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CONTROVERSO
19 Marzo 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
ONDA di VITTORIO ORLANDO da Mola di Bari
Scende la sera al crepuscolo
e sui riverberi del sole già stanco.
Volteggia il gabbiano
fra cielo e mare,
a salutare il giorno che muore.
Scende il sole sul caldo mare
e l'arcano bisbiglio
invita al silenzio dell'onda,
onda che si increspa di spuma
come la bianca luna.
Scende la notte solitaria del poeta
al pensar dell'alba che verrà,
con l'abbraccio alla dea Eos, regina dell'alba.
RECENSIONE
C’è una quiete profonda che attraversa questi versi, un passaggio lento dalla luce al buio che sembra accompagnare anche il pensiero. Il tempo del giorno si spegne piano, lasciando spazio a una dimensione più raccolta, dove il poeta osserva e si lascia attraversare da ciò che cambia. L’atmosfera è serena ma leggermente malinconica, come ogni momento di passaggio.
Il ritmo è morbido e regolare, fatto di immagini che si susseguono con naturalezza: il gabbiano, il mare, la luce che cala. I versi scorrono come onde, senza strappi, e costruiscono un andamento continuo e rilassato. Le parole sembrano seguire il respiro del paesaggio, accompagnando il lettore senza forzature.
Vittorio Orlando intreccia questa visione con immagini come “Volteggia il gabbiano / fra cielo e mare” e “l’onda che si increspa di spuma”, dando al paesaggio un movimento vivo e leggero. La presenza della notte e della dea Eos apre il testo a una dimensione più ampia, dove il tempo non è solo quello umano ma anche quello simbolico.
Il passaggio tra sera e notte diventa così anche un momento di riflessione. Il poeta si colloca dentro questo cambiamento, osservando il giorno che finisce ma già pensando all’alba che verrà. C’è una continuità naturale tra fine e inizio, tra luce e ombra.
Resta la sensazione di un equilibrio delicato, come quello tra giorno e notte. Il silenzio dell’onda accompagna il pensiero, mentre da lontano si prepara già una nuova luce, pronta a tornare senza rumore.
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NON ERO IO di PIERA ARGENTINI da Genzano di Roma
Oggi,
ferma ad un semaforo,
ho visto
i tuoi mocassini neri, punta quadrata:
non vestivano i tuoi piedi,
non camminavano a passo veloce,
andavano solo su via conosciuta,
incontro a figlia
che non ero io.
RECENSIONE
Il testo racconta un momento breve ma intenso, uno di quei frammenti che restano impressi senza bisogno di spiegazioni. La scena è semplice, quotidiana, ma dentro porta un’emozione improvvisa, quasi un colpo allo stomaco. L’atmosfera è sospesa, fatta di osservazione e di silenzio.
“Ho visto / i tuoi mocassini neri” diventa il punto da cui tutto si muove. L’immagine è concreta, precisa, e proprio per questo colpisce. I dettagli – la punta quadrata, il passo non riconosciuto – creano una distanza sottile ma netta. Il ritmo è spezzato, essenziale, e segue il tempo di uno sguardo che realizza piano ciò che sta vedendo.
In pochi versi si costruisce un piccolo racconto, dove il passato e il presente si incontrano senza coincidere. Il gesto di osservare diventa consapevolezza: qualcosa è cambiato, e non c’è bisogno di dirlo apertamente. È proprio in questa sottrazione che il testo trova la sua forza, lasciando spazio a ciò che non viene detto.
Il semaforo diventa quasi un punto fermo, un luogo neutro dove però accade qualcosa di decisivo. Il movimento degli altri contrasta con l’immobilità interiore di chi guarda. Anche il dettaglio del percorso “su via conosciuta” suggerisce una distanza ormai definitiva, come se le strade non fossero più condivise.
Resta quella sensazione di estraneità che nasce all’improvviso, davanti a qualcosa che un tempo era familiare. Un piccolo scarto, un dettaglio minimo, basta a cambiare tutto. In questa semplicità diretta si riconosce la voce di Piera Argentini.
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Testata: Buonasera
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