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AGIOGRAFICO
19 Gennaio 2026 - 06:01
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Prologo
Anno 0, tempo dell’avvento di Cristo Signore.
Si narra che, prima della venuta del Messia, sulla terra non esistessero i pettirossi, ma una sorta di passeri senza nessuna particolare accezione, che comunque rallegravano i campi in fiore, come tutti gli altri uccellini.
Tutto nacque nel mistero di una notte stellata, sotto la meraviglia di una sorta di ispirazione divina. Da un po’, infatti, succedevano cose molto strane e si sentiva nell’aria, per gli orecchi pii più allenati, una melodia che cantava una parafrasi sconosciuta; pare si trattasse di un’antica nenia, che solo alcuni vecchi conoscevano come metafora della vita rinnovata:
«Nel gelo un cuore pulsante s’invola,
nel bianco un rosso colore d’amore riluce.»
Premessa
Trentatré anni dopo. In un tempo tanto lontano un uomo venne crocifisso… Ma che dico! In realtà, a quel tempo, molti uomini vennero crocifissi. Tanto che la terra, impoverita da una simile crudeltà, partorì molti profeti e uomini illuminati, i quali guardavano oltre la realtà e vedevano e piangevano e parlavano di luoghi remoti del mondo, dove la terra si ritraeva sotto i piedi degli uomini e spesso vacillavano e cadevano e non riuscivano più a camminare diritto.
Ehhh! Sì!
Erano tempi bui, dove ad ogni altura si poteva scorgere un crocifisso. Erano tempi di guerra amari e crudeli, un po’ come oggi… ma non troppo…
Ritorniamo al nostro uomo.
Era un uomo buono e giusto e misericordioso, il migliore di tutti; lo chiamavano Santo e Taumaturgo e aveva salvato tutti quelli che gliel’avevano chiesto, tante malattie aveva sanato, tanti dolori aveva guarito.
E, non per citare le Sacre Scritture, era il più bello, il più alto tra gli uomini, ma era un poco più piccolo degli angeli.
Sì!
Stiamo parlando proprio del Messia, stiamo parlando proprio di Gesù Cristo che veniva crocifisso in mezzo a tante persone, prese e giustiziate dalla giustizia romana, che aveva condannato, insieme alla corruzione della giustizia ebraica, il mondo a languire nel buio sotto la luce del sole.
Narrazione
In un anfratto, vicino a quel luogo di dolore, fra i rami di un albero lontano, nasceva in un nido un piccolo passerotto.
Da un uovo, come tanti altri, un giorno spuntò un beccuccio e poi la testolina glabra di piume umidicce, di albume di uova fresche. Pigolava incessantemente, chiedendo cibo mal digerito materno, come ogni pulcino. Era nato da due passeriformi e dalle loro amorose cure genitoriali, con le quali avevano intrecciato un nido di rametti spezzati, mai invano!
Come facevano da sempre, distinguendosi per ordine e pulizia nella cura del nido. E con il calore dei propri corpi, timidamente, sfioravano il guscio d’uovo, tenendolo alla giusta temperatura.
Si dice che alla sua nascita un alone, come una ventata di allegria, prese tutta la natura e che anche le ristoppie di grano appena tagliate dai falciatori ridessero nella speranza di una subitanea rinascita.
E fu proprio in quella nicchia, al riparo della storia circostante, che il nostro “eroe” crebbe e divenne adulto. Era proprio un bel uccellino e sapeva farsi amare ovunque: era chiassoso ma audace al tempo stesso, e si racconta che le femmine della sua razza non lo disdegnassero affatto. Fu presto in auge di formare la propria famiglia.
Dovunque si recasse svolazzante, un cinguettio altalenante ripeteva antiche nenie sconosciute ai più, che ammaliavano il cuore di tutti quelli che udivano il suo canto sereno.
Eh! Sì!
