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Taranto

Non di solo Carrino vive piazza Fontana. Ecco un nuovo scenario progettuale

L’architetto e urbanista Antonio Fanigliulo interviene sulla trasformazione della piazza, proponendo uno studio di fattibilità alternativo ai progetti oggi in discussione e richiamando l’attenzione sulla tutela della Città Vecchia

TARANTO – Il confronto sulla riqualificazione di piazza Fontana continua a suscitare attenzione e prese di posizione nel mondo istituzionale, associativo e professionale. In questo contesto si inserisce l’intervento dell’architetto Antonio Fanigliulo, noto urbanista jonico, che ha deciso di contribuire al dibattito pubblico presentando un concept progettuale alternativo, accompagnato da uno studio di fattibilità e da una memoria illustrativa. Una proposta che nasce, come sottolinea lo stesso professionista, dall’attaccamento alla città e dall’esigenza di offrire una riflessione tecnica e culturale capace di orientare scelte ritenute decisive per il futuro della Città Vecchia di Taranto:

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Arch. Antonio Fanigliulo:

Il dibattito mediatico sviluppatosi intorno al progetto di ristrutturazione di PIAZZA FONTANA, nella Città Storica di Taranto; la tardivissima (50 anni) Determina Dirigenziale n. 622/2026 rilasciata dalla Divisione Urbanistica dello stesso Comune; i lunghi tempi e le incertezze del nuovo P.U.G.; le altre iniziative della Pubblica Amministrazione, relative a non meglio definite “collaborazioni” sui temi della Rigenerazione Urbana; oltre alla totale assenza di una reale “VISIONE”, sembrano mostrare sempre più lo smarrimento e l’imbarazzo del Governo del Territorio nel gestire la complessità urbanistica: ovvero la programmazione e le scelte urbatettoniche strategiche, più fondate e decisive per la città di Taranto e il suo territorio.

Forse è il caso di prendere definitivamente atto che i “tempi”, i “temi” e le prerogative dell’Urbanistica non sono più compatibili con quelli socio-economici e culturali della società e del Paese: sempre più improvvisando, sembra proprio si navighi a vista. E non si intravede all’orizzonte una classe politica, dirigenziale e professionale sufficientemente preparata, avanzata e determinata, in grado di fornire indirizzi condivisi, efficienti, corretti e certezze attendibili.

Intanto Taranto continua a perdere proprio la materia prima con la quale si costruisce e si tiene in piedi la città: la sua risorsa più pregiata, il Capitale Umano.

Tutto ci , ritenuto di fondamentale importanza per il “Diritto alla Città” di ciascun abitante e per il benessere sociale, individuale e collettivo, non pu  lasciare indifferenti e impone una seria e profonda riflessione su “architettura e urbanistica, case e città: la città del futuro tra intelligenza artificiale e transumanesimo”.


Da qui una doverosa precisazione: ripensare lo spazio urbano in maniera seria, consapevole, determinata e responsabile!

Dagli interventi mediatici che si susseguono e da quanto è possibile leggere in merito al progetto e agli imminenti lavori per la riqualificazione di Piazza Fontana, al di là di alcune prese di posizione gratuite o di parte, talvolta contraddittorie — e salvo rarissime eccezioni, per quanto molte siano condivisibili — emerge tuttavia con chiarezza un dato: a tutti sfugge LA DIMENSIONE URBANISTICA del tema/ problema, ovvero l’assoluta mancanza di visione, di contenuti e di finalità urbanistiche nei pensieri critici sull’intervento proposto.

L’area di Piazza Fontana — che non è un’area residuale né un semplice spazio a giardinetti pubblici — a meno di non compromettere l’intero Centro Storico, è parte integrante, sostanziale e imprescindibile della Città Vecchia di Taranto; persino uno standard urbanistico (D.M. 1444/68). La sua lettura non può essere avulsa dal contesto urbanistico-storico generale dell’Isola Madre e dell’intera Città dei Due Mari. La sua valenza urbanistica è assoluta, prioritaria e imprescindibile: fin dalle origini cinquecentesche, e ancor prima, nonostante le successive trasformazioni, essa è e costituisce l’Agorà della Città Vecchia di Taranto.

Piazza Fontana, già “PIAZZA”, sottratta all’uso funzionale pubblico e collettivo, non può essere “consacrata” ed esclusivamente considerata in funzione dell’opera d’arte scultorea in essa collocata. Come già alle sue origini, l’intera piazza, per intercettare la condizione esistenziale dei cittadini nel loro tempo, deve servire e rispondere alle esigenze plurifunzionali degli abitanti. Pertanto, appare evidente che essa debba essere totalmente liberata dall’opera d’arte che oggi la occupa e la insidia, per essere restituita alla piena funzionalità pubblica e alla disponibilità urbana per i più svariati usi collettivi.

