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Taranto
21 Aprile 2026 - 07:44
Acciaio
TARANTO - Un’analisi severa della situazione economica locale e una proposta concreta per invertire la rotta. È la posizione espressa da Giorgio Guacci, presidente Upalap, l'associazione che raggruppa le Micro, piccole e medie imprese pugliesi, a margine della prima giornata del forum organizzato da Confartigianato, durante la quale ha richiamato l’attenzione sui dati più recenti relativi al lavoro e allo sviluppo del territorio.
“Abbiamo guardato in faccia i numeri”, ha dichiarato Guacci, citando le rilevazioni dell’Ufficio del Lavoro aggiornate al 31.01.2026. Il quadro che emerge è quello di una realtà in forte difficoltà, con 46.000 disoccupati o inattivi a fronte di 42.000 occupati, mentre il fenomeno dell’emigrazione giovanile continua a svuotare il territorio di competenze. “Il 42% dei laureati, circa 1.700 ogni anno, non torna”, ha sottolineato, evidenziando una perdita costante di capitale umano.
A questa dinamica si aggiunge la crisi del tessuto economico locale, con la chiusura di attività artigianali e commerciali e le difficoltà dell’indotto legato alla grande industria e al porto. “Siamo davanti a una crisi che appare irreversibile”, ha affermato, indicando la necessità di un cambio radicale di prospettiva.
Nel suo intervento, Guacci ha richiamato anche le risorse economiche già destinate al territorio. “Oltre 2 miliardi tra PNRR, CIS, JTF, fondi europei e Giochi del Mediterraneo sono arrivati e in parte già spesi”, ha ricordato, evidenziando però come questi investimenti abbiano prodotto effetti limitati sul piano occupazionale. “Creano lavoro transitorio perché destinati a infrastrutture, tutte utili, ma scollegate da una strategia sugli asset del territorio”, ha aggiunto.
La proposta avanzata dal presidente di Upalap punta a superare il modello basato su un unico settore dominante. “Taranto non può più permettersi una monocultura, che sia d’acciaio o di sola assistenza”, ha dichiarato, indicando nella cultura e nel patrimonio una leva economica da valorizzare in chiave industriale. In questa prospettiva, anche le principali risorse del territorio dovrebbero essere inserite in una filiera produttiva più ampia. “Il MArTA non è solo un museo, deve generare indotto in termini di servizi, logistica, trasporti e accoglienza”, ha spiegato.
Un ragionamento che si estende anche ai progetti di riqualificazione urbana. “Il recupero dell’Isola Madre non è solo restauro, ma il più grande cantiere d’Europa per i prossimi 20 anni, capace di garantire lavoro stabile a migliaia di persone”, ha sostenuto, richiamando inoltre il modello della Ruhr per la riconversione dell’archeologia industriale in poli tecnologici e culturali.
L’obiettivo indicato è ambizioso e riguarda l’occupazione. “Servono 20.000 posti di lavoro stabili”, ha affermato Guacci, proponendo strumenti concreti per raggiungerlo, a partire dalla decontribuzione per le imprese che investono nei settori dell’ospitalità e del restauro monumentale. “Servono regole chiare e incentivi legati a risultati occupazionali reali”, ha precisato, indicando la necessità di una programmazione per comparti che includa industria, mitilicoltura, cantieristica, porto, turismo, cultura e università.
Nel suo intervento ha poi richiamato esempi internazionali di riconversione economica. “Bilbao e Pittsburgh dimostrano che trasformare una città industriale attraverso la cultura non è un’utopia”, ha osservato, sottolineando che il vero obiettivo non è promuovere eventi isolati ma costruire un sistema capace di generare reddito e stabilità.
Guacci ha infine indicato le condizioni necessarie per rendere efficace questo percorso, citando il potenziamento delle infrastrutture, a partire dall’aeroporto di Grottaglie per il traffico passeggeri, lo sviluppo della ricettività turistica, la formazione per riconvertire le competenze e il completamento delle bonifiche ambientali. “Il turismo legato alle crociere e ai Giochi del Mediterraneo è una buona vetrina, ma la sfida sono i soggiorni lunghi che producono ricchezza”, ha aggiunto.
In chiusura, l’appello è rivolto al sistema istituzionale e produttivo. “La cultura è l’infrastruttura immateriale che può garantire stabilità all’occupazione”, ha affermato, chiedendo una concertazione tra imprese, sindacati e professionisti. “Bisogna legare gli incentivi ai posti di lavoro veri e semplificare davvero”, ha concluso, rilanciando la necessità di una visione strategica. “È una questione di orgoglio. Taranto può diventare un laboratorio, ma servono azioni concrete, non più parole”.
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