Era proprio un passero speciale, vivo e vitale, e anche a me oramai mancano le parole per descriverlo ancora…
Era l’ora nona quando Cristo morì sulla croce, ed era l’ora nona quando il nostro uccellino fu distolto dalle sue scorribande quotidiane, sentendo un dolore acuto al centro del suo piccolo petto.
Un dolore così forte e intenso non l’aveva mai sentito e improvvisamente si trovò fuori del suo mondo, immerso in una fiumana di gente affollata, che urlava dietro un tristissimo spettacolo.
Si avvicinò a quell’orrore con il petto tremante e non capiva ciò che succedeva. Fu il clamore a guidarlo: tra le grida e il silenzio si trovò davanti al Cristo, che sanguinante moriva in croce sotto lo sguardo attonito di tutti.
Il passerotto si stupì che nessuno dei suoi simili si muovesse in difesa di quell’uomo così offeso; mai, infatti, in sua natura aveva assistito a una simile crudeltà, e fu proprio da quel giudizio che una strana sensazione si impadronì di lui.
Una pietà sconosciuta lo animò e le ali presero a sbattere più velocemente. In quella mutazione aveva visto sbattere solo le ali dei colibrì e si sentiva alquanto strano. Poi si trovò quasi in faccia a Gesù e vide una spina.
La più grossa spina che avesse mai visto era proprio conficcata tra l’occhio sinistro e il sopracciglio. A quella tremenda visione il nostro uccellino reagì stranamente, come se dovesse prendersi cura di un proprio simile e, con grande fatica, riuscì con uno sforzo massimo ad afferrare la spina con il suo beccuccio, così come soleva fare con i rametti spezzati dagli arbusti, e se la portò via con grande destrezza.
Fu a quel punto che accadde ciò che non si sarebbe mai aspettato: un fiotto di sangue, al togliere della spina, lo inondò tutto e così, bagnato e impaurito, se ne scappò, volando via da quel luogo verso il nido.
Quando si vide così sporco, andò alla fonte a lavarsi, ma più si bagnava e meno quel colore anomalo, che aveva preso il suo petto, andava via. Ripetutamente si tuffò per lavarsi, ma niente: le macchie di sangue non sparivano e rimaneva impresso uno strano colore tra il rosso e l’arancione.
Di quell’uomo non seppe più nulla… e certo la voce che girava sulla sua resurrezione non sarebbe stato facile farla arrivare fino al regno animale.
Ma spesso tornava in quel luogo contristato, nella sua nuova situazione, quasi per cercare una spiegazione all’accaduto. Oramai era l’ombra di se stesso e se ne stava chiuso nel suo anfratto, triste e solo, quando un giorno venne al suo nascondiglio la sua compagna, per richiamarlo alla stagione degli amori.
Sentì la dolcezza del canto melodioso di lei ma non si mostrò, per paura e per vergogna. Lei, non vedendolo, non si arrese ed entrò nel nido, lo guardò stranita ma non ne ebbe paura o ribrezzo; anzi si avvicinò e parve consolarlo affettuosamente, pulendogli il piumaggio come sogliono fare i passeri.
Fu allora che il nostro eroe rise ancora di speranza ed emise il suono più bello e potente che avesse mai trillato con la sua piccola ugola.
Portentosa sonorità!
Non ebbe più dubbi e si lasciò andare alla sua nuova condizione.
Dopo la cova si schiusero le uova e nacquero i pulcini, ma ciò che venne al mondo non era certo quello che si sarebbero attesi, poiché, nonostante i pulcini fossero appena nati, già si presagiva una certa diversità.
Passò solo qualche tempo e già si cominciava ad intravedere la macchia rossa sul petto, come l’aveva il papà. Un poco stupiti si armarono di coraggio e si avventurarono nel mondo, che non li cacciò ma li accettò…
Così si racconta che da questa nuova famigliola, instauratasi in questo modo rocambolesco nella natura, nascesse per sempre quella speciale razza di passeri che noi chiamiamo pettirossi.

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Testata: Buonasera
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