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"Docenti sempre più poveri", appello al Governo

Il Coordinamento nazionale docenti denuncia il crollo del potere d’acquisto e chiede misure strutturali, dalla perequazione territoriale agli aiuti per la casa

Aula scolastica

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BARI - Una perdita progressiva di potere d’acquisto che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale e costituzionale. È l’allarme lanciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che richiama l’attenzione delle istituzioni sulla condizione economica del personale scolastico e, più in generale, del pubblico impiego.

Secondo l’analisi citata dal Coordinamento, elaborata dall’Indeed Hiring Lab, tra gennaio 2021 e gennaio 2026 i salari reali in Italia hanno registrato una contrazione dell’11,1%, con un indice sceso da 100 a 89,9. Un dato che colloca il Paese tra i peggiori nell’area euro, lontano da realtà come Paesi Bassi, Germania, Irlanda e Francia, dove la dinamica salariale si è mantenuta più vicina all’andamento dell’inflazione.

Il quadro si aggrava osservando l’ultimo anno. Nei 12 mesi fino a gennaio 2026 gli stipendi sono cresciuti dello 0,3% a fronte di un’inflazione dell’1,0%, ampliando ulteriormente il divario negativo. Una dinamica che, secondo il Coordinamento, dimostra come l’aumento del costo della vita continui a superare gli adeguamenti retributivi, anche a causa dei ritardi nei rinnovi contrattuali.

Nel comparto scuola, i dati dell’ARAN confermano questa tendenza. Il contratto 2022–2024 ha previsto incrementi medi di circa 144 euro mensili per i docenti, dopo i circa 120 euro del triennio precedente, mentre per il periodo 2025–2027 si stimano aumenti attorno ai 140 euro. Tuttavia, questi adeguamenti, pur rilevanti sulla carta, risultano insufficienti a compensare la perdita accumulata nel tempo.

Secondo il Coordinamento, tale situazione incide direttamente sul principio sancito dall’articolo 36 della Costituzione, mettendo in discussione il diritto a una retribuzione adeguata e proporzionata. Una criticità ancora più evidente nel mondo della scuola, dove il ruolo pubblico dei docenti si accompagna a condizioni economiche sempre più difficili.

Particolarmente delicata è la posizione dei docenti fuori sede. A parità di stipendio nominale, il diverso costo della vita tra territori genera una disuguaglianza concreta. I dati Eurostat indicano che una quota significativa del reddito familiare è assorbita dalle spese abitative, soprattutto nelle aree urbane, mentre le rilevazioni ISTAT evidenziano forti differenze territoriali nei consumi. Chi lavora lontano dalla propria residenza si trova così a sostenere costi doppi, tra affitti e spostamenti, con una riduzione significativa del reddito disponibile.

A pesare è anche il confronto internazionale. Le analisi OCSE mostrano come in Italia gli stipendi degli insegnanti siano inferiori rispetto a quelli di altri lavoratori laureati, con una dinamica negativa nell’ultimo decennio in controtendenza rispetto ad altri Paesi avanzati.

Alla luce di questo scenario, il Coordinamento ritiene insufficiente il ricorso a semplici aumenti lineari e propone un cambio di paradigma. Tra le soluzioni avanzate, l’introduzione di un modello nazionale di perequazione territoriale, basato su un’indennità calibrata su fattori come costo degli affitti, inflazione locale, spese di mobilità e distanza dalla residenza.

Accanto a questo strumento, viene indicata la necessità di sviluppare un piano di housing pubblico e convenzionato per il personale scolastico nelle aree a maggiore pressione abitativa, oltre all’introduzione di misure fiscali dedicate, come crediti d’imposta per le spese sostenute per casa e mobilità.

Il Coordinamento rivolge quindi un appello al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo un intervento normativo strutturale. In assenza di riforme incisive, avverte l’organismo presieduto dal professor Romano Pesavento, il rischio è quello di una progressiva perdita di attrattività della professione docente, con conseguenze dirette sulla qualità del sistema educativo e sulla tenuta complessiva del Paese.

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