Cerca

Cerca

FANTASTICO

Backup

di Giancarlo Cotone

Bovindo

Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.


Backup

di Giancarlo Cotone

k

FINE.

La parola sembrava occupare gioiosamente tutto lo schermo. Giancarlo tirò un sospiro di sollievo: finalmente aveva completato il suo romanzo. Mancavano ancora quindici giorni alla scadenza, più che sufficienti per completare due o forse tre giri di revisione ed editing. Voleva che il risultato fosse inappuntabile perché la giuria era notoriously esigente, e lui non voleva farsi scappare un premio, o almeno l'entrata in finale. Amava quel concorso letterario sul tema dei vampiri, e ce l'aveva messa tutta per tirare fuori qualcosa di valido. Stavolta non ci aveva messo un povero vampiro brutto che faceva divertire i bambini in teatro, né un inconsapevole umano che si trovava per caso a diventare prigioniero di vampiri, fonte di sangue a vita per i suoi padroni. No, stavolta, per far colpo sulla giuria, ce ne aveva messi cinquanta di vampiri, ognuno con il suo nome e la sua storia. Certo, cinquanta erano tanti e Giancarlo faceva fatica a ricordarseli tutti, ma i nomi erano diligentemente elencati nel penultimo capitolo, pronti per il colpo di scena finale.
Con le mani dietro la testa, sognava a occhi aperti e si vedeva chiamato sul palco a ricevere un prestigioso premio speciale della giuria. Ma allora, sognare per sognare, perché non il primo premio, con tutta la sala che lo applaudiva e sua moglie che gli sorrideva orgogliosa dalla prima fila? «Basta» si disse cercando di reprimere il compiacimento, «adesso mi devo organizzare per le revisioni, ma c'è tempo, ci pensiamo domani. In fondo, domani è un altro giorno, no?». Ecco, quella frase, anzi quella dotta citazione, poteva tornare utile, sì, magari; ma per ora era meglio spegnere il computer e lasciare decantare la storia per un paio di giorni. Faceva sempre così prima di iniziare l'editing. Con uno scatto, spense il computer e lo lasciò da solo, inutile pezzo di metallo e plastica non più percorso dagli elettroni che avevano lavorato intensamente per comporre la sua storia.
Il giorno dopo, Giancarlo si mise al lavoro dopo la colazione, ansioso di rileggere quello che aveva scritto. La prima sorpresa la ebbe quando vide sullo schermo le parole: «C'è un file Word non salvato, lo vuoi ripristinare?». «Sì», digitò d'impulso, poi si scrocchiò rumorosamente le dita e si mise a leggere dall'inizio. Erano trenta capitoli e lui ne voleva sistemare almeno dieci al giorno. La seconda sorpresa la ebbe il terzo giorno, quando si accorse che dopo il capitolo venticinque non c'era più niente, nulla, nothing, rien ne va plus. «Com’è possibile? Ci dev'essere un errore!». Fece scorrere tutto il testo, ma non c'era altro, era proprio finito a metà del capitolo venticinque. Provò a vedere se c'era qualche versione precedente, guardò nel cestino... niente. Poi gli venne in mente il backup, e si accorse con orrore che non l'aveva fatto: aveva cominciato la revisione senza fare una copia di scorta! E come spesso accade, la sua disattenzione era stata punita. Cercò, provò, imprecò, ma non servì a nulla. Si sfogò dando dell'imbecille al computer, cercò ancora, ma alla fine il verdetto fu inesorabile: gli toccava riscrivere tutta l'ultima parte. Nervosissimo, decise di dormirci su e di pensarci l'indomani.
Dormirci su... era una parola. Proprio non riusciva a dormire, gli sfilavano davanti tutti i suoi cinquanta vampiri, uno per uno. Provò a contarli come fossero pecore per prendere sonno, ma non funzionò. Il risveglio fu duro. Trovò sul cellulare uno strano messaggio di un'associazione di scrittori che gli preannunciava una chiamata al più presto. Ebbe appena il tempo di fare colazione in terrazza sotto un cielo livido, che il telefono squillò. «Il signor Giancarlo?». Per un attimo pensò che fosse il solito call center della società elettrica o di quella del telefono, ma poi si ricordò del messaggio. «Sì, sì, sono io. Chi è?». «Guardi, sono [nome incomprensibile, ma che lingua era?] dell'associazione scrittori. Volevo parlarle, se ha due minuti». «Ma certo» esclamò Giancarlo, che già si immaginava una proposta editoriale, «mi dica, sono tutto orecchi». «Ecco, è a proposito dei suoi vampiri, sa?». «I miei... vampiri? Scusi, non capisco». Come diavolo faceva questo tipo dal nome impronunciabile a sapere che stava scrivendo una storia di vampiri? «Certo, sto ricevendo un sacco di lamentele». «Scusi, si può spiegare meglio? Non capisco». «Insomma, i suoi vampiri stanno facendo un casino che metà basta. Si stanno infilando in tutti i racconti e i romanzi, si intrufolano, mordono colli che non sono fatti per essere morsi, per la semplice ragione che non appartengono a racconti