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FIABESCO
22 Gennaio 2026 - 06:00
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Tobia gestiva la malga d’alta quota “Cavallera” con la moglie Teresa e vari pastori, che assicuravano la vigilanza degli animali: di giorno nei pascoli prativi e di notte nella grande stalla, detta anche “Barco”.
Una o due volte al giorno sospendeva il lavoro in malga e si recava nel vicino rifugio alpino per bere una birra, immersa nell’acqua freschissima della sorgente che zampillava nella vasca della fontana e veniva raccolta, nel bosco, attraverso canalette semicircolari di corteccia di pino.
Un giorno, mentre stava degustando la gradita bevanda, sentì dire da una persona a quella accanto che, in una grande radura con numerosi e coloratissimi rododendri, situata oltre la malga, era stato trovato un biglietto di colore giallo sul quale era scritto – anche se si leggeva con difficoltà a causa della scoloritura della grafia:
«A chi trova questo biglietto e lo conserverà sempre in tasca sarà assicurata l’invisibilità. A una condizione: per due giorni non dovrà parlare con una donna, altrimenti l’invisibilità svanirà. Un altro messaggio, uguale, si trova tra le piante: cercatelo.»
Tobia, senza lasciar trasparire stupore per l’eccezionale notizia, dopo aver salutato frettolosamente il gestore del rifugio, raggiunse la casara della malga, dove la moglie stava spellando un pollo al quale aveva tirato il collo per farlo arrosto la domenica successiva, e le disse:
«Teresa, questo pomeriggio mungi tu le mucche assieme ai pastori, perché io devo andare nel bosco per accertarmi di alcune cose che ho sentito dire poco fa al rifugio alpino.»
Si guardò bene dal dire esattamente cosa fossero quelle “cose”, altrimenti sarebbe caduto il palco.
Lei, con grande curiosità, controbatté:
«Almeno dimmi quello che cerchi!»
fortemente stupita da quella strana ricerca, e soggiunse:
«Sono trent’anni che siamo insieme quassù in malga, ma non è mai successo che tu sia andato a cercare qualcosa nel bosco.»
«Ti posso dire solo, signora ficcanaso,» replicò Tobia, agitatissimo per la ricerca che doveva svolgere, «che se quelle cose che cerco le trovo dovrò lasciarti per un po’ di tempo, e ti dovrai arrangiare facendo tutto da sola, con i pastori.»
Pur avendola di fronte, non la vedeva: i suoi pensieri erano già rivolti al biglietto. Poi, sbuffando forte e sollevando i capelli della moglie, sbottò:
«Fammi un favore: ora che hai parlato, tappati la bocca, che è sempre aperta come quella delle beccacce. Finisci di spellare il pollo e non ti interessare di cose che non ti riguardano.»
Dopo pranzo, con la giacca sulle spalle e lo sguardo rivolto verso il luogo che doveva raggiungere, si avviò. Al termine di una lunga ricerca, durante la quale il sudore scorreva allegramente sul viso ricoperto di ispida barba grigia, parzialmente nascosto tra le alte piante di un rododendro, la mano destra di Tobia raccolse il miracoloso biglietto.
Si sedette nella folta vegetazione del sottobosco e lesse ciò che vi era scritto:
«A chi trova questo biglietto e lo conserverà sempre in tasca sarà assicurata l’invisibilità. A una condizione: per due giorni non deve parlare con una donna, altrimenti l’invisibilità finirà.»
Su quel messaggio, però, non veniva indicata la presenza di un altro biglietto uguale nella radura.
Con le mani tremanti, Tobia lesse e rilesse il biglietto, come attirato da una calamita. Stravolto, esplose di gioia per averlo trovato e, non sapendo se ridere o piangere di felicità, lo infilò nella tasca posteriore dei pantaloni per non stropicciarlo, mentre pensava:
«Voglio vedere subito se davvero assicura l’invisibilità.»
Invece di proseguire verso la malga, si diresse al rifugio alpino.
