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Il caso

"Buonuscita" per i consiglieri regionali, il ritorno

La proposta di legge in aula martedì

La sede della Regione

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Si scrive “trattamento di fine mandato”, si legge 35.000 euro per i consiglieri regionali per i cinque anni di legislatura. Abrogato nel 2018, il cosiddetto tfm potrebbe adesso essere reintrodotto - con valenza retroattiva... - se passerà la proposta di legge in merito alla quale il Consiglio regionale della Puglia discuterà martedì, 25 luglio. «Con tutti i problemi che ha la Puglia, la priorità del consiglio regionale non può essere il tfm: auspico che la proposta di legge venga bocciata dall’aula martedì e si metta finalmente la parola fine a una questione che ha portato via fin troppo tempo ed energie» le parole di Antonella Laricchia del Movimento Cinquestelle. Il provvedimento che fa risorgere il “trattamento” ha ricevuto parere positivo in prima commissione e negativo in settima commissione. La maggioranza si è spaccata tra il sì del Pd ed il no del M5s, con il centrodestra che si si è astenuto.

Ma ad opporsi all’assegno che ogni consigliere regionale pugliese incasserebbe alla fine della legislatura sono anche quasi quaranta sigle del mondo del lavoro, dell’impresa, della cittadinanza attiva, del volontariato, del sindacato studentesco.

Un fronte trasversale che unisce Cgil Puglia, Confindustria Puglia, Legacoop, Confcooperative, Cna, Confapi, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casartigiani, Claai Puglia. «Evitate - si legge in una lettera indirizzata al governatore Michele Emiliano e alla presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone - di adottare un provvedimento che aumenterebbe la distanza delle istituzioni dai cittadini e dalle cittadine e la diffidenza nei confronti di chi ha l’onore e l’onere di rappresentare tutti i pugliesi. Sarà un vantaggio per tutti, per la nostra democrazia. In Puglia secondo l’Istat il 27,5 per cento delle famiglie vive una condizione di povertà relativa, ed è altissimo è il numero delle crisi produttive. Siamo una regione che presenta ancora ritardi nel garantire servizi fondamentali come quelli alla salute». «Per tutte queste ragioni - si legge in una nota - la scelta di reintrodurre l’indennità di fine mandato, abrogata qualche anno fa dalla stessa aula del Consiglio, rappresenta uno schiaffo a tutte le persone che oggi vivono condizioni di povertà e difficoltà, con i redditi e le pensioni erose dall’inflazione reale a doppia cifra. E per le quali non saranno sufficienti le modeste misure assistenziali recentemente stanziate dal governo nazionale».

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