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CONTROVERSO
02 Marzo 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
IPOTESI DI SALVEZZA di SPERANZA PORCHEDDU da Sassari
Una traversata ancora,
mani negli occhi della burrasca,
un’arca rilanciata
al Big Bang verginale,
per un’Apocalisse improvvisata
che abbia un giorno dopo.
Diluvi ripiovuti
come battesimi d’innocenza,
nel fragile tentativo
di un’ipotesi di salvezza.
RECENSIONE
C’è una tensione interna che attraversa questi versi, fatta di attesa e di precarietà. L’io poetico sembra sospeso tra forza e vulnerabilità, come se ogni gesto fosse un tentativo di resistere a un mondo che muta rapidamente. L’atmosfera oscilla tra meraviglia cosmica e fragilità terrena, creando un senso di attesa quasi mistica.
Il ritmo dei versi è incalzante ma frammentato, fatto di pause improvvise e immagini dense. La scelta di accostare concetti opposti, “burrasca” e “mani negli occhi”, “Apocalisse improvvisata” e “giorno dopo”, genera una musicalità interna, dove ogni parola pesa e allo stesso tempo sospende il respiro. Le metafore spaziano dal cosmico al quotidiano, dando ampiezza e profondità al testo.
Speranza Porcheddu inserisce la propria voce in versi come “un’arca rilanciata / al Big Bang verginale” e “Diluvi ripiovuti / come battesimi d’innocenza”, fondendo immagine e riflessione. Qui il linguaggio poetico si fa visionario, con una cura particolare per la densità simbolica, senza perdere la nitidezza delle singole immagini.
Rimane la percezione di una traversata instabile, dove ogni tentativo di salvezza è fragile ma necessario. Le parole sospese nell’aria evocano un possibile dopo, un momento di quiete ancora lontano ma tangibile, come l’eco di una promessa che aspetta di realizzarsi.
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SONO UNA BOLLA DI SAPONE di DANIELE CERIONI da Colonna - RM
Sai cosa c’è?
C’è che sono fatto di sapone…
sono una bolla di sapone,
un sapone con pH neutro!
Non mi mischio con gli altri
e non mi distingui però
in mezzo alla gente
che non ne sa niente
e niente deve sapere.
Sono come una bibita
da bere,
ma senza zucchero,
sono una caramella già succhiata,
sono come la marmellata
in un barattolo sterilizzato.
Sono come un coltello
ben affilato,
e tutte le domande
che il mondo si pone
hanno solo una ragione…
che io son una bolla di sapone.
RECENSIONE
C’è un senso di leggerezza e fragilità che attraversa questi versi, con Daniele Cerioni che sembra galleggiare tra il desiderio di distinguersi e la realtà di una normalità indistinta. L’io poetico si presenta come fragile e trasparente, ma non per questo meno concreto, e l’atmosfera è un curioso equilibrio tra ironia e delicatezza.
Il ritmo è scandito da brevi pause e ripetizioni, quasi a imitare il tremolio di una bolla nell’aria. Le immagini sono quotidiane e materiali - bibita da bere, caramella già succhiata, marmellata in barattolo - ma assumono un effetto quasi surreale grazie alla loro sequenza. La ripetizione del concetto “sono una bolla di sapone” rafforza la percezione di un’identità fragile eppure presente.
Cerioni alterna leggerezza e affilatura, come in “Sono come un coltello / ben affilato”, creando un contrasto tra la delicatezza dell’io e la precisione della realtà circostante. La voce poetica gioca con il linguaggio comune, trasformandolo in un mezzo per raccontare una singolarità ironica e concreta allo stesso tempo.
Resta l’impressione di un equilibrio precario, di qualcosa che potrebbe svanire in un attimo ma che conserva la sua unicità. L’aria attorno alla bolla sembra sospesa, come se ogni parola trattenesse il respiro, rendendo il semplice atto di esistere un piccolo prodigio quotidiano.
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