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Il fatto

Stadio Iacovone, il cantiere a metà strada: Taranto misura il cambiamento

Dopo 200 giorni dall’avvio dei lavori, il nuovo impianto che ospiterà i Giochi del Mediterraneo 2026 racconta una città in trasformazione. Tra avanzamenti concreti e una corsa contro il tempo, il progetto entra nella sua fase decisiva

TARANTO - Duecento giorni di cantiere alle spalle e altrettanti davanti. È esattamente a metà del percorso il progetto del nuovo Stadio Erasmo Iacovone, destinato a diventare uno dei cuori pulsanti dei Giochi del Mediterraneo 2026 in programma ad agosto a Taranto. Un traguardo intermedio che non è solo una scadenza sul cronoprogramma, ma un momento di verifica concreta di quanto è stato fatto e di ciò che resta da completare.

Le immagini diffuse in queste ore raccontano con chiarezza il cammino compiuto. Dall’avvio del cantiere ai primi getti strutturali, fino alla progressiva definizione delle nuove gradinate e delle coperture, il profilo dello stadio ha iniziato a cambiare. Non è un percorso lineare, né semplice. In questi 200 giorni il cantiere ha dovuto fare i conti con criticità amministrative, passaggi tecnici complessi, procedure burocratiche e condizioni climatiche non sempre favorevoli, elementi che hanno imposto continue rimodulazioni del lavoro senza però arrestarne l’avanzamento.

Alla guida di questo processo c’è Massimo Ferrarese, presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo, che ha scelto di affidare ai social il racconto di questa tappa. “Dai primi getti alle nuove gradinate e coperture. Continuiamo così”, ha scritto, accompagnando la frase a una sequenza di immagini che mettono a confronto l’inizio del cantiere e lo stato attuale dei lavori. Un messaggio essenziale, che restituisce l’idea di un percorso ancora lungo ma ormai chiaramente tracciato.

Il confronto con i rendering di progetto aiuta a comprendere dove si arriverà tra altri 200 giorni. Le simulazioni mostrano uno stadio completamente rinnovato, pensato per rispondere agli standard richiesti da un grande evento internazionale e, allo stesso tempo, per restare un’infrastruttura funzionale alla città anche dopo la chiusura dei Giochi. È in questo equilibrio tra evento e futuro che si gioca una parte importante della sfida.

Il cantiere dello Iacovone è così diventato una sorta di termometro del cambiamento urbano. Non solo un’opera pubblica, ma un segnale visibile di una trasformazione più ampia che coinvolge infrastrutture, spazi e percezione della città. Taranto si prepara a essere osservata da un pubblico internazionale e lo fa misurando ogni giorno la distanza tra ciò che era e ciò che sta diventando.

Senza retorica, i numeri parlano chiaro. Metà del tempo è trascorso, metà del lavoro resta da fare. La posta in gioco è alta e il margine di errore ridotto. Ma proprio per questo, ogni avanzamento assume un valore che va oltre il singolo cantiere. È la dimostrazione che, nonostante ostacoli e complessità, il percorso è avviato e procede. E che, insieme allo stadio, anche Taranto sta cambiando volto, preparandosi a essere al centro del mondo sportivo e mediterraneo nella prossima estate.

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