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rubrica poetica
25 Maggio 2024 - 08:00
La rubrica settimanale "controVerso" è dedicata alla poesia. Nasce per dare spazio alla vostra fantasia e ai vostri versi ispirati dalla quotidianità o dai vostri stati d'animo. Si è deciso di raccogliere in questa pagina le più belle poesie che di volta in volta vorrete inviare.
Chi fosse interessato a vedere un proprio componimento poetico pubblicato sul quotidiano Buonasera in edizione cartacea, digitale e online nella apposita sezione, dovrà:
Ogni settimana tre poesie, tra quelle più significative, saranno scelte, recensite e pubblicate nella rubrica "controVerso" sull'edizione cartacea e digitale del sabato e visibili online la domenica mattina dalle ore 9:00.
Altre, invece, verranno selezionate e pubblicate esclusivamente online come "Poesia del Giorno" sul sito web di Buonasera e sui canali social.
Le tre poesie pubblicate sabato 25 maggio sono:
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Resto ai piedi del castello
e in lontananza
vedo una collina verde e maestosa
lungo la strada alberata
che porta sino in cima.
Nei miei occhi, sfumature di verde
che sanno di rame e di antico
e dentro riflessi
gli occhi delle mie ave
con i crini raccolti dietro la nuca
i volti ancor giovani scavati
dai segni del tempo scandito
da rintocchi di stenti e fatica
con grembiuli carichi di mandorle
appena colte e un seguito
di infanti scalzi sulle chianche nude
tra foglie cadute di fragni e lecci
dai vicini boschi.
Passi lesti e veloci nel giocoso intreccio
senza regole dell'umano esistere.
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di Mina Panaro di Mottola (TA)
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Recensione
Una poesia ricca di immagini nostalgiche che trasportano il lettore in un paesaggio lontano nel tempo. Mina Panaro descrive una collina verde e maestosa lungo una strada alberata che porta sino alla cima. Le sfumature di verde che sanno di rame e di antico rievocano memorie profonde, riflessi negli occhi delle sue antenate. Queste figure femminili rappresentano la continuità delle generazioni, i loro volti giovani ma già scalfiti dai segni del tempo, scandito dai rintocchi di stenti e fatica. La descrizione dei grembiuli carichi di mandorle appena colte e dei bambini scalzi che corrono sulle chianche, aggiunge una dimensione di semplicità e genuinità alla scena. I passi lesti e veloci dei bambini nel giocoso intreccio senza regole dell'umano esistere rappresentano la vitalità e la spontaneità della vita, contrapponendosi alla fatica e alla perseveranza degli adulti. La poesia riesce a catturare l'essenza della vita rurale, con le sue tradizioni, le sue gioie e le sue difficoltà, in un affresco naturale e storico che risuona di autenticità e profondità.
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Sotto il cielo di sogni infranti,
tremano le stelle nei miei occhi,
il tuo respiro, eco d’eternità,
accende fuochi nei deserti d’anima.
Ogni tuo tocco è pioggia
sui campi arsi del cuore,
innaturo al tuo abbraccio,
fiorisco in silenzio.
Amore, sei tempesta e quiete,
tra le tue mani, mi dissolvo
e rinasco, infinito.
di Angelo Ditria di Melegnano (MI)
Recensione
La poesia esplora con intensità i temi dell'amore e della trasformazione. Attraverso immagini potenti e metafore, Angelo Ditria ci guida in un viaggio emozionale. I versi si aprono con un "cielo di sogni infranti", suggerendo una perdita, ma introduce subito la speranza con le "stelle nei miei occhi" che tremano. Il respiro dell'amato è descritto come un'eco di eternità, capace di accendere "fuochi nei deserti d’anima", portando vita e calore nei luoghi più aridi dell'animo umano. Nella seconda strofa, il tocco dell'amato è paragonato alla pioggia sui "campi arsi del cuore", simbolo di rigenerazione. Il poeta si descrive come un fiore che sboccia in silenzio, esprimendo un cambiamento graduale e delicato. L'ultima strofa celebra la dualità dell'amore, definendolo "tempesta" e "quiete". L'idea di dissolversi e rinascere infinite volte tra le mani dell'amato suggerisce una fusione totale e una continua rigenerazione. La poesia si distingue per il suo linguaggio e la profondità delle immagini. Il poeta cattura la complessità e la bellezza dell'amore, mostrando il suo potere trasformativo in modo toccante e profondo. La poesia, ben strutturata, accompagna il lettore in un viaggio che culmina in una sensazione di speranza e rinnovamento.
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Siamo molte cose,
siamo diversi dialoghi
e numerosi livelli.
Siamo custodi di notti
che faticano a trovare il proprio giorno.
Siamo porte lasciate socchiuse
perché non vorremmo mai
smarrire le chiavi.
Siamo l'autunno timido
che fatica a trovare dignità,
a subentrare all'estate
spavalda e ingannatrice.
Siamo ritorni senza andate,
gli irregolari alla ricerca
di un nuovo ritmo.
Siamo rovesci di medaglie
e inaspettati luoghi di fantasie
nei quali camminiamo
come ospiti di un padrone assente.
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di Carla Buccino di Napoli
Recensione
La poesia si apre con un'affermazione universale che introduce la complessità dell'essere umano, fatto di molteplici strati e conversazioni interiori. Carla Buccino prosegue con immagini suggestive come "custodi di notti che faticano a trovare il proprio giorno," suggerendo la lotta per trovare chiarezza nella vita. La metafora delle "porte lasciate socchiuse" rappresenta la nostra riluttanza a chiudere capitoli della nostra esistenza, mantenendo vie di ritorno aperte. Questo tema è approfondito con l'"autunno timido" simbolo di un passaggio incerto tra diverse fasi della vita. Nel passaggio successivo, la poetessa esplora la difficoltà di trovare equilibrio e appartenenza, con frasi come "ritorni senza andate" e "irregolari alla ricerca di un nuovo ritmo" sottolineando l'essere in transito e la ricerca di un proprio ritmo. Le immagini di "rovesci di medaglie" e "inaspettati luoghi di fantasie" accentuano la dualità dell'esperienza umana, ricca di contraddizioni e sogni. La poesia si conclude con una riflessione sull'alienazione evocando disorientamento e smarrimento.
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Testata: Buonasera
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