di vampiri». «Ma di che parla?». Gli sembrava di vivere in un incubo. «Si figuri che c'è uno scrittore che sta finendo un romanzo di pirati, sa, la Tortuga, arrembaggi, insomma una storia di pirati, capisce?». «Sì, ho presente, e allora?». «E allora mi spiega perché due vampiri del suo romanzo sono saliti su un galeone spagnolo e stanno mordendo colli a più non posso? Ma lo sa che hanno morso una prigioniera inglese? Una lady, dico, e adesso che deve fare, poveretta?». «Mi sembra di impazzire, ma cos'è, uno scherzo?». «Mio caro signore, altro che scherzo, qui la cosa è grave, sono tutti preoccupati, persino Giulio Cesare è stato aggredito in un romanzo storico, per fortuna che aveva a portata di mano un paletto di legno di frassino, sa, nelle foreste in Gallia è pieno, e così se l'è cavata». «Ma perché dice che quei vampiri sono miei?». «Ma come, perché? Non è lei che ha perso cinquanta vampiri? Qui mi risulta che un suo file chiuso male ha perso oltre cinque capitoli pieni di vampiri, e quelli, capirà, ne hanno approfittato per evadere e andare dappertutto». «Oddio, e io cosa devo fare adesso? Non pensavo che fosse una cosa così grave, cioè, che potesse succedere una cosa simile». «Eh già, dicono tutti così. Pensi che l'anno scorso uno scrittore del Texas si è perso Jesse James, e questo si è messo ad assalire diligenze persino in un libro su Davide e Golia. L'autore ha dovuto buttare via tutto e adesso sta scrivendo la vita di Gesù Cristo. Ma ci pensa, se un suo vampiro se la prende con Maria Maddalena oppure... guardi, non voglio nemmeno pensarci, secondo me c'è la scomunica, per una cosa così». «E io cosa posso fare? Mi aiuti, mi dica, non mi sono mai trovato in una situazione così». «È semplice, deve richiamarli, tutti e cinquanta. Riscriva quei dannati capitoli e li nomini uno per uno. Hanno un nome, vero?». «Sì, certo, ognuno di loro, solo che...». «Solo che?». «Solo che non me li ricordo, erano scritti nel capitolo... ventinove, mi sembra». «Insomma, il problema è suo, faccia lei altrimenti rischia la radiazione». «La radiazione? Bombe atomiche, vuol dire?». «Ma che ha capito» rise l'altro, «rischia di essere radiato, di non riuscire a scrivere più una parola. Guardi, non dico un racconto, ma nemmeno due parole di fila. Si faccia tornare in mente quei dannati nomi e li scriva nei romanzi, vedrà che torneranno all'ovile. Ma faccia presto, accidenti. Pensi a quella Vita di Gesù, non voglio nemmeno immaginarmelo. Ah, e un'ultima cosa, la prossima volta non si dimentichi di fare il backup».
Detto questo, il misterioso interlocutore riattaccò e lasciò Giancarlo sudato e tremante, a cercare di ricordarsi tutti i cinquanta nomi. Si rivide nell'atto di aprire il suo laptop e di riscrivere le parti perse. Vide le sue mani digitare i nomi dei vampiri che man mano gli tornavano in mente. Quaranta, quarantacinque, quarantanove... accidenti, era come i sette re di Roma o i sette nani, ne mancava sempre uno. Lui però non poteva permettersi di perderne nemmeno uno. Cosa sarebbe successo se proprio quell'uno, quel vampiro senza nome, si fosse intrufolato nella vita di Gesù, magari attratto dal sangue dalla corona di spine, e magari avesse morso proprio... oh Gesù, non poteva neanche pensarci. E così, con un ultimo sforzo la sua mente ritrovò il nome mancante, e lui si vide nell'atto di scriverlo. Giancarlo seppe di aver vinto, gli sembrava quasi di vedere quei cinquanta mostri partoriti dalla sua fantasia riprendere il loro posto e lasciare in pace gli altri scrittori. Si lasciò andare a un urlo, un ruggito di soddisfazione e sentì la voce della moglie accanto a sé: «Giancarlo, Giancarlo, svegliati, ma cosa fai, gridare così nel cuore della notte! Se hai avuto un brutto sogno, vai di là e bevi un bicchier d'acqua, ma calmati. Mi hai fatto paura, sai?».
Un sogno, era stato tutto un sogno: i vampiri fuggiti, il tipo dal nome impronunciabile, il vampiro che morde Giulio Cesare... tutto un sogno. «Ma cosa fai, ridi, adesso? Ma lo sai che sono le tre di notte? Dai, datti una calmata e dormi, adesso». Giancarlo fece così: un bicchier d'acqua, poi un altro, poi non poteva più dormire. Non aveva voglia di tornare a letto perché non avrebbe più ripreso sonno, gli tremavano le mani dall'eccitazione. Non rischiava più la radiazione, allora accese il computer, sicuro che dopo quel sogno gli sarebbe venuta l'ispirazione per finire il romanzo. Non appena lo schermo tornò a vivere, vide che c'era una nuova email. Meccanicamente la aprì: era vuota ma c'era un allegato. Un file Word. Lo aprì. C'era l'elenco dei suoi vampiri e una sola parola: «Grazie». Ah, c'era un post scriptum: «E non si dimentichi più il backup».

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori