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SENTIMENTALE
18 Febbraio 2026 - 06:01
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Gli anni erano passati, ma i ricordi erano sempre vivi: accompagnavano spesso Giada, come presenze silenziose e costanti.
Erano ricordi di un’indimenticabile vacanza estiva, quando era una giovane donna nello splendore della gioventù.
Nonostante ora i capelli di Giada fossero brizzolati, i suoi occhi verdi restavano intensi e profondi. Ogni estate, quando il cielo cominciava a farsi più chiaro al mattino e l’aria profumava di mare e di promesse, Giada tornava lì.
La stessa spiaggia, la stessa sabbia che scottava sotto i piedi. Non serviva chiudere gli occhi: ogni ricordo, ogni cosa la riportava indietro, come se il tempo tornasse dolcemente.
Era l’estate del 1985.
Mentre si sedeva in riva al mare, indossando un vestito chiaro a fiorellini, l’acqua le bagnava i piedi. Guardò il vestito e sorrise tra sé e sé. Le tornò in mente quel giorno di quarant’anni prima: un pomeriggio estivo, il tramonto colorava intensamente il cielo, e i raggi rossastri accarezzavano la sua pelle. La mente tornò a volare nel passato.
Era un pomeriggio d’agosto, caldo, poco ventilato. Giungeva il tramonto, quando aveva conosciuto Luca. Lo aveva notato già nei giorni precedenti: sedeva sul molo, con i piedi penzoloni sull’acqua e un quaderno sulle ginocchia. Disegnava navi. Indossava sempre una camicia bianca, le maniche arrotolate fino al gomito.
Giada si avvicinò. Voleva dirgli qualcosa.
Luca era molto abbronzato, con capelli scuri, mossi e leggermente lunghi.
«Salve, sono Giada. Sei bravo a disegnare. Ti piacciono le partenze?»
Lui si girò, le sorrise. Giada rimase colpita dall’azzurro dei suoi occhi. Portava baffi e barba di tre giorni.
«No,» rispose, «mi piacciono i ritorni. Ma quelli veri sono rari.» Poi si presentò: «Sono Luca.»
«Posso vedere i tuoi disegni?»
Lui annuì.
Giada si sedette accanto a lui. Luca sfogliò il suo quaderno e le descrisse le sue navi.
Da quell’incontro nacque un’amicizia profonda, che presto sbocciò in amore.
Da quel giorno, l’estate divenne unica, speciale, indimenticabile.
Erano giovani e pieni di vita. Ogni mattina un tuffo, ogni pomeriggio un sogno, ogni sera un tramonto da guardare insieme, mano nella mano, come se il mondo non esistesse oltre la linea dell’orizzonte.
Luca le raccontava dei viaggi che sognava: barche a vela tra le isole greche, la luce rosa di Lisbona, i porti del Sud dove le lingue si mescolano come onde. Lei lo ascoltava e, a volte, condivideva i viaggi che aveva fatto. Ma ogni volta, alla fine dei suoi racconti, Luca la guardava serio:
«Non avrebbe senso vedere il mondo se tu non ci sei.»
Si erano innamorati. Giada si lasciava amare come si lascia il sole scaldare la pelle: senza resistere, senza paura.
Quell’estate fu breve e intensa, come tutte le cose preziose.
L’estate stava per finire. Lui doveva partire; lei, tornare all’università.
Luca partì a inizio settembre, con una borsa leggera, il quaderno dei disegni e mille promesse negli occhi. Fu difficile salutarsi.
«Scrivimi,» gli disse lei, cercando di sorridere.
«Scriverò ogni giorno,» rispose lui. E lo fece. Per un po’.
Le lettere parlavano di mari azzurri, di notti stellate, di paesi lontani. Ma poi arrivarono sempre più rare, fino a smettere. Lei le conservò con cura: erano tantissime.
Giada non seppe mai se fosse stata una scelta, il destino o semplicemente la vita.
Nel frattempo, si era laureata, aveva incontrato l’amore, costruito una famiglia. Ora era sola. Non era più sposata, i figli erano adulti e avevano la loro vita. Luca, però, continuava a vivere nei suoi ricordi — forse perché era stato il suo primo amore, e lei non aveva mai saputo cosa gli fosse accaduto.
Ma non lo dimenticò.
Ogni estate tornava lì, al molo dove si erano incontrati. Guardava le navi passare, e in ogni silhouette all’orizzonte cercava la forma del suo viso.
Il tramonto era il momento che amavano particolarmente: quando il cielo si tingeva d’arancio e il mare sembrava trattenere il fiato. In quei minuti silenziosi, lo sentiva ancora accanto — la sua mano sulle sue, la voce che sussurrava:
«Ovunque vada, tu sei la mia casa.»
Ora Giada era una donna realizzata e felice, ma qualcosa in lei rimaneva giovane, come una fiamma che non si spegne. Non aveva mai smesso di credere che il vero amore non sparisca. Cambia forma, forse. Ma resta.
E se un giorno, tra tutte quelle navi lente, una dovesse finalmente tornare, lei sarà lì. A sorridere. Ad aspettare.
Non per chiedere spiegazioni.
Non per rimproverare il tempo.
Ma solo per dire: «Bentornato.»

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