottile, una via di mezzo tra il sentirsi padroni di casa e l'essere ospiti del mondo. Non si tratta di vincere o perdere spazio, ma di imparare a leggersi dentro attraverso i luoghi che frequentiamo, accettando che la vita resti un mistero affascinante, un "accordo segreto" che continua a interrogarci dolcemente finché ogni stanza non diventa una nuova scoperta.

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