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Il fatto

Droga a Bari, dopo 26 anni la Procura chiede condanne per 450 anni di carcere. I nomi

La requisitoria del Pubblico ministero sul processo ai danni del clan barese "Velluto": alla sbarra 34 imputati

Avvocati in aula

Avvocati in aula

BARI - A 26 anni dal primo reato contestato, il lungo processo ai danni del clan barese 'Velluto' sta giungendo alla sua conclusione. Le richieste di condanna avanzate oggi dalla Procura di Bari rappresentano l’epilogo di una vicenda giudiziaria che ha visto alla sbarra ben 34 imputati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e detenzione di stupefacenti e reati in materia di armi.

L’inchiesta, avviata nel lontano 2012, si è protratta per oltre un decennio e ha coinvolto personalità di spicco della criminalità organizzata barese. Tra queste, Domenico Velluto e Giovanni Fasano, presunti capi del clan omonimo, attivo principalmente nei quartieri San Pasquale e Carrassi di Bari, ma con ramificazioni anche nei comuni di Capurso, Acquaviva delle Fonti, Monopoli e Corato.

Le richieste della Procura: condanne per quasi 450 anni di carcere

La Procura, rappresentata dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) Fabio Buquicchio, ha richiesto condanne per un totale di quasi 450 anni di reclusione. Le pene più severe sono state invocate per i presunti capi dell’organizzazione: 30 anni per Domenico Velluto e Giovanni Fasano. Tra gli altri, Carlo Biancofiore rischia 26 anni, Francesco Buono e Mario Di Gioia 25 anni ciascuno, e Angelo Spano 23 anni e 8 mesi. Per Giovanni Belviso è stata chiesta una condanna di 22 anni, mentre per gli altri imputati le richieste variano da 18 anni e 8 mesi fino a 2 anni di reclusione.

Una storia pluridecennale di criminalità organizzata

Gli eventi contestati risalgono addirittura al 1998, con la maggior parte dei reati commessi tra il 2002 e il 2004. Molti di questi reati, tuttavia, sono ormai caduti in prescrizione. Quattro imputati potrebbero vedere la loro posizione archiviata per questo motivo.

Il processo ha rivelato un'organizzazione criminale ben radicata e strutturata, dedita principalmente al traffico di droga e ad altre attività illecite, che ha operato per anni senza essere fermata. Gli atti d'accusa dipingono un quadro inquietante della capacità del clan di infiltrarsi e controllare varie attività nel territorio barese e oltre.

Il caso Francesco Vitale: un altro tassello nella complessa vicenda

Il processo ha anche toccato la figura di Francesco Vitale, pusher e protagonista di un drammatico episodio avvenuto nel febbraio 2023. Vitale, 45 anni, è deceduto dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento nel quartiere Magliana di Roma. La Procura di Roma ha recentemente chiesto tre condanne a 18 anni per il suo presunto omicidio. Per il padre di Francesco, Domenico, la richiesta è stata di 10 anni e 4 mesi di reclusione.

L’attesa per la sentenza 

La sentenza, attesa per il prossimo 31 ottobre, sarà preceduta dalle repliche delle difese, che potrebbero influenzare l’esito di questa vicenda giudiziaria lunga e complessa. L'ombra della prescrizione su alcuni capi d'accusa non toglie l'importanza di un verdetto che potrebbe rappresentare un duro colpo per la criminalità organizzata barese e un segnale di giustizia attesa da tempo.

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