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CONTROVERSO
03 Marzo 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
LA BALLATA DEL SONNAMBULO di GIOVANNI MILICI da Vergiate - VA
La mia città di notte
è un ricovero di ombre che s'inseguono
nel chiaroscuro di mosaici
consacrati da poeti nottambuli,
ambulanti presepi urbani;
ai margini le sagome vaganti
sbadigliano ai semafori,
sentinelle in attesa di automobili
e di rumori impercettibili.
La mia città di notte
è un lebbrosario di anime che danzano
tra lucciole e falene
che respirano l'odore d'asfalto,
sudore e gas di scarico,
nel tribale del libero scambio,
un purgatorio anonimo,
cinque minuti di lavoro nero
e un soldino di felicità.
La mia città di notte
ha in bocca il sapore di salsedine
e in tasca le ore piccole;
sul lungomare di zagara e conchiglie,
impronte di smeraldo
sulle panchine corallo di ponente,
smagliature di sabbia che il vento leviga,
cicatrici indelebili
di amori biodegradabili.
La mia città di notte
è una mano di brezza fra i capelli,
lunghi chilometri di tetti
a pettinare grondaie e davanzali
sono corone di rosari
intorno al collo di lampioni curvi,
lucide trame di seduzione
a solleticare il buio
che la luce dell'alba dissolve.
RECENSIONE
La notte qui non è solo un’ambientazione, ma uno stato dell’anima. C’è una tensione continua tra ombra e luce, tra sacro e degrado, come se la città respirasse attraverso le sue contraddizioni. Le strade diventano teatro di apparizioni, luoghi in cui il reale si mescola a qualcosa di visionario e inquieto.
Il ritmo è ampio, avvolgente, sostenuto dalla ripetizione iniziale che scandisce le strofe come un ritornello. Le immagini si accavallano in una sequenza ricca, quasi barocca: presepi urbani, lebbrosari di anime, panchine corallo. L’accumulo lessicale crea un effetto di densità, mentre le metafore trasformano semafori e lampioni in presenze vive, quasi rituali.
Giovanni Milici costruisce questa ballata intrecciando sacralità e quotidiano, e lo si avverte in versi come “è un ricovero di ombre che s’inseguono” o “un purgatorio anonimo, / cinque minuti di lavoro nero”. La sua voce si muove con sicurezza tra registri diversi, alternando lirismo e realismo crudo, senza perdere coerenza interna.
Alla fine resta addosso un senso di attraversamento, come se quella città notturna avesse lasciato sulle mani odore di asfalto e salsedine. L’alba non cancella del tutto ciò che è stato: lo sfuma, lo rende meno visibile, ma sotto la luce continua a pulsare un’umanità irregolare e viva.
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IL TUO PENSIERO di IRMA KURTI da Bergamo
Stasera, il tuo pensiero sulla mia finestra
bussa, entra, senza aspettare, vola sotto
la luce dell’abat-jour, che somiglia al fioco
bagliore della luna.
Il pensiero di te è una farfalla, non vuole
abbandonarmi e mi risveglia migliaia di
sensazioni. I nostri ricordi sono come
delle gemme che riesco a distinguere
anche nel buio, da lontano.
È tardi. È passata la mezzanotte. Ormai
il pensiero di te è una farfalla affaticata;
batte le ali a un ritmo pacato e lento.
Sotto la luce dell’abat-jour, come sotto la
pallida luna, si abbassano le mie palpebre.
RECENSIONE
Stasera il pensiero prende forma e bussa davvero alla finestra, in questi versi di Irma Kurti, entrando senza chiedere permesso e riempiendo la stanza di una presenza leggera ma insistente. L’atmosfera è intima, raccolta, fatta di luce soffusa e silenzi notturni, dove ogni movimento sembra amplificato dalla quiete.
Il ritmo è morbido, quasi cullante, costruito su frasi che si distendono e rallentano insieme al passare delle ore. La ripetizione del pensiero che ritorna dà continuità al testo, mentre le immagini restano semplici e luminose: l’abat-jour che ricorda la luna, la farfalla che non vuole andare via. C’è una delicatezza costante, sostenuta da similitudini chiare e immediate.
Quando leggiamo “Il pensiero di te è una farfalla” e poco dopo lo immaginiamo che “batte le ali a un ritmo pacato e lento”, il sentimento si fa concreto, quasi visibile. La memoria diventa gemma che brilla nel buio, segno di qualcosa che resiste anche quando tutto tace. La scrittura sceglie la misura, evitando eccessi, e lascia spazio alla suggestione.
Resta una stanza immersa in una luce pallida, con le palpebre che si abbassano piano. Il pensiero non sparisce, si posa soltanto, come un’ala che trova riposo senza smettere di custodire ciò che ha sfiorato.
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