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Rassegna "periferie"

"Grazie della squisita prova": l’omaggio al teatro di Vetrano, Randisi e Borghesi

Al TaTà di Taranto un dialogo generazionale che si interroga sul senso del fare spettacolo oggi

“Grazie della squisita prova”: foto di scena di Paolo Cortesi

“Grazie della squisita prova”: foto di scena di Paolo Cortesi

Dettagli evento

2026-02-07 20:00:00 2026-02-06 23:00:00 UTC "Grazie della squisita prova": l’omaggio al teatro di Vetrano, Randisi e Borghesi Via Grazia Deledda, 74123 Taranto TA, Italia

TARANTO - «Grazie della squisita prova”, il titolo scelto per il loro ultimo lavoro da Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Nicola Borghesi, richiama la celebre frase con cui Leo De Berardinis liquidava, con un misto di eleganza e sarcasmo, le esibizioni meno riuscite. Eppure lo spettacolo che approderà sabato, 7 febbraio (ore 21.00), all’auditorium TaTÀ (quartiere Tamburi - via Grazia Deledda) nell’ambito della stagione “Periferie” del Crest sostenuta dalla Regione Puglia, è l’esatto opposto di un esercizio di stile. È, piuttosto, un atto d’amore profondo, quasi viscerale, verso il teatro.

Un incontro tra mondi distanti

Sul palco non s’incontrano solo tre artisti, ma due epoche e due modi di intendere la scena. Da una parte Enzo Vetrano e Stefano Randisi, coppia artistica storica che dal 1976 attraversa le platee italiane con un magistero riconosciuto. Dall’altra Nicola Borghesi, trentacinquenne tra i più lucidi interpreti del teatro documentario contemporaneo. Vite artistiche che sembrano appartenere a galassie lontane, ma che qui trovano una scintilla comune, un riconoscimento immediato basato sulla necessità del racconto.

Lo spettacolo si muove su un confine fluido tra intervista, confessione e dichiarazione di poetica. Borghesi scrive un copione che diventa un interrogatorio: osserva i maestri dalla platea, entra in scena, espone i propri dubbi di “allievo”.

Dall’altra parte, Vetrano e Randisi rispondono intrecciando i ricordi personali alle memorie dei personaggi che hanno segnato la loro carriera, riportando in vita interpretazioni che sembrano sfidare il tempo.

È un confronto fertile tra la “bulimia inquieta” di chi vuole dire tutto e la “serafica capacità” di chi il palco lo abita da decenni. Al centro, una domanda bruciante: che senso ha fare teatro oggi, in un mondo attraversato da guerre, pandemie e disillusioni?

Il dialogo con il pubblico

Al termine della rappresentazione, il sipario non calerà del tutto: per il ciclo “Parliamone”, gli artisti dialogheranno con la giornalista Marina Luzzi e con il pubblico, trasformando l’esperienza teatrale in un momento di riflessione collettiva.

Info e biglietti: posto unico, 15 euro. Per prenotazioni: 333.2694897.

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