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CONTROVERSO
30 Marzo 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
EREDITÀ di NICOLETTA FROSINI da Venezia
Una cucina dopo cena,
libri di scuola.
La cappa di luce
li sparpaglia
sulla tavola della nonna,
della bisnonna,
di un’altra terra che racconta
forza femminile
con parole che sai tue.
Tra piatti sporchi nel lavello,
sigarette e porte
aperte sempre
della casa adolescente,
moire antiche intrecciavano
radici, nodi
e già ricordi
di un futuro non lontano.
Uno studio oggi, a tarda sera.
Sul tavolo
il PC condensa
parole di consapevolezza
e nostalgia.
E tra i tasti
lievita l'impasto
di presente col passato
per le figlie di domani.
Ti ritrovi madre in tua madre,
nelle donne di famiglia,
in questo indaffararsi
che tenace
cuce trame
di altruismo e libertà.
RECENSIONE
Il testo mette in scena il passaggio di testimone tra generazioni diverse di donne, unite dal calore della casa e dalla forza dei gesti quotidiani. L'atmosfera è quella di una serata silenziosa dove il tempo sembra fermarsi, permettendo ai ricordi di mescolarsi con la realtà attuale e trasformando una semplice cucina o uno studio in luoghi sacri dove si costruisce l'identità di una famiglia.
Le immagini si muovono con naturalezza tra oggetti concreti come i piatti nel lavello e simboli più profondi, descrivendo come “moire antiche intrecciavano / radici, nodi”. Il ritmo della poesia segue questo scorrere fluido della memoria, che parte dal legno dei tavoli delle nonne per arrivare alla fredda luce di un computer, mostrando come il senso del dovere e l'affetto restino identici nonostante il cambiare degli strumenti.
La voce di Nicoletta Frosini racconta con delicatezza questa consapevolezza di far parte di una catena femminile ininterrotta. Lo stile è colloquiale ma ricco di significato, capace di far sentire al lettore il peso e la bellezza di un'eredità fatta di parole, silenzi e impegni costanti, che si tramandano di madre in figlia come un impasto che continua a crescere nel tempo.
La conclusione invita a riconoscersi nei gesti di chi ci ha preceduto, trovando nella propria quotidianità le tracce di una libertà conquistata con fatica. Non è solo un ritorno al passato, ma un modo per seminare speranza per chi verrà dopo, cucendo insieme i fili di una storia comune che sa trasformare l'altruismo in una guida sicura per affrontare il futuro con dignità e amore.
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MI PERDO di FRANCESCO CAMPAGNA da Ladispoli - RM
Il cielo stellato
sopra di me;
la Zattera della Medusa
dentro di me.
Mi perdo
tra occhi color carminio,
tra gallerie che mutano
in cascate di schiamazzi,
tra mulini a vento da sconfiggere.
Mi perdo
abbracciato dalla colocasia,
accompagnato dall’accidia
della palude Stigia.
Rinnegato dall’acqua avvelenata,
dagli ultimi gemiti
di Ofelia e Narciso.
Scaraventato in una cloaca
ammorbante.
Mi perdo
nei fallimenti
delle divinità colleriche
ed egoiche.
Mi perdo
nel dannato niente
che si dimena
tra i ticchettii
assordanti
della mia esistenza.
Come un funerale
tra gli scogli.
RECENSIONE
C'è un senso di smarrimento che travolge l'anima, mettendola a confronto con immagini che mescolano l'arte classica alla sofferenza più cruda. L'atmosfera è quella di un viaggio tormentato dove il paesaggio interiore si riempie di ostacoli e di figure mitologiche, trasformando la ricerca di sé in una lotta contro correnti invisibili che trascinano verso il basso, in una palude di pensieri difficili da domare.
Il confronto con i propri limiti e con il vuoto è il fulcro del lavoro di Francesco Campagna. La scelta di citare simboli di naufragio e personaggi tragici serve a dare una forma concreta a un dolore che non trova pace, mostrando una scrittura che non ha paura di sporcarsi con le ombre e con il rumore fastidioso del tempo che passa senza portare risposte definitive.
Il ritmo della poesia è spezzato da ripetizioni che martellano la mente, quasi a sottolineare l'incapacità di trovare una via d'uscita. Le visioni si susseguono rapide, passando dalla bellezza delle stelle alla sporcizia di una realtà che sembra rifiutare ogni salvezza, creando un contrasto fortissimo tra l'immensità dell'universo e la piccolezza di un'esistenza che si sente sola e sconfitta.
Il senso del testo trova la sua massima tensione nel rumore incessante dei giorni che scorrono via inutilmente, con i versi che dicono: “tra i ticchettii / assordanti / della mia esistenza”. È una chiusura che lascia addosso una sensazione di gelo, come un rito d'addio celebrato in un luogo deserto, dove la speranza sembra essersi infranta contro la durezza di una realtà che non fa sconti a nessuno.
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