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«No alla chiusura del Pronto soccorso di Manduria»

Ospedale Giannuzzi di Manduria

Ospedale Giannuzzi di Manduria

MANDURIA - «Si rincorrono nelle ultime ore sempre più pressanti notizie di una proposta avanzata da alcune sigle sindacali di area medica di chiusura del Pronto Soccorso di Manduria, in difficoltà di organico medico. È una possibilità che il Pd di Manduria definisce senza ombra di dubbio vergognosa». Così Teo De Cillis: l’esponente del Partito Democratico manduriano sottolinea come «chiudere il P.S. di un Ospedale che ha una rianimazione attiva e recentemente ammodernata è una contraddizione in termini che genera un circuito vizioso: se si chiude il pronto soccorso tutti i reparti di quel nosocomio perdono ragion d’essere, diventano luoghi di lavoro meno prestigiosi quindi meno attrattivi per il personale medico, quindi progressivamente sempre più carenti di personale». De Cellis ricorda che «quando in epoca di pandemia si è dovuto affrontare l’ondata di contagi qui nella nostra provincia non ci sono stati dubbi: si è fatto ricorso all’ospedale Giannuzzi che, per la presenza della Rianimazione, consentiva l’apertura di 65 posti letto di assistenza Covid, chiudendo tutti i reparti esistenti, servizi annessi, per trasformare il Presidio Ospedaliero manduriano in ospedale full Covid al servizio dell’intera provincia. Ora si pensa di ripagare lo sforzo e l’impegno degli operatori e della popolazione con una ulteriore dequalificazione dei servizi sanitari del territorio?» Il Pd di Manduria chiede che «immediatamente si attivi un tavolo congiunto Sindaco, Asl e Regione per potenziare l’organico del Pronto Soccorso e degli altri reparti in difficoltà, anche in considerazione del fatto che il Giannuzzi è l’unico Ospedale periferico della provincia dotato della rianimazione». Quello dell’emergenza Pronto Soccorso è ad ogni buon conto un tema che sta caratterizzando purtroppo questa estate su tutto il territorio pugliese. I pronto soccorso pugliesi vanno tramutandosi in «veri lazzaretti con la difficoltà, se non l’impossibilità, per i pochi medici addetti di svolgere il proprio lavoro professionale nel migliore dei modi e per i pazienti di ricevere una risposta adeguata alle proprie richieste di salute», come si legge nel j’accuse dei sindacati Cigl medici, Smi, Snami, Simet e Ugs medici nei confronti della Regione Puglia. «I medici sono allo stremo» dicono i sindacati riferendosi anche al caso del decesso a Manduria del medico Giovanni Buccoliero. «Da alcuni anni - ricordano i sindacati - denunciamo le gravi difficoltà del Sistema sanitario regionale pugliese. La totale assenza negli anni di una seria programmazione insieme alla pessima organizzazione e gestione ha reso urgente ed indifferibili le risposte da parte dell’assessorato alla Salute. Segnaliamo da tempo la mancanza di medici negli ospedali con le ovvie conseguenze per i malati; la fuga dei colleghi dal Dipartimento di Emergenza-Urgenza 118 le cui ambulanze sono molto spesso senza medico». Sempre i sindacati ricordano i “medici costretti a svolgere turni di lavoro massacranti e a rinunciare spesso al previsto riposo tra un turno e l’altro. Questo comporta seri rischi per la qualità della prestazione offerta ai pazienti e seri rischi per la incolumità stessa della salute dei medici»: da qui l’invio a tutti i prefetti della Puglia di una lettera «in cui evidenziavamo le difficoltà a lavorare in queste condizioni ricordando che le vittime di tale incuria sono proprio i medici e i cittadini malati».
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