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Taranto

Ex Ilva, i Genitori Tarantini replicano a Toma: “Basta morti, la città dice no”

La presa di posizione dell’associazione dopo le parole del presidente di Confindustria: al centro il peso sanitario dell’inquinamento e i dati sulle malattie professionali

L'ex Ilva

L'ex Ilva vista dai Tamburi

TARANTO - Si accende il confronto sul futuro industriale della città dopo l’intervento del presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma. A replicare, con toni netti, è l’associazione Genitori Tarantini che attraverso i propri canali social ha contestato le posizioni espresse dal mondo imprenditoriale.

Nel messaggio diffuso online, l’associazione ha ribadito un rifiuto categorico rispetto a nuove vittime legate all’inquinamento e agli incidenti sul lavoro, sottolineando come la priorità resti la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Un richiamo diretto a quella che viene definita una lunga scia di conseguenze sanitarie attribuite all’attività industriale sul territorio. 

Nel documento si evidenzia come, secondo i dati Inail citati dall’associazione, tra il 2005 e il 2024 siano state riconosciute oltre 2.000 malattie professionali, di cui circa 1.000 di natura tumorale, con 700 decessi tra i lavoratori coinvolti. Numeri che, secondo i Genitori Tarantini, rappresentano il prezzo umano pagato dalla comunità nel corso degli anni.

Da qui la rivendicazione di una posizione definita “necessaria e umana”, sintetizzata nella contrarietà a ulteriori rischi per la salute pubblica. “Taranto è la città dei no”, affermano, indicando nella difesa della vita un punto fermo non negoziabile. 

"No ad altri morti tra i tarantini  per malattie correlabili all'inquinamento, No ad altri giovani operai  morti per incidenti dentro quella fabbrica o per malattie correlabili alle polveri che respirano all'interno di quella fabbrica", si legge nella nota.

La replica arriva all’indomani dell’intervento di Toma, che aveva lanciato un allarme sulle prospettive economiche e occupazionali legate allo stabilimento siderurgico. Il presidente degli industriali aveva espresso forte preoccupazione per gli sviluppi recenti, in particolare per l’ordinanza del sindaco relativa alla centrale elettrica dell’impianto, ritenuta un ulteriore elemento di criticità in un contesto già complesso.

Secondo Toma, il rischio è quello di una crisi senza ritorno sul piano produttivo e occupazionale, con possibili ripercussioni sulla capacità di attrarre investimenti. Il numero uno di Confindustria Taranto aveva parlato di una situazione aggravata da nuove decisioni che renderebbero il sito meno competitivo, richiamando la necessità di una visione strategica condivisa.

Nel suo intervento, Toma aveva inoltre criticato quella che considera una linea improntata ai rifiuti senza alternative concrete, sostenendo che la città rischia di chiudersi in una posizione di contrapposizione senza costruire percorsi di sviluppo. Aveva quindi richiamato l’importanza di mantenere un equilibrio tra tutela ambientale e continuità industriale, ribadendo il ruolo della siderurgia nel futuro del territorio.

Un confronto che resta aperto e che mette in evidenza, ancora una volta, la distanza tra esigenze economiche e istanze sanitarie, in una città chiamata a decidere il proprio futuro.

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