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CONTROVERSO
02 Settembre 2025 - 06:01
"Poesia del Giorno" è un'estensione della rubrica settimanale "controVerso" dedicata alla poesia. Nasce per dare spazio alla vostra fantasia e ai vostri versi ispirati dalla quotidianità o dai vostri stati d'animo. Si è quindi deciso di pubblicare, in questo appuntamento giornaliero, le più belle poesie che vorrete inviare.
Chi fosse interessato a vedere un proprio componimento poetico pubblicato nella apposita sezione sul sito web Buonasera24.it e sui canali social della testata, dovrà:
Ogni giorno alle ore 9.00 una poesia, tra quelle più significative, sarà scelta, pubblicata e recensita, esclusivamente online, in questa rubrica.
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La Poesia del Giorno, di martedì 2 settembre 2025, è:
UN'OMBRA MACCHIATA DI VERDE
di LORENZO GRAZIOSA di Angri (SA)
La fiamma rossa sa sempre dove andare.
Luce del mio giardino,
si riaccende lontana da te.
Fili d’erba non sanno legarci i cuori,
il tuo fumo conosce la strada
per non uscire dalle rovine del petto,
ma respiro ancora l’ossigeno
dalle foglie di me che ho conservato.
Un’ombra macchiata di verde
trafitta ancora in vita
respira distesa su due ossa frantumate.
Siano sempre taglienti dentro te
i frammenti di ogni cosa che sa di me.
Spostare ogni giorno il cuore nello spazio,
rovesciarlo,
ricucirlo,
e rifiorire.
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Recensione
Il testo di Lorenzo Graziosa colpisce per la sua intensità immediata. Fin dai primi versi, il lettore è trascinato in un paesaggio interiore che si muove tra luce e oscurità, tra ferite e tentativi di rinascita. La scrittura appare frammentata ma coerente, come se rispecchiasse i contrasti di chi cerca un equilibrio tra ciò che è perduto e ciò che ancora resiste.
Colpisce il modo in cui immagini quotidiane, come i fili d’erba o il respiro, si intrecciano a visioni potenti e dolorose, trasformando sensazioni intime in un linguaggio universale. Non c’è compiacimento, bensì una chiarezza sofferta che restituisce al lettore la fatica e insieme la forza di chi attraversa il dolore.
La tensione poetica si concentra soprattutto sull’idea del corpo e del cuore come luoghi di memoria e di ferita. L’espressione “frammenti di ogni cosa che sa di me” diventa simbolo di ciò che non può essere cancellato, di ciò che continua a incidere anche quando si vorrebbe dimenticare.
La chiusura, con i verbi in successione, “rovesciarlo, ricucirlo, e rifiorire”, segna il passaggio dalla distruzione alla possibilità di rinascita. Non si tratta di un finale rassicurante, ma di un invito a riconoscere la ciclicità del dolore e la possibilità di trasformarlo. L’insieme restituisce una poesia che, pur nella sua durezza, lascia intravedere spiragli di resistenza e di vita, trasformando la ferita in materia poetica.
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