Cerca
PICARESCO
14 Aprile 2026 - 06:00
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
k
Marta e Maria si abbracciarono mentre Lazzaro proprio non se la sentiva di stringerle a sé, capibile per chi ha appena tirato fuori le gambe da una situazione seria. Iesus di Nazareth salutò tutti quelli che intorno a lui respiravano a pieni polmoni l’incenso della sua bontà, specchiandosi nei suoi occhi azzurro mare, cerbiatti veloci che non stavano mai fermi.
Il giovane nazareno era timido, indolente di natura, di un’ingenuità disarmante, si commuoveva per qualsiasi cosa gli raccontassero. Ma era fatto così il figlio di Dio, privo di un carattere forte e sicuro. E fu anche per questo che, quando Titimo da Tiberiade lo afferrò per un braccio trascinandolo con sé, non seppe dire altro: “Ci conosciamo?”
Mezz’ora dopo erano sull’altura che dominava Betania, una focaccia ripiena di carni di montone nelle mani di entrambi.
“Sarei vegetariano” disse Iesus, “ma da quando faccio questi miracoli la fame mi perseguita e credo che un po’ di carne mi faccia solo bene.” Titimo si accorse che quel ragazzo biondo non mentiva quando, divorata la focaccia, si fece sotto con insistenza puntando la sua. E nonostante non avesse conosciuto nessuno più buono di lui, non ci fu verso di levarselo di torno fintanto che non gliene dette metà, che folgorò in due balletti. Poi il pasto terminò, e gli affari presero piede.
“Ascoltami attentamente. So bene chi sei e cosa fai nella vita. Non me ne frega niente se sei un imbroglione oppure un Dio, a me interessano soltanto i soldi che possiamo fare assieme.”
Iesus teneva legata ad una corda una capretta di nome Medea, da cui non si separava mai. Titimo gli spiegò dettagliatamente il suo piano. Avrebbero girato per la Palestina e le terre limitrofe alla ricerca di persone appena decedute. Lui avrebbe tenuto i contatti con i parenti dei defunti, presentando loro la soluzione al problema. E solo nel caso che questi fossero stati entusiasti di rivederli in vita l’affare sarebbe andato in porto. Nel caso contrario, arrivederci e grazie, assieme ad un augurio di buon funerale.
Iesus notificò il suo no a Titimo ruotando la testa da destra a sinistra, un no dettato dall’etica creatasi dagli insegnamenti ricevuti. Ma quando vide che l’uomo stava per recidere con un grosso coltello la gola di Medea, il no si tramutò in sì, al pari di acqua in vino, visto che non sapeva assolutamente se fosse in grado o meno di resuscitare una capretta.
Titimo e Iesus divennero soci e iniziarono a girare le terre di Palestina, chiedendo a destra e manca se avessero notizie di recenti decessi, meglio se freschi di giornata. Il primo giorno sulla loro strada trovarono un sacco di persone sane come pesci. Stavano per accamparsi al limitare di un campo quando da un vicino casolare udirono dei lamenti.
“Ci siamo” disse Titimo, “sento che là dentro c’è sofferenza.”
Si avviarono di buon passo verso la spelonca. Un uomo piangeva disperato la moglie morta. Due ragazzi sui quindici anni se ne stavano in disparte, distrutti nel vedere la madre immobile sul letto. Titimo parlò all’orecchio dell’uomo per alcuni minuti.
“Non è possibile” disse il contadino, “una cosa simile è inimmaginabile, nemmeno un sacerdote potrebbe...” “Dove c’è un’idea c’è una strada” disse Iesus. “Va bene, proveremo, tentar non nuoce. Tanto, peggio di così…”
Prima che Iesus cominciasse, Titimo strinse la mano all’uomo, accordandosi di ricevere tutti i suoi risparmi in caso di esito positivo. Iesus si avvicinò alla donna. Poi, sbattendo le palpebre ad un ritmo regolare, disse: “Mi serve il nome della defunta, altrimenti non succede niente.”
L’uomo storse la bocca. Come poteva una persona che asseriva di far resuscitare i morti non conoscerne il nome? Oh, sì, Iesus sapeva benissimo che Laenia si chiamava così, ma dirlo senza che quel nome fosse fuoriuscito dalla bocca del marito gli sembrava una cosa indelicata verso chi in quel preciso momento provava dolore.
“Laenia, si chiama Laenia…” e le lacrime riempirono nuovamente il volto dell’uomo.
Iesus assunse una postura eretta, i piedi uniti, le mani giunte, gli occhi leggermente orientati al cielo sperando che suo padre lo seguisse passo passo. “Laenia, alzati e… cammina.” Niente.
