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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Rondine" di Rita Fiore & "Esistenza" di Mario Piticchio

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di lunedì 23 sono:

    RONDINE di RITA FIORE da Nicolosi - CT

    Custodivo sogni fra le mani,
    non conoscevo ancora il mio domani.
    Un dì gli invisibili disumani
    hanno svuotato il cuore
    e le mie mani.
    I miei capelli ancora neri
    ghermivano i miei pensieri,
    tortuosi i miei sentieri,
    i miei sogni, svaniti
    dentro le grotte del sapere.
    Rondine che avrebbe voluto
    volare lontano,
    sogni in una mano.
    Giungeva una finta primavera:
    nessun tiepido calore,
    nessun canto intonato,
    nemmeno un piccolo fiore profumato.
    Così morivano stagioni,
    trascorrevano anni e anni,
    pesanti tra gli affanni;
    i sogni calpestati.
    Capelli bianchi oramai,
    sogni che non si avvereranno
    mai…

    RECENSIONE

    Il testo racconta una vita attraversata dalla perdita dei sogni, dove il tempo cambia tutto senza restituire ciò che è stato tolto. L’immagine della rondine diventa simbolo di un desiderio di libertà mai realizzato, mentre l’atmosfera resta malinconica e segnata da un senso di rinuncia che cresce con il passare degli anni e accompagna ogni fase dell’esistenza.

    Custodivo sogni fra le mani” e “sogni che non si avvereranno / mai” mostrano con chiarezza questo passaggio dal desiderio alla disillusione. Le immagini sono semplici ma forti: le mani svuotate, la primavera finta, le stagioni che scorrono senza lasciare calore, e tutto contribuisce a rendere concreto il senso di perdita che lentamente prende spazio.

    Rita Fiore costruisce una voce poetica diretta, capace di raccontare il tempo che passa attraverso segni concreti come i capelli che diventano bianchi e i sogni che si perdono. Il linguaggio resta chiaro, senza artifici, e proprio per questo arriva con più forza, lasciando emergere un dolore trattenuto ma continuo che non cerca consolazioni.

    Resta una sensazione di silenzio e di attesa che non trova compimento. Tra stagioni che si susseguono e sogni che svaniscono, rimane il desiderio di volare che non si è mai davvero spento, anche quando non trova più la strada, come una traccia lieve che continua a esistere dentro il tempo.

    _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 

    EISTENZA di MARIO PITICCHIO da Gravina di Catania

    Vita che il viver dell'essere non sarà,
    il domani attendere col lei si dovrà.
    Perduti siam nel tormentato mondo,
    tra il dimenar e il gioir profondo.
    E se lasciam il venir dell'attimo fuggente,
    aprir dovrai i ricordi della nostra mente.
    Curar si volle da lei che non era,
    colui che adombrata fu dall'amore che spera.
    Essere dell'esistenza che al cor desisti,
    il dio del tormentato brio allor saresti.
    E se al fuggir dal presente al di venire,
    stabilir dovrai colei che indice con ardire.

    RECENSIONE

    Il testo si muove dentro una riflessione sulla vita e sul suo senso, tra attesa e incertezza. L’atmosfera è pensosa, a tratti inquieta, come se il pensiero cercasse una direzione senza riuscire a fermarsi davvero, restando sospeso tra ciò che è stato e ciò che deve ancora venire.

    Perduti siam nel tormentato mondo” e “aprir dovrai i ricordi della nostra mente” mostrano questa tensione continua tra presente e memoria. Le immagini non sono concrete ma più astratte, legate al pensiero e al sentimento, e il ritmo segue questo movimento, creando una sensazione di ricerca che non si conclude.

    Mario Piticchio costruisce una voce poetica che riflette, più che raccontare, usando un linguaggio che richiama una forma quasi antica. Le parole sembrano cercare un ordine dentro il disordine dell’esistenza, mantenendo un tono serio e meditativo che accompagna tutto il testo.

    Resta la percezione di una domanda aperta, che non trova una risposta definitiva. Tra il tempo che passa e il bisogno di capire, la poesia lascia il lettore dentro uno spazio di riflessione, dove il senso della vita continua a sfuggire ma allo stesso tempo chiama a essere cercato.

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