Per quanto si tratti di un’opera artistica, l’area della PIAZZA-AGORÀ non può  essere sacrificata per contenere e fungere da passe-partout ad un’opera scultorea.

Prerogativa che non fu concessa nemmeno al David di Michelangelo in Piazza della Signoria a Firenze.

Non a caso, la sociologia urbana più avanzata osserva: «In un’epoca di crescente isolamento sociale e frammentazione urbana, la mancanza di autentici spazi di incontro come l’agorà dell’antica Grecia aggrava problemi come il razzismo, la violenza e la disuguaglianza. Ripensare gli spazi urbani è cruciale per recuperare la coesione sociale, creando luoghi dove dialogo, confronto e comunità possono prosperare».

Si ha l’impressione che il ridisegno della piazza operato da Nicola Carrino tra il 1983 e il 1992 — che non era né architetto né urbanista — sia avvenuto disegnando su un “foglio bianco” e non su una “mappa urbanistica”.

La piazza è, per definizione, uno spazio pubblico polifunzionale, non il passe-partout per un’opera scultorea o per una “installazione artistica”.

Come osservato da molti, non si pu  sottacere che l’opera scultorea/installazione di Carrino, nello spazio attuale di Piazza Fontana, risulti oltremodo forzata e costretta, quasi violenta, fuori scala e priva di respiro, persino incongrua: una “accozzaglia”, come molti la definiscono.

Pertanto, se si riconosce la validità dell’opera artistica di Nicola Carrino, non altrettanto pu  dirsi per la sua attuale collocazione e, soprattutto, per la conformazione della piazza.

“Un intervento infelice”: così pu  definirsi la trasformazione della piazza inaugurata nel 1992. Si teme che l’intervento che il CIS si appresta a realizzare possa peggiorare ulteriormente la situazione.

Le Corbusier ammoniva: «Ciò che non è funzionale non è neanche bello».

Nonostante ciò, la scultura del grande Maestro Nicola Carrino — che peraltro ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente, apprezzandone il pensiero artistico oltre che le opere — non va assolutamente strumentalizzata, né travisata o stravolta, né distrutta, smembrata o snaturata, come invece sembra avvenire nel progetto che il CIS intende realizzare.

Al contrario, previo un attento rilievo fotografico e plano-altimetrico, eseguito con estrema cura e precisione fino ai minimi dettagli (in particolare quelli costruttivi), secondo i criteri del restauro architettonico filologico, l’opera va accuratamente smontata, pezzo per pezzo, ripulita (possibilmente senza cancellare la patina del tempo) ed eventualmente restaurata nelle parti degradate.

Successivamente, scevra da contaminazioni improprie e incongrue, dovrà essere trasferita e integralmente ricostruita in un luogo urbano pubblico primario e idoneo, capace di valorizzarne la spettacolare euritmia spaziale. La ricollocazione dovrà avvenire mediante uno specifico progetto architettonico di elevata qualità formale e creativa, che restituisca l’opera alla sua concezione originaria di ordine e rigore geometrico, carattere distintivo del lavoro di Nicola Carrino.

Il nuovo sito dovrà consentire una fruizione a 360°, con adeguata profondità di campo e inquadrature ampie e pulite, possibilmente tra terra e cielo, verde e mare, per apprezzare pienamente l’opera nella sua essenza, consistenza e armoniche proporzioni auree.

Per ovvie ragioni, non si indicano qui luoghi specifici. Il quartiere Borgo e la stessa Città Vecchia di Taranto offrono numerosi siti di grande potenzialità, interesse naturalistico e paesaggistico, che attendono da tempo di essere individuati, sottratti all’oblio, qualificati e valorizzati: basta guardarsi attorno.

Per quanto ancora nel dibattito in atto, al di là delle posizioni gratuite o di parte, ci  che più sconcerta, appare pregiudizievole e inquietante del progetto posto a base di gara per la cosiddetta “riqualificazione” di Piazza Fontana — oltre alla totale assenza di contenuti urbanistici e alla banalità di quelli architettonici — è la manomissione e lo stravolgimento, se non la cancellazione, del pensiero artistico e identitario dell’opera di Nicola Carrino.