Lungo la strada incontrò alcune persone che sopraggiungevano in direzione opposta ma, essendo impegnatissime a osservare il lontano orizzonte segnato da numerose e bellissime vette accarezzate dalla neve, non si accorsero della presenza di Tobia, il quale pensò:
«Ma allora è proprio vero che sono diventato invisibile!»
Arrivato al rifugio, vi entrò, ma le persone, impegnatissime ad ascoltare un turista che raccontava bellissime barzellette, non si accorsero della sua presenza. Tobia raggiunse così la certezza di essere diventato invisibile.
Nella mente di Tobia mille pensieri passeggiavano continuamente:
«Andrò nell’unica banca del paese e mi riempirò le tasche di tanti soldoni. Dovranno scorrere a fiumi gli spumanti che offrirò alle donne più belle del mondo, con le quali trascorrerò giorni felici in loro compagnia. Dormirò in hotel da quindici o venti stelle e frequenterò i ristoranti più famosi di cui parlano i giornali.
Potrò comprare un’auto “Rolls-Royce”, mi sembra si chiamino così quelle grandi automobili degli inglesi sulle quali siedono il re e la regina d’Inghilterra. Farò tutto quello che non ho mai potuto fare e mi darò alla pazza gioia.
Diventerò famoso e mi chiameranno signor Tobia, mentre stenderanno per me lunghissimi tappeti rossi. Potrò avere tutto ciò che ho sempre sognato ma mai potuto avere.»
Arrivato in malga, prima di entrare tolse il biglietto dalla tasca posteriore e lo nascose tra le fessure delle assi della legnaia; poi entrò nella casara, visibile come sempre.
«Moglie!» esclamò rivolgendosi a Teresa, che stava preparando i secchi per la mungitura serale delle mucche. «Domani devo andare giù in paese, perché mi è venuto in mente che devo recarmi in municipio a firmare alcune carte che riguardano l’alpeggio.»
La mattina del giorno successivo, dopo aver salutato la moglie — sempre più stupita dal comportamento del marito — e aver infilato in tasca l’eccezionale biglietto custodito nel solito posto, si avviò verso il paese, che distava alcune ore di impegnativa camminata, senza incontrare nessuno.
Ma lì accadde qualcosa di straordinario, di indescrivibile.
All’altezza della prima casa del paese uscì dalla porta d’ingresso Adalgisa, che era stata, prima del matrimonio di Tobia con Teresa, la sua fidanzata per lungo tempo, e che poi aveva lasciato perché non voleva seguirlo in malga.
Vedendolo dopo tantissimo tempo, lo abbracciò e gli chiese dove fosse stato e perché non lo vedeva più.
Apriti cielo.
Tobia, con gli occhi fuori dalle orbite come se stesse per essere assalito da un orso, urlando e sbattendo braccia e gambe, sbottò:
«Stolta, stupida e meschina donna! Con le tue richieste insulse e insignificanti mi hai fatto perdere l’invisibilità! Per due giorni non dovevo parlare con una donna, e tu, dopo più di trent’anni, compari per rompermi le uova nel paniere come hai sempre fatto quando, purtroppo, ero fidanzato con te! Ma ora te la faccio pagare!»
Prese il rastrello appoggiato al muro della casa dalla quale Adalgisa era uscita e iniziò a farlo roteare come le pale dei mulini a vento, con l’evidente intenzione di colpirla. Lei, però, si spostò abilmente, evitando così i terribili fendenti alimentati da una furia incontenibile.
Solo l’intervento del macellaio del paese, grande e grosso, che stava passando di lì, riuscì a fermare Tobia con le sue forti braccia e poi lo accompagnò in malga.
Maledettamente e moralmente rammaricato, abbattuto, rattristato e deluso dalla vicenda, Tobia chiese scusa al macellaio che l’aveva accompagnato e alla moglie, che nel frattempo era venuta a conoscenza di quanto accaduto in paese proprio dal macellaio.
Seduto vicino alla stufa, sulla quale si stava arrostendo il pollo, pensò:
«Chi troppo vuole nulla stringe. È più gratificante la mia attività di malgaro che essere sottomesso dai castelli in aria eretti da sogni irrealizzabili di soldi.»

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Testata: Buonasera
ISSN: 2531-4661 (Sito web)
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