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ALLEGORICO
02 Febbraio 2026 - 06:00
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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C’era una volta, in un tempo che non stava scritto su nessun calendario, un paese chiamato Borgovento. Sorgeva tra una collina morbida e il mare inquieto, e il vento lo attraversava come un pensiero che non vuole stare fermo. A Borgovento le finestre erano spesso aperte, non per distrazione, ma perché lì tutti sapevano che il vento aveva qualcosa da dire.
In quel paese viveva una bambina che tutti chiamavano Minù. Aveva occhi attenti e mani curiose, e la strana abitudine di raccogliere oggetti trovati per caso: un bottone caduto, una chiave arrugginita, un pezzo di vetro levigato dal mare. Minù non cercava nulla in particolare, ma sembrava che le cose, a volte, cercassero lei.
La prima chiave la trovò una mattina qualunque, lungo la strada per la scuola. Era fredda e un po’ consumata, come se avesse già aperto molte porte. Minù la raccolse senza sapere perché, ma sentì che doveva tenerla con sé.
La seconda chiave arrivò giorni dopo, nascosta sotto una panchina della piazza. Era diversa dalla prima, più leggera, quasi delicata. Minù cominciò a capire che non si trattava di semplici coincidenze.
La terza chiave non la trovò subito. Comparve quando Minù smise di cercarla: era appesa a un filo sottile, che il vento faceva oscillare davanti alla sua finestra. Non brillava più delle altre, ma sembrava viva.
Quella notte il vento parlò.
«Le chiavi che hai trovato non aprono porte comuni», sussurrò. «Ognuna di esse apre qualcosa che non si può toccare».
Il giorno seguente, al centro della piazza, apparve una porta. Non era attaccata a nessun muro. Stava lì, semplicemente, come se avesse sempre fatto parte del paese.
Minù inserì la prima chiave.
La porta si aprì sul passato.
Davanti ai suoi occhi comparvero ricordi: risate forti, giornate luminose, mani che si stringevano. Ma c’erano anche pianti, addii, errori e momenti difficili. Minù capì che nulla era stato inutile. Le cose belle avevano dato gioia, quelle brutte avevano insegnato a resistere. Tutto aveva contribuito a rendere le persone ciò che erano diventate.
La porta si richiuse dolcemente.
Con la seconda chiave, Minù aprì il presente.
Vide emozioni vive: amore, entusiasmo, desiderio di vicinanza. Ma accanto a esse c’erano le paure, i dubbi, le insicurezze che spesso si tengono nascoste. Il presente non era perfetto, ma era vero. Respirava.
Allora Minù pensò che la terza chiave avrebbe senz’altro aperto il futuro. Tutta eccitata provò a usarla, ma la porta non si mosse.
Passarono dei giorni lunghi e piovosi. Minù teneva forte la chiave tra le mani, ma la magia sembrava svanita. Che fosse stato solo un sogno? Aveva davvero immaginato tutto? Triste e pensierosa, quella notte decise che non avrebbe più ascoltato il vento, chiuse la finestra e si addormentò.
A un tratto la finestra si aprì dolcemente e un soffio di vento entrò nella stanza, sfiorandole il viso.
«Quella chiave non può funzionare da sola», disse il vento. «Solo l’amore apre la porta del futuro».
Trascorsero anni. Le stagioni si ripetevano uguali, gli inverni erano magici e le estati dirompenti, le primavere portavano allegria e gli autunni tanta voglia di tenerezza. La porta nella piazza era sempre lì, ormai la gente ci passava accanto con indifferenza.
Un giorno di maggio Minù incontrò un’altra persona e, nonostante i raggi del sole che le accarezzavano la pelle, sentì un brivido attraversarle il corpo: al collo portava con sé una chiave speciale. Non era uguale alle altre, ma sembrava simile a quella che tanti anni prima aveva trovato e che aveva custodito nella sua stanza. Adesso capì cosa voleva dirle il vento quella notte.
Trascorsero insieme giorni felici e spensierati fino a che, una notte di dicembre, Minù lo accompagnò nella piazza davanti alla porta. Insieme, le due chiavi girarono nella serratura e la porta finalmente si aprì, questa volta sul futuro.
Dietro non c’erano immagini precise né promesse chiare. Il futuro non si lasciava vedere. Ma c’era una sensazione di calore, fiducia, amore. E Minù capì che, anche senza sapere cosa sarebbe arrivato, non c’era nulla da temere.
Perché quando il futuro è attraversato dall’amore, non fa paura.
La porta scomparve, ma nessuno se ne accorse. Borgovento continuava a oscillare dolcemente tra la collina e il mare. Il vento continuò a soffiare, come sempre, sussurrando parole che solo i cuori sensibili sanno ascoltare.
E Minù capì che le chiavi non erano mai state solo oggetti, ma occasioni: per accettare il passato, vivere il presente e aprire il cuore a ciò che verrà.

Testata: Buonasera
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