Il risultato non produce alcun valore aggiunto per la piazza, che, svuotata del suo significato originario, risulta comunque vuota, dozzinale, anonima e sterile, destinata al semplice attraversamento. A ci  si aggiunge la penalizzazione determinata dall’ibrida “stele” centrale (così viene percepita la fontana), che rende l’area totalmente afunzionale e incompatibile con le esigenze collettive che una piazza deve intercettare: eventi, manifestazioni, concerti, balli, mercatini, esposizioni, performance, giochi per grandi e piccoli, ecc.

Né ci si deve lasciar ingannare dagli effetti speciali dei rendering costruiti ad arte: i progetti si leggono innanzitutto in 2D, attraverso piante, prospetti e sezioni.

Infine, di quale rigenerazione urbana e riqualificazione della piazza si pu  parlare se, realisticamente, non si tiene conto della viabilità, non si risolvono i problemi dei parcheggi e non vengono previsti i servizi primari e i vani tecnici necessari al corretto funzionamento della piazza stessa?

Per il nostro pragmatismo, per non restare teorici e vaghi e per offrire un contributo civile e professionale, seppur attraverso un semplice studio di fattibilità e di massima, ci premuriamo di avanzare una IPOTESI PROGETTUALE ALTERNATIVA a quella del CIS (molte altre sono possibili e auspicabili).

Concettualmente – considerando il contesto storico nel quale si opera – si riparte dalla configurazione originaria della piazza (ante Carrino) e dalla “fontana ottagonale” collocata nel suo baricentro. Conservando il fulcro e l’impianto plano-altimetrico ottagonale, si interviene semplicemente “arretrando” di pochi metri, lungo la loro bisettrice, gli otto moduli angolari di base aperti a 135°, alti 80 cm e contenenti i “catini” di lavaggio e abbeverazione – per fortuna uno di essi è ancora rinvenibile in loco.

Tale “traslazione geometrica” consente di ottenere dei “varchi” centrali su ciascuno degli otto lati, dai quali le persone possono comodamente fluire all’interno della fontana, dove si viene a creare un nuovo e ampio spazio (circa 1.325 mq), “protetto” dagli stessi moduli “primari” della fontana originaria. Dal lato interno, questi ultimi fungono da “sedute” e definiscono una vera e propria “cavea”. Il rapporto funzionale “fontana-utente” risulta così incrementato dal doppio uso dei moduli, sia “interno” sia “esterno”.

A dominare l’impianto geometrico dell’intera area e a conferire identità architettonica alla piazza resta il manufatto storico originario, rivisitato e alleggerito della sua parte superiore, ormai superflua, al fine di non renderlo invasivo e, soprattutto, di consentire una vista e una lettura quanto più integrale e limpida possibile del paesaggio antropico della Città Vecchia e di quello naturale del Mar Piccolo che circondano la piazza.

Senza stravolgere o travisare i connotati storici, bensì aggiornandoli, riteniamo che il concept individuato recuperi e salvaguardi la dimensione urbanistica e integri la valenza sociologica dell’area, definendola come vera e propria Agorà Urbana della Città Vecchia di Taranto: uno spazio multifunzionale per la costruzione di un’identità civica condivisa e in contrasto con la frammentazione sociale.

Ancora dalla sociologia urbana: «l’uso dello spazio pubblico resta il palcoscenico privilegiato per esprimere il potere, ma anche il disagio, il dissenso e la protesta: dalla infrastrutturazione urbana si legge la Città».

Nel ripensare lo spazio pubblico, l’Architettura può (e deve) svolgere un ruolo fondamentale, volto ad abbattere barriere di ogni genere e a promuovere l’Umanesimo. Non si tratta solo di costruire edifici o strutture più o meno “belle”, ma di creare luoghi che favoriscano lo scambio, la partecipazione, il dialogo, gli eventi, l’intrattenimento, ecc.

Pertanto, nel convincimento che tutta l’area inerente Piazza Fontana debba essere restituita integralmente all’uso pubblico collettivo; che essa debba conservare e celebrare la memoria storica; riprendendo la geometria ottagonale originaria generata dall’antica fontana baricentrica; abolendo la frammentazione architettonica e rimarcando, con un disegno ad hoc, il fulcro di collocazione della fontana originaria, si è determinato uno spazio completamente libero, in grado di favorire l’interazione e la coesione sociale. Uno spazio destinato a divenire centro del distretto culturale dell’intera Città Vecchia di Taranto, punto di connessione e di aggregazione, nonché nuovo presidio di cittadinanza attiva.

