BARI – Una protesta che accende i riflettori sul rapporto tra innovazione e occupazione. Ieri mattina davanti alla Prefettura si è svolto il sit-in dei lavoratori dei call center legati ai servizi Enel, promosso da Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc, per contestare il nuovo bando che, secondo i sindacati, rischia di penalizzare gli operatori a favore dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
A portare il sostegno della Cgil è stata la segretaria generale regionale Gigia Bucci, che ha partecipato alla mobilitazione esprimendo vicinanza a lavoratrici e lavoratori. Secondo Bucci, la vertenza rappresenta un caso emblematico di come l’innovazione tecnologica, se non regolata, possa trasformarsi in un fattore di precarietà e perdita occupazionale.
Nel suo intervento, la segretaria ha sottolineato come il tema non riguardi solo il settore dei call center ma coinvolga l’intero sistema produttivo. Al centro della critica il comportamento delle aziende a partecipazione pubblica, chiamate a rispettare il valore sociale del lavoro. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dello Stato come principale azionista di Enel, elemento che, secondo la Cgil, impone maggiore attenzione alla tutela dei lavoratori.
Bucci ha richiamato la necessità di un intervento della politica e delle istituzioni, a partire dal Governo, affinché i processi di innovazione vengano governati e orientati a migliorare le condizioni di lavoro, rendendole più sicure e meno gravose, anziché generare nuove forme di incertezza.
Nel mirino dei sindacati c’è il bando relativo ai servizi dei call center Enel, che secondo quanto denunciato favorirebbe le aziende che sostituiscono il personale con soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Una prospettiva che, per la Cgil, rischia di compromettere migliaia di posti di lavoro.
La segretaria regionale ha ribadito come il sindacato da tempo segnali i rischi legati a un utilizzo non regolato delle tecnologie digitali, che potrebbero trasformarsi da opportunità di progresso in un ulteriore elemento di instabilità per il mondo del lavoro.
Da qui l’appello alle istituzioni affinché non restino passive di fronte a scelte che incidono direttamente sull’occupazione, ma assumano un ruolo attivo nel garantire equilibrio tra innovazione, diritti e dignità del lavoro.