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Sommergibile Scirè, accordo per dare un nome ai marinai caduti. Le foto

Università di Bari e Trieste analizzeranno i resti custoditi nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare

BARI - Restituire un’identità ai marinai morti in guerra e rimasti senza nome da oltre ottant’anni. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato a Roma, nella biblioteca storica di Palazzo Marina, tra l’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa e le Università di Bari e Trieste per lo studio dei resti dell’equipaggio del sommergibile Scirè oggi custoditi nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare del capoluogo pugliese.

Alla firma hanno partecipato il generale di corpo d’armata Andrea Rispoli, la rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli con il professor Paolo Fattorini e il rettore dell’Università Aldo Moro di Bari Roberto Bellotti affiancato dai professori Valeria Santoro e Francesco Introna.

L’accordo regola le operazioni scientifiche finalizzate all’identificazione dei militari. L’Istituto di Medicina Legale dell’ateneo barese effettuerà gli esami antropometrici mentre l’università di Trieste si occuperà delle analisi genetiche. Ai due atenei saranno affidate 14 delle 42 cassette ossario contenenti i resti recuperati, per una prima verifica di fattibilità che dovrà stabilire se sia possibile arrivare a un riconoscimento certo.

L’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa mantiene il compito di censire, raccogliere e custodire le salme dei caduti e di curare i sepolcri militari in Italia e all’estero. Lo studio multidisciplinare rappresenta un passaggio fondamentale per trasformare quei nomi oggi sconosciuti in identità riconosciute, contribuendo alla salvaguardia della memoria storica della Seconda Guerra Mondiale.

Il sommergibile Scirè è uno dei simboli più celebri della Marina italiana. Costruito a Muggiano, fu varato il 6 gennaio 1938 ed entrò in servizio il 25 aprile 1939. Divenne protagonista di operazioni militari culminate il 18 dicembre 1941 con l’azione nel porto di Alessandria d’Egitto che danneggiò le corazzate britanniche Queen Elizabeth e Valiant.

Il 6 agosto 1942 partì da Lero diretto ad Haifa ma i messaggi cifrati furono intercettati dai britannici. Il 10 agosto alle 10.30 la corvetta Islay lo colpì con bombe di profondità. Gravemente danneggiato, il sommergibile emerse ma venne nuovamente attaccato e affondò con 60 uomini a bordo.

Il 14 agosto furono ritrovati sulla spiaggia di Haifa i corpi di due incursori, il capitano commissario Egil Chersi e il secondo capo Eugenio Dal Ben, sepolti con onore militare e rimpatriati nel 1965. Gli altri marinai rimasero a 35 metri di profondità e il 31 agosto 1942 l’unità fu dichiarata dispersa in azione di guerra. Il 28 aprile 1943 allo Scirè venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Grazie alla nave Anteo della Marina Militare furono recuperate 42 salme, rientrate in patria il 15 ottobre 1984 e tumulate a Bari in un sacello comune, tutte classificate come ignote per l’assenza di elementi identificativi. 16 marinai restano ancora sul fondo del mare. Il relitto è stato sigillato nel 2002 e nel maggio 2025 è stato dichiarato Sacrario Militare.

Oggi, con il nuovo protocollo, la ricerca scientifica prova a colmare quel vuoto di identità, restituendo ai caduti dello Scirè non soltanto memoria ma anche un nome.

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