Il piano di calpestio della piazza è quindi contenuto e perimetrato da una “cavea ottagonale” molto bassa (80 cm, tre livelli di sedute), che abbraccia la piazza stessa e, al contempo, lascia inalterata la visione paesaggistica del tessuto storico costruito, delle profondità prospettiche delle strade e, soprattutto, del Mar Piccolo.

Dal centro geometrico – fulcro originario della piazza – oltre allo sgorgare di acqua “danzante”, lanciata ad altezze variabili da “bocchette a raso” collocate a pavimento e quindi calpestabili, si sprigiona anche un ampio fascio ottagonale di luce multicolore  e musica che, oltre ad animare e stupire la piazza, pu , in determinate occasioni, elevarsi oltre gli edifici ed essere visibile anche da grande distanza, oltre il perimetro della stessa Città Vecchia.

Date le notevoli dimensioni di Piazza Fontana (circa 2.374 mq) e al fine di consentire una maggiore accessibilità da ogni lato, il piano di calpestio è previsto totalmente a raso, senza gradini né gradonate calpestabili.

Grazie alla forma ottagonale e ai moduli in pietra calcarea che la perimetrano, questi ultimi, dal lato interno, fungono da “cavea” con sedute regolari, mentre dal lato esterno svolgono una funzione di contenimento per la regolazione delle pendenze del suolo. Nei “varchi” posti su ciascun lato, i dislivelli vengono superati mediante raccordi pendenziali contenuti. In caso di spettacoli o comizi, nell’area interna del parterre possono essere collocati circa 600 posti a sedere, oltre alle circa 400 sedute della cavea perimetrale.

Per CONSERVARE LA MEMORIA STORICA, i “resti” – manufatti originali della vecchia fontana – unitamente alla ricostruzione filologica delle parti mancanti, vengono ricomposti e rimontati nello stesso ambito di Piazza Fontana, precisamente nell’area adiacente affacciata sul Mar Piccolo, collocata lungo una medesima direttrice e a breve distanza (circa 60 m) dal “fulcro”, sedime della collocazione originaria. La fontana viene così resa nuovamente funzionante, con acqua zampillante, perfettamente fruibile dalla cavea e dall’intera area di Piazza Fontana come ridisegnata.

Come già evidenziato, l’opera scultorea del Maestro Nicola Carrino – non essendo legata alla memoria storica della piazza – verrà accuratamente traslata e ricollocata in un luogo più idoneo e coerente con le sue caratteristiche.

Per coerenza intellettuale, etica professionale e completezza progettuale, non si pu  prescindere dal considerare la sistemazione di tutte le altre aree pubbliche esterne ma adiacenti, che gravitano su Piazza Fontana. Ci  non solo per la spazialità che esse offrono, ma anche per le interferenze e le ricadute che producono sulla piazza stessa e, soprattutto, per i servizi che possono garantire.

In primo luogo, per non compromettere il funzionamento e la fruizione della visione artistica, naturalistica e paesaggistica di Piazza Fontana, sarà necessario eliminare totalmente il parcheggio a raso delle auto. Un’occasione favorevole è offerta proprio dall’area adiacente, oggi impropriamente utilizzata come parcheggio (per circa 30 posti auto), nella quale è possibile realizzare un “silos meccanico interrato automatizzato” con una capienza di circa 200 posti auto, oltre ad altri servizi e impianti tecnici necessari. L’intera superficie a raso, di pregio (circa 1.000 mq) e già configurata come “TERRAZZA PANORAMICA” SUL MAR PICCOLO, verrebbe lasciata a “prato verde” per favorire la mitigazione climatica e creare un’oasi di relax per cittadini e visitatori.

Da non sottovalutare, inoltre, la presenza della pregevole tettoia liberty del mercato del pesce, che costituisce parte integrante della piazza, così come il lungomare, da riqualificare e valorizzare. Sempre al fine di garantire il miglior utilizzo di Piazza Fontana, al di sotto di essa sarà opportuno realizzare, in ipogeo, spazi adeguati per ospitare attrezzature, suppellettili e impianti necessari al suo funzionamento.

Infine, meritano particolare attenzione gli assi stradali che convergono o interessano la piazza. In particolare, oltre alla storica Torre dell’Orologio, l’asse di via Duca d’Aosta, centrale e ortogonale a Piazza Fontana, con vista diretta sul prospetto della Stazione Ferroviaria. Tale asse dovrà essere opportunamente considerato e attentamente studiato – unitamente all’intera area di Porta Napoli – sotto il profilo paesaggistico, illuminotecnico, del verde e delle quinte prospettiche.

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