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CONTROVERSO
18 Marzo 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
MILLE PIETRE di MARIA LIMONTA da Milano
Mille pietre
al sole d'estate,
ferree, cocciute nel riarso del bosco,
sassi scoscesi che facevano male,
noi, bambini d'altura,
raminghi del mare,
incontaminati sentieri
per vie traverse
esploravamo - nota grazia
di provocante, penetrante
lacrime d'acqua,
riconoscevamo grati al mondo,
innocenti dai macigni della vita,
inconsapevoli - puri.
Poi
chiudere gli occhi,
cadere giù - dio della dimenticanza,
sopravvivere noi,
lontano dal sogno.
RECENSIONE
L’immagine che resta è quella di un’estate lontana, fatta di pietre, luce e libertà. I bambini si muovono in uno spazio aperto, duro ma vivo, dove anche il dolore dei sassi diventa parte del gioco. L’atmosfera è doppia: da una parte la leggerezza dell’infanzia, dall’altra una malinconia che arriva dopo.
Dentro questo passaggio si riconosce la voce di Mara Limonta, che mette a confronto due tempi della vita: quello puro e inconsapevole e quello che viene dopo, segnato dalla distanza e dalla memoria. Il testo sembra fermarsi proprio su questo cambiamento, senza spiegarlo troppo.
Il ritmo è libero, con versi che si allungano e poi si spezzano. Le immagini sono forti e concrete: le pietre al sole, i sentieri, le lacrime d’acqua. Tutto è molto fisico, quasi si sente sotto i piedi, e questo rende il ricordo ancora più reale.
Questo contrasto emerge bene nei versi “Mille pietre / al sole d’estate” e poi in quel semplice “Poi” che cambia tutto. Dopo, restano “chiudere gli occhi” e “sopravvivere noi”, come se il sogno si fosse allontanato, lasciando solo una traccia lontana di quella libertà.
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TU SEI TU di ERMANNO SPERA da Roma
Si può interpretare tutto nella vita,
persino un uovo.
Puoi essere il sorriso che è mancato,
un fuoco ch’era spento,
persino il vento,
ma non un soffio
che basti a portare via un attimo:
è talmente veloce
da rubare il tempo a un battito di ciglia.
Puoi essere un albero,
un portone,
persino lo sbadiglio.
Puoi battere il tempo,
ma non puoi scandire
l’orologio che spazia in un bacio ovattato.
Puoi essere persino l’odio,
quello che ti porti dentro,
anche il mare, uno tsunami,
un faro che illumina l’orizzonte
quando interpreti la notte
e sei lenzuolo, ma anche coltre.
Puoi indossare il vestito dell’amore,
essere gabbia, mangime,
persino l’ugola di un tenore,
un monte che osserva dalla cima,
ma anche un topo in una cantina.
Non puoi essere più forte del pensiero,
ma puoi essere tarlo.
Puoi essere sabbia,
una grande casa,
ma anche piccola,
molto piccola.
Puoi persino interpretare un sogno
dove tu sei Re
e puoi svegliarti da Re,
ma poi torni nebbia
e sei un incudine
a prendere martellate,
e poi sei martello,
persino un chiodo,
ad appendere la tua vita
in una parete vuota
dove tu sei il quadro,
magari in un museo
dove tutti ti guardano,
cercano di interpretarti,
ma tu sei tu!
RECENSIONE
Il testo si muove come un lungo elenco di possibilità, dove l’identità cambia forma di continuo. Tutto può essere interpretato, trasformato, indossato per un momento, come se la vita fosse un gioco di ruoli e immagini. L’atmosfera è dinamica, a tratti ironica, ma lascia anche spazio a una riflessione più profonda su ciò che resta davvero.
“Puoi essere il sorriso che è mancato” e “puoi essere sabbia, / una grande casa” mostrano questa continua trasformazione. Le immagini sono tante, diverse tra loro, e creano un ritmo incalzante, fatto di accumulo. Il testo procede quasi senza fermarsi, come un pensiero che corre e si apre sempre a nuove possibilità.
Dentro questa varietà emerge una domanda implicita: quanto di tutto questo è davvero nostro? Tra sogno e realtà, tra forza e fragilità, l’identità sembra sfuggire e ricomporsi continuamente, senza mai fermarsi in una forma definitiva.
Ermanno Spera costruisce questo percorso con una lingua diretta e ricca di immagini, guidando il lettore fino a un punto fermo: al di là di ogni trasformazione, di ogni ruolo possibile, resta qualcosa che non si può cambiare, qualcosa che semplicemente è.
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Testata: Buonasera
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