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Il focus
06 Luglio 2024 - 12:30
Viaggiare in sicurezza
L'estate è da poco iniziata e forse alcuni di noi sono ancora in cerca del luogo ideale dove trascorrere qualche giorno di relax e vacanza.
Ormai ci sono mille modi per viaggiare anche se non si hanno dei compagni ideali perché magari i nostri amici non possono accompagnarci - “we-road”, per esempio, è uno dei vari tour operator italiani che offrono viaggi organizzati in gruppi già precostituiti.
Ma se si decide invece di partire da soli, alcuni interrogativi restano sempre validi, soprattutto se si è donne: “Posso camminare da sola dopo il tramonto?” – “Posso vivere in un appartamento e sentirmi sicura?” – “Ci sono mezzi di trasporto sufficienti a spostarsi di notte e di giorno?”
Quando si viaggia da soli, una delle prime cose su cui ci si interroga è la sicurezza.
In realtà, però, spesso siamo vittime di pregiudizi verso alcune zone e culture, e dopo aver viaggiato tanto da Nord a Sud e da Ovest ad Est nel mondo e aver vissuto in quattro continenti, posso condividere la mia esperienza aiutando forse a smontare qualche preconcetto.
Per esempio: le Filippine sono il paese dove mi sia sentita più sicura in tutta la mia vita. Non mi sono sentita così neanche a Roma, quando studiavo lì, anni fa, in certi quartieri.
L’unica cosa di cui c’è da aver paura, nelle Filippine, sono i tifoni. Ma anche quelli, dopo un po’, quando si inizia a parlare con la gente del luogo e far proprio il loro modo di vedere il mondo, finiscono per essere una variabile possibile ma tutto sommato non così pericolosa, soprattutto se si scelgono delle abitazioni in muratura dove soggiornare e si controlla il meteo.
Dobbiamo sempre ricordarci che non ci spostiamo solo geograficamente, ma anche culturalmente. La criminalità e la violenza, per esempio, credo che non siano caratteristiche determinate solo da fattori come la povertà e il bisogno, ma anche dalla cultura, di un paese. Gli asiatici, in generale, sono popoli dal rispetto molto alto delle leggi, per storia abituati a sottostare a regimi durissimi e non portati alla disobbedienza. Buddisti o induisti per la maggiore, si respira una grande pace nei paesi asiatici. Azioni come il furto o l’aggressione sono estremamente rare, non fanno parte del loro modo di fare e sono condannate unanimemente dalla comunità.
L’Africa, invece, è tutta un’altra storia. La bellezza dell’Africa è infinita e il modo di vivere cosi tanto piu semplice e autentico, personalmente è per me fonte di grande attrazione, ma riguardo alla sicurezza bisogna stare attenti. Quando ho vissuto a Cape Town, in Sud Africa, dovevo prendere delle misure di precauzione uniche. Il divario fra bianchi e neri e ricchi e poveri era così grande che oltre alla povertà, era una città ancora profondamente malata di rabbia, rancore e desiderio di una giustizia malata. Ma parliamo ormai di dieci anni fa. Le cose mi dicono essere molto cambiate da allora. In ogni caso, in Africa bisogna stare attenti. Il Marocco può essere pericoloso verso gli europei e soprattutto le donne per un certo estremismo religioso, in alcune zone; l’Egitto per la criminalità, allo stesso modo. Il centro Africa, per via di lotte interne ancora in atto, lo stigma del “bianco” che ancora esiste intorno al nostro colore della pelle dopo secoli di colonizzazione, violenza e sfruttamento, e la situazione di bisogno estremo di alcune zone, può essere pericoloso. E tuttavia, i villaggi africani, lontani dalle metropoli, sono luoghi molto diversi ed estremamente più sicuri, dove la cultura africana tradizionale si è conservata profondamente e c’è un grande rispetto per il singolo.
L’America è ancora diversa: i miei anni a NY sono stati estremamente tranquilli, almeno finché restavo a Manhattan. Ma ora, dopo gli eventi degli ultimi anni e la politica di “defund the police”, ho trovato New York molto cambiata, potenzialmente pericolosa e razzista. Il resto dell’America, dove ho anche abitato, in posti come l’Idaho, uno stato grande quanto l’Italia e con solo due milioni di persone in totale, mi è sembrato molto sicuro, forse anche per una politica estremamente dura sull’uso e la proprietà di armi, che funziona sicuramente molto come deterrente. Ci sono però le periferie delle grandi città che fanno molta paura, in America. A Los Angeles, a Portland, in Oregon. C’è disagio e rabbia. Se ci si sposta nel Sud America, poi, o nel Centro, cambia tutto. I Caraibi possono essere luoghi dove bisogna avere mille occhi - lontano dai resorts ovviamente, se ci si avventura nei centri - ma dipende anche lì da come ci si rapporta con la gente, e cosa si fa. Sono stata per alcuni mesi due anni fa in Messico, vicino Monterrey, nella città di Saltillo. Aiutavo una comunità di frati in una casa di missione costruita in uno dei quartieri più poveri. I problemi di povertà e droga sono tutt’uno con le comunità, con il conseguente crimine che ne deriva, ma la gente in noi vedeva i “missionari”, persone arrivate per stare con loro, ed eravamo in qualche modo protetti dagli stessi locali.
Infine, ho vissuto in Palestina, un altro luogo vittima di grandi pregiudizi da parte di molti. Per mesi ho abitato a Beit Sahour, un piccolo paesino ai piedi di Betlemme, al di là del muro, in territorio occupato. Un altro luogo dove potevo dimenticare di chiudere la porta di casa la notte, pur avendo solo ventiquattro anni e abitando con un’altra ragazza. Eravamo volontarie per una Ong israelo-palestinese e i nostri vicini ci trattavano come figlie, ci portavano la colazione o il pranzo se cucinavano qualcosa di speciale e ogni giorno ci chiedevano se stessimo bene. Il pericolo ovviamente in quel tipo di contesto esisteva, ma era spesso lontano da dove lo si immaginasse. Gerusalemme, nonostante il turismo, per esempio, poteva rivelarsi un posto molto più caldo di quanto si possa pensare, in alcuni quartieri.
Viaggiando davvero si sperimenta che tante delle nostre paure non avevano senso di esistere, e che altre forse invece dovrebbero nascere rispetto ad altro.
Che la realtà che si incontra è sempre diversa da quella che pensavamo di trovare, e che viaggiare vuol dire una crescita costante e un demolire tutti i nostri preconcetti sulle cose e le persone a cui pensavamo di affidarci e sulla base dei quali interpretiamo la realtà.
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Testata: Buonasera
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