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Il fatto
01 Febbraio 2026 - 07:29
TARANTO - Taranto non solo come polo energetico, ma come laboratorio avanzato di trasformazione ecologica, industriale e occupazionale per l’intero Mezzogiorno. È questa la prospettiva emersa con forza dal convegno “Porti, energia e sviluppo sostenibile”, svoltosi il 30 e 31 gennaio presso il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Due giornate di confronto che hanno posto al centro il ruolo strategico del porto di Taranto nella transizione energetica e nella riconversione sostenibile del territorio.
L’iniziativa è stata promossa dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, nell’ambito del progetto Blue Taras, con il supporto di diversi enti patrocinanti, tra cui il Comune di Taranto. Il confronto ha coinvolto istituzioni, mondo accademico, sistema imprenditoriale e operatori del settore, delineando un quadro in cui lo scalo jonico viene indicato come nodo chiave per energia, ambiente e lavoro.
Nel corso dei lavori è stato più volte sottolineato come il porto di Taranto, grazie alle sue caratteristiche infrastrutturali, industriali e logistiche, possa assumere un ruolo centrale nei processi di decarbonizzazione, nello sviluppo delle fonti rinnovabili e in particolare dell’eolico offshore, oltre che nella riconversione sostenibile dell’area ionica. Taranto è stata indicata come candidata naturale a diventare hub nazionale dell’offshore wind, a condizione però di accompagnare questa opportunità con una governance multilivello, norme più snelle e una visione capace di trasformare le criticità del passato in leve di sviluppo.
In questo scenario si inserisce il messaggio della viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, che ha ribadito il sostegno del Governo al percorso di trasformazione della città e del suo porto. «Il governo intende dare risposte concrete al territorio – ha affermato – restituiremo alla comunità le aree danneggiate negli anni». Secondo la viceministra, «le attività portuali rappresentano un motore di crescita e quello di Taranto è un nodo strategico per la riconversione industriale, che significa anche creazione di nuovi posti di lavoro». Gava ha ricordato come Taranto sia «tra i porti italiani idonei a ospitare l’eolico offshore» e ha sottolineato l’impegno dell’esecutivo a destinare risorse e strumenti di semplificazione: «Il governo vuole mettere i soldi, ma soprattutto mettere persone e aziende nelle condizioni di spenderli, di portare a terra i progetti nel minor tempo possibile». Un passaggio è stato dedicato anche alla competitività del sistema portuale, con l’obiettivo di «evitare la delocalizzazione dei traffici verso altri scali».
La prima giornata si è aperta con i saluti istituzionali di Vincenzo Pacelli, della viceministra Gava, dell’ammiraglio di divisione Andrea Petroni, di Paolo Pardolesi, del sindaco di Taranto Piero Bitetti, del commissario straordinario Vito Felice Uricchio e del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Giovanni Gugliotti. Sono poi seguiti gli interventi di esponenti del mondo accademico e istituzionale, tra cui Stefano Zunarelli, Antonio Messeni Petruzzelli, Isabelle Ryckbost, il contrammiraglio Donato De Carolis e docenti dell’Università di Bari e di Roma.
Il focus della prima giornata, dedicato al tema “Il porto come hub per la transizione energetica”, ha tracciato una linea strategica chiara: accelerare la realizzazione degli investimenti, restituire al territorio le aree da risanare e rafforzare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale come motore di sviluppo economico e industriale. Il confronto ha toccato le infrastrutture di collegamento, la tutela dell’ambiente marino, la dimensione subacquea e i progetti di innovazione tecnologica legati a difesa, sicurezza e sostenibilità. Ampio spazio è stato riservato alla formazione e alla ricerca nelle discipline del mare, così come alle prospettive legate a idrogeno e combustibili alternativi, considerate elementi chiave di uno sviluppo integrato.
La seconda giornata ha spostato l’attenzione sull’eolico offshore, definito uno dei settori più strategici e complessi per il futuro energetico del Paese. Il porto di Taranto, sede dell’unico parco eolico near shore operativo in Italia, è stato presentato come caso di studio di rilevanza europea, capace di generare attorno a sé un ecosistema industriale per la produzione di componenti e impianti. Sotto il coordinamento di Fulvio Mamone Capria, il dibattito ha affrontato i nodi giuridici, industriali e logistici del settore, dal diritto europeo alle rinnovabili offshore alle Zone Economiche Esclusive, fino alla complessità degli iter autorizzativi e alle misure di mitigazione dell’impatto ambientale.
Tra gli interventi della seconda giornata quelli di Nicolò Carnimeo, Vincenzo Cesareo, Salvatore Toma, Giuseppe Danese e di rappresentanti del mondo universitario, industriale e istituzionale, tra cui Vestas Blades Italia.
A tirare le fila è stato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, che ha definito il convegno «un’occasione di confronto di alto profilo su un ambito decisivo per la crescita e la competitività del Paese». Gugliotti ha sottolineato che «la presenza di relatori di rilievo internazionale e della viceministra Vannia Gava ha dimostrato la volontà del governo di procedere verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile», assicurando l’impegno dell’Autorità portuale a «tradurre le visioni emerse in progettualità concrete».
In chiusura, Nicolò Carnimeo ha rimarcato come «la sostenibilità portuale non possa più essere trattata come un insieme di misure settoriali», ma richieda «un cambiamento strutturale del modello di porto e dei suoi assetti di governance». «I porti – ha affermato – non sono più soltanto luoghi di consumo di energia, ma nodi attivi della produzione e distribuzione di energia rinnovabile».
Il convegno si è concluso con una visione condivisa: il porto di Taranto come infrastruttura strategica per energia, innovazione e sviluppo sostenibile, al centro di una nuova alleanza tra istituzioni, territorio e sistema produttivo. Non un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso che vede Taranto candidata a protagonista della transizione energetica nel Mediterraneo, come porto verde, multifunzionale e innovativo.
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