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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Terzo piano: paradiso" di Lorenzo Finucci & "Ci sono madri vecchie" di Francesca Serragnoli

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di giovedì 2 sono:

    TERZO PIANO: PARADISO di LORENZO FINUCCI da Roma

    Ho amato figure inammissibili
    al portavoce del cielo.
    Talvolta persi un momento,
    un nome amai.
    Ora il fiato si spreca oltre la montagna:
    un isolamento di rughe
    sul silenzio, come unghie
    su di una lavagna;
    eppure breve non scrissi
    la mia vita, di già una panoramica
    al ramo dell'esistendo.
    Lì dove un peccato pensile si ammise,
    ed ora è il nascere scrivendo.

    RECENSIONE

    Il testo racconta il bilancio di una vita vissuta senza nascondersi, rivendicando anche quegli affetti che non sempre seguono le regole stabilite dagli altri. L'atmosfera è quella di una riflessione matura e un po' malinconica, dove il peso degli anni si fa sentire come un isolamento fatto di rughe e silenzi, ma dove resta fortissima la voglia di dare un nome e una dignità a ogni istante passato, anche a quelli che sembrano perduti.

    Le immagini usate sono molto forti e fisiche, capaci di trasmettere un senso di fastidio o di fatica, come quando l'autore descrive il silenzio “come unghie / su di una lavagna”. Il ritmo della poesia segue questo scavo interiore, rallentando sui ricordi di un amore o di un peccato commesso, per poi ripartire con la consapevolezza di chi ha saputo guardare la propria esistenza da lontano, come se fosse un panorama intero.

    La voce di Loreno Finucci si muove con onestà tra ciò che è stato e ciò che resta, usando una scrittura che non cerca di apparire perfetta ma profondamente vera. Lo stile è asciutto e colpisce nel segno quando parla della scrittura come di un modo per rinascere ogni giorno, trasformando gli errori o i momenti di solitudine in una nuova forma di vita che trova finalmente pace sulla carta.

    Il senso complessivo ci lascia con l'idea che nulla sia andato sprecato se si ha avuto il coraggio di ammettere i propri sentimenti. Non importa quanto sia stata difficile la salita o quanto il fiato sia corto oggi, perché la capacità di raccontarsi permette di superare ogni barriera e ogni isolamento, trovando nel presente una nuova radice capace di dare ancora frutti e di dare un senso compiuto a tutto il viaggio.

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    (CI SONO MADRI VECCHIE) di FRANCESCA SERRAGNOLI da Bologna

    Ci sono madri vecchie
    che hanno urlato
    posato piatti, steso panni.
    Ora stanno accanto
    nel seggiolino di fianco al figlio
    al nipote scalmanato.
    Parlano di come va il tempo
    ridono appena.
    Hanno solitamente gambe gonfie
    e camicie colorate
    nella borsa tengono
    occhiali da vicino
    caramelle da succhiare, un fazzoletto.

    Loro sanno
    che ogni sera
    Dio le guarda
    ma continuano
    con la spugna in mano
    a pulire perfettamente il tavolo
    fino a far ingelosire la luce.

    RECENSIONE

    Il testo cattura la bellezza dei gesti più semplici e quotidiani, quelli che spesso passano inosservati ma che tengono in piedi il mondo. L'atmosfera è piena di una tenerezza concreta, fatta di camicie colorate e borse piene di piccole cose utili, descrivendo un tempo della vita dove la fatica di ieri si trasforma in una presenza silenziosa e rassicurante, capace di stare accanto a chi corre senza mai perdere la propria pazienza.

    L'attenzione verso queste figure così autentiche è al centro del lavoro di Francesca Serragnoli. La scelta di raccontare la vecchiaia attraverso dettagli umili, come le gambe gonfie o le caramelle per i nipoti, mostra una scrittura che sa trovare il sacro nelle azioni di ogni giorno, trasformando la cura della casa e della famiglia in un atto di amore profondo che non ha bisogno di grandi discorsi per essere compreso.

    Il ritmo della poesia è calmo e procede per immagini che chiunque può riconoscere, costruendo un ritratto di dignità assoluta. Non c'è nostalgia triste, ma la forza di chi ha attraversato la vita e continua a farlo con una dedizione instancabile, trovando nel pulire un tavolo o nel guardare il tempo che passa una forma di preghiera silenziosa che illumina le stanze e i cuori di chi vive loro accanto.

    Il senso del componimento si rivela nella perfezione di un gesto ripetuto con cura infinita, con i versi che dicono: “a pulire perfettamente il tavolo / fino a far ingelosire la luce”. È una chiusura bellissima che ci ricorda come la vera grandezza risieda nella pulizia dello spirito e nel rispetto per le cose, in un lavoro silenzioso che sfida persino lo sguardo divino per quanto è fatto bene.

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