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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Versi d'amore contro la guerra" di Orietta Degiorgi & "Destino" di Antonio Padovano

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di mercoledì 25 sono:

    VERSI D'AMORE CONTRO LA GUERRA di ORIETTA DEGIORGI da Taranto

    Ti stringo fra le mani,
    vecchio metallo,
    pietra filosofale del mio essere.
    Vibri del suo battito,
    semplice ferro a forma di medaglia.
    Come me privilegiato
    per il calore del suo petto,
    vicino, vicina al cuore.
    Segno di riconoscimento
    per i senza voce,
    ma il mio sergente
    tornò dalla guerra
    e il suo odore adesso è il mio.
    Tintinna poco
    per paura delle mitragliere.
    Ciò che resta di una radice,
    una data incisa.
    Era un eroe?
    Di certo, il mio.
    Era mio padre.

    RECENSIONE

    C’è un oggetto freddo che si scalda tra le dita, una medaglia che non serve a celebrare una vittoria ma a custodire un ricordo. Questo pezzetto di ferro diventa il legame fisico con una persona cara, un ponte tra il presente e un passato difficile, dove il metallo smette di essere materia e inizia a parlare di vita.

    Il racconto di un affetto che resiste al tempo emerge con chiarezza nelle parole di Orietta Degiorgi, che dedica questi versi al suo amico Conte Domenico e al papà Antonio. La scelta non è quella di parlare di grandi gesta militari, ma di concentrarsi su un piccolo segno che ha assorbito il calore e il profumo di un uomo.

    Il ritmo è calmo e la scrittura usa immagini concrete per descrivere un legame profondo. Il tintinnio della medaglia sembra quasi un respiro trattenuto per paura del rumore delle armi, creando un contrasto forte tra la durezza della storia e la dolcezza di chi oggi stringe tra le mani quella radice ancora viva.

    Il senso del testo si compie del tutto negli ultimi pensieri della poetessa, con i versi che dicono: “Era un eroe? / Di certo, il mio. Era mio padre”. Una chiusura che sposta l'attenzione dal soldato all'uomo, rendendo omaggio a una presenza che resta scolpita nel cuore prima ancora che nel metallo.

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    DESTINO di ANTONIO PADOVANO da Mola di Bari

    Come la goccia cava la roccia,
    così gli avvenimenti della vita
    colpiscono e modellano lo spirito.
    Gocciolio di eventi ghiacci
    che come cristalli puntuti
    cadono sulle membra nude
    intaccando lentamente il fisico.
    Stillicidio di gelidi avvenimenti
    che come scorbia in carne viva
    frugano tra le pieghe dell'animo
    sagomando il destino dolorante.

    RECENSIONE

    Il testo affronta il tema del tempo e della sofferenza che, goccia dopo goccia, trasformano l’interiorità dell’uomo. La vita non viene descritta come un cammino lineare, ma come un processo di erosione e scultura involontaria, dove ogni evento esterno lascia un segno profondo e indelebile sulla resistenza dello spirito, creando un'atmosfera di fredda inesorabilità.

    Le immagini scelte sono cariche di una fisicità quasi dolorosa, come i “cristalli puntuti / cadono sulle membra nude”, che danno al lettore l’idea di un contatto gelido e tagliente. Il ritmo è scandito dal battere costante di questo stillicidio di eventi, rendendo perfettamente la sensazione di una trasformazione lenta ma inarrestabile, simile a quella dell'acqua sulla pietra.

    La voce di Antonio Padovano si muove con precisione chirurgica tra la fragilità del corpo e la durezza del destino. Il poeta utilizza un linguaggio diretto per mostrare come il carattere e l'anima non nascano già formati, ma vengano letteralmente scolpiti dai colpi che la realtà infligge alla nostra parte più intima e nascosta.

    L’opera si chiude con l’accettazione di una forma finale che è il risultato di questa sofferenza necessaria. Non c’è spazio per la rassegnazione passiva, ma per la consapevolezza che ogni piega dell'animo è il frutto di un lavoro di scavo che rende ogni destino unico, per quanto segnato dal dolore e dal freddo della vita.

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