Iesus non era il tipo da scoraggiarsi per così poco. Ricongiunse le mani, strinse ancor più i piedi e questa volta guardò verso l’alto dei cieli con gli occhi ben aperti, come a notificare al padre il momento difficile. Inspirò aria nei polmoni e ripeté: “Laenia, alzati e cammina!”
Il corpo della donna si scosse, fremette al pari di un nocciolo battuto dal vento e con un movimento rotatorio si ritrovò seduta sul letto, gli occhi aperti, la bocca socchiusa nel tentativo di dire qualcosa. Il vedovo confuse colori, odori, senso del tempo e delle distanze. Scivolò sul pavimento, svenuto, senza sapere come e perché. I figli della coppia piangevano come agnelli sacrificali, non sapendo se per la madre rediviva o il padre quasi morto.
Iesus aiutò la signora ad alzarsi dandole la mano, mentre Titimo adagiava l’uomo sul letto. “E ora che si fa?” disse Iesus, “Si resuscita anche lui?” “Meglio sarebbe” ribatté Titimo. “Questo morto di fame mi ha promesso i pochi risparmi che ha per la moglie, una vera miseria. Noi lavoriamo seriamente e abbiamo diritto di essere remunerati in maniera adeguata. Se accettiamo di resuscitarne due al prezzo di uno, ci bruciamo ancor prima di cominciare. Non siamo mica samaritani!”
Iesus poggiò l’orecchio al petto dell’uomo. “Respira!” esclamò.
Al solo pensiero di dover chiedere al padre un supplemento di lavoro non remunerato il fiato gli era venuto meno. E al dolce suono del battito del cuore anche Iesus riprese a respirare. La famiglia si riunì felice per la cena assieme ai viandanti – capra compresa. Al mattino l’ex-vedovo saldò il lavoro con i risparmi di una vita.
Iesus, Titimo e la capra ripartirono verso Gerusalemme. C’erano stati alcuni problemi con i trenta denari che l’uomo aveva elargito loro. Titimo li aveva divisi in parti uguali. Iesus aveva provato a esternare una lieve protesta, basata sul fatto che si sentiva sfruttato, lui che aveva fatto il grosso del lavoro e in più aveva una capretta da mantenere. Titimo lo fece parlare. Quando ebbe finito, accarezzò a lungo il coltello appeso alla cintura, fissando ora il ragazzo, ora la capretta.
“Perfetto, va bene così” disse Iesus, “mi sembra davvero una decisione salomonica.”
Durante il viaggio parlarono del più e del meno. Iesus chiese a Titimo cosa facesse nella vita. Lui rispose che viveva di espedienti, ma forse incontrandolo aveva svoltato. Poi le parti si invertirono. Iesus disse che quello era veramente un bel periodo. Aveva trentatré anni, stava bene, fisicamente si sentiva da Dio. E anche per lui l’incontro che aveva avuto non gli sembrava niente male.
Arrivarono a Gerusalemme assieme alla sera. Sulla collina del Golgota c’erano delle persone al lavoro alla luce dei fuochi, sotto la direzione dei soldati romani. Titimo chiese cosa facessero, mentre Iesus rimase defilato con la capretta. “Stiamo innalzando tre croci. Due per i ladroni mentre la terza è per un re.”
Titimo corse verso Iesus con gli occhi raggianti di un cielo stellato. “Iesus, Iesus, i nostri guai sono finiti. Tra poco crocifiggeranno tre persone. Due sono poveracci ma il terzo è un re! Pensa quanti soldi quando lo resusciteremo.” “Bene” rispose Iesus, “i nostri problemi sono davvero finiti.”
Ma il tono della voce lo tradì. Titimo ebbe un sobbalzo, colto da un cattivo presagio materializzatosi in un uccello nero che attraversava gracchiando il cielo. L’uomo rimase cupo fin quando Iesus lo lasciò con una scusa, dicendo che andava a cena con una dozzina di amici. Quando qualche giorno dopo uscì dal sepolcro traballante sulle gambe, come succede a tutti quelli che sono appena venuti fuori da una situazione seria, Titimo non c’era più. Iesus capì subito che per ritrovare lui e la capretta ci sarebbe voluto davvero un miracolo.

I più letti
Testata: Buonasera
ISSN: 2531-4661 (Sito web)
Registrazione: n.7/2012 Tribunale di Taranto
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Piazza Giovanni XXIII 13 | 74123 | Taranto
Telefono: (+39)0996960416
Email: redazione.taranto@buonasera24.it
Pubblicità : pubblicita@buonasera24.it
Editore: SPARTA Società Cooperativa
Via Parini 51 | 74023 | Grottaglie (TA)
Iva: 03024870739
Presidente CdA Sparta: CLAUDIO SIGNORILE
Direttore responsabile: FRANCESCO ROSSI
Presidente Comitato Editoriale: DIEGO RANA