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Taranto

Arsenale, morto per amianto: lo Stato condannato a risarcire la famiglia con 1 milione di euro

Due sentenze dei Tribunali di Taranto e Lecce riconoscono la responsabilità del Ministero della Difesa per la mancata tutela della salute anche dei lavoratori dell’indotto

Il Tribunale

Il Tribunale di Taranto

TARANTO - Un risarcimento complessivo vicino a 1 milione di euro è stato riconosciuto agli eredi di un lavoratore dell’indotto dell’Arsenale della Marina Militare, deceduto dopo aver contratto un tumore ai polmoni legato all’esposizione prolungata ad amianto e ad altre sostanze nocive presenti nell’ambiente di lavoro.

La vicenda, che si inserisce nel solco di numerosi casi analoghi registrati nel territorio ionico, ha trovato un primo punto fermo nel novembre 2023, quando il Tribunale di Taranto, in funzione di giudice del lavoro, ha accertato la responsabilità del Ministero della Difesa.

Secondo i giudici, l’amministrazione non avrebbe garantito condizioni di sicurezza adeguate né informato correttamente il lavoratore sui rischi connessi all’esposizione a materiali pericolosi, venendo meno agli obblighi di tutela della salute.

In quella sede, allo Stato è stata imposta una prima condanna al pagamento di circa 200.000 euro, riconosciuti come risarcimento per le sofferenze patite dal lavoratore durante la malattia.

La vicenda giudiziaria è proseguita con un secondo pronunciamento. Nel febbraio 2026, il Tribunale di Lecce ha infatti confermato la responsabilità del Ministero della Difesa, disponendo un ulteriore risarcimento di circa 800.000 euro in favore dei familiari della vittima, tra coniuge e figli. Una decisione che ha portato l’ammontare complessivo del ristoro economico a sfiorare 1 milione di euro, riconoscendo il danno subito dalla famiglia per la perdita del proprio congiunto.

A seguire la causa è stato l’avvocato Giuseppe Mastrocinque, che ha rappresentato gli eredi del lavoratore. Il legale ha sottolineato come le due pronunce assumano un rilievo particolare sotto il profilo giuridico. Le sentenze, infatti, ribadiscono il principio secondo cui anche i dipendenti delle aziende dell’indotto devono godere delle stesse tutele in materia di sicurezza previste per i lavoratori direttamente impiegati dal Ministero, un tema che in passato è stato oggetto di interpretazioni controverse.

Il caso riaccende così l’attenzione su una realtà, quella dell’esposizione ad amianto negli ambienti di lavoro legati all’Arsenale, che per anni ha segnato profondamente il territorio di Taranto e le storie di molti lavoratori.

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