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L'INTERVISTA
10 Febbraio 2026 - 17:09
Maurizo Lastrico sul palco dell'Orfeo di Taranto
Un Teatro Orfeo gremito di pubblico in ogni ordine di posto ha salutato domenica sera Maurizio Lastrico, a Taranto per tenere il suo spettacolo: “Sul lastrico”, un esilarante serie di piece comiche improntate a scene e situazioni della vita quotidiana dell’attore e ricontrabili nella società in genere.
La nota più caratterizzante del comico genovese è ormai quella di narrare episodi della vita quotidiana in terzine di versi endecasillabi in rima, nello stile della Divina Commedia, una peculiarità che lo distingue nel panorama dei comici non solo contemporanei ma di tutti i tempi.
Tale espressione artistica ha tre ordini di merito: il primo legato alla sua stessa forma d’arte, il secondo al particolare sforzo di memoria necessariamente connesso, ed il terzo l’estemporaneità.
Il comico, infatti, ha più volte improvvisato senza alcun problema, versi di endecasillabi in stile dantesco in omaggio a persone presenti in sala o su parole da essi suggerite.
Il pubblico era entusiasta, così come lo era lui, di vedere un teatro pieno che lo acclamava. Prima dello spettacolo gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Tu sei genovese e non toscano, da dove nasce questa passione per declmare in versi in stile Dantesco?
«È nata come gioco all’Accademia d’arte drammatica a Genova dove ci facevano studiare Dante tantissimo, per farci esercitare a leggere meglio la Divina Commedia, quella vera. A me poi piaceva scrivere i testi delle canzoni, è stato come un mix tra scrivere un testo di canzoni rap e giocare con la poesia e con il linguaggio.
In teatro funziona molto bene. Io sono diplomato operatore turistico, non ho questo grande passaggio culturale, però ho tutto un mix di vita in periferia, di amore per la comicità e la gente che fa ridere, sia famosa che no, e poi uno studio del teatro come tecnica attoriale».
Questo tuo lavoro ti porta ad essere sempre in giro, non hai il desiderio di formare una famiglia legata stabilmente ad un territorio?
«Ma, in realtà vantaggi e svantaggi: inizio a sentire un po’ di nostalgia per un luogo, però per me Genova è un bel luogo di partenza. Devo dire che insieme alla mia compagna Liz, siamo riuciti a trovare la dimensione che lei chiama “nomadi organizzati”: cioè, quando siamo a Roma per fare dei film riusciamo ad essere li per più tempo. Abbiamo degli amici dall’infanzia che ci seguono sempre, insieme ai genitori, credo che se non avessi questa opportunità di girare e fare spettacoli mi mancherebbero molto.
Ho provato ad essere “stanziale”, ma devo fare i conti con questo lavoro in cui la passione prevale. Con lucidità oggi posso dire che questa è la mia strada».
Infine al noto comico genovese che ha al suo attivo già sette film, ben sedici serie televisive tra cui Don Matteo, Mameli, Il ragazzo che sognò l’Italia ed il recentissimo Prima di noi, oltre ad una innumerevole serie di spettacoli teatrali che spaziano da grandi classici dell’antica Grecia (Plauto e Sofocle) per arrivare ai più recenti Shakespeare, Molière e Goldoni, solo per nominarne alcuni, abbiamo chiesto:
che progetti ci sono per il futuro?
«Tantissimi. Intanto far bene lo spettacolo di Taranto che per me è molto, molto importante. Poi tra poco inizio la mia prima storia da protagonista su Sky: è la storia di uno chef in galera che impazzisce in un connubio tra parte comica e drammatica insieme. E poi usciranno vari film che ho girato, ancora Zelig e continuo a scrivere i miei pezzi».
Più spostato verso la tv allora?
«Ovviamente quello che amo di più è il teatro.
Però è un momento questo in cui quasi non c’è la possibilità di avere visibilità in altro modo, quindi benissimo fare anche l’attore. E poi, quando si può, come oggi qui a Taranto, partire e andare anche affrontando orari improbabili».
Prima volta a Taranto?
«No, ho girato una serie tv e feci uno dei miei primi spettacoli a Carosino, poi varie volte con amici e al festival del Cabaret a Martina Franca».
Il pubblico ha continuato ad applaudire entusiasta, lui sembrava non volesse lasciare il teatro concedendo prima uno e poi ancora un’altro bis, fino a quando sul palcoscenico, tra gli applausi del pubblico, ha presentato la sua compagna e la sua cagnolina.
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