BARI - Scoppia la polemica sulle nuove modalità di assunzione previste per le Commissioni territoriali e per la Commissione nazionale per l’asilo. A sollevare il caso è la FP CGIL Puglia, attraverso il segretario regionale Dario Capozzi Orsini, che esprime forte contrarietà rispetto a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2026.
Il provvedimento autorizza l’ingresso di 240 funzionari e 70 assistenti amministrativi, ma non tramite concorso pubblico. La scelta di ricorrere ad agenzie di lavoro interinale viene definita dal sindacato un elemento di forte criticità, soprattutto per il tipo di attività svolta all’interno di queste strutture.
“Non è un dettaglio: è un attacco diretto alla dignità del lavoro e alla delicatezza della funzione pubblica”, afferma Capozzi Orsini, sottolineando come il ruolo delle Commissioni non si limiti a un’attività amministrativa, ma coinvolga decisioni che incidono direttamente sulla vita delle persone.
Secondo il sindacato, affidare queste mansioni a personale somministrato da agenzie private rischia di ridurre il valore della funzione pubblica e di compromettere la qualità del servizio. “Parliamo di professionisti che ogni giorno operano con competenza e umanità a contatto con persone in fuga da persecuzioni”, evidenzia il segretario regionale.
La preoccupazione riguarda anche l’impatto organizzativo. Il sistema, già sottoposto a pressione, potrebbe subire ulteriori difficoltà con l’introduzione del nuovo Patto europeo su asilo e migrazione. In questo contesto, la CGIL teme che il trattamento delle pratiche possa assumere dinamiche accelerate e poco attente alla complessità delle singole situazioni.
La FP CGIL Puglia annuncia quindi iniziative di mobilitazione, con un duplice obiettivo. Da un lato, garantire tutele ai lavoratori interinali, evitando che la precarietà si prolunghi nel tempo; dall’altro, ribadire la centralità del concorso pubblico come unico strumento di accesso alla pubblica amministrazione.
“Saremo al fianco di tutti i colleghi”, conclude Capozzi Orsini, “perché la qualità del servizio e la vita delle persone non possono essere messe all’asta o affidate a logiche di somministrazione”.
Una posizione netta che riapre il dibattito sul ruolo del lavoro pubblico e sulle modalità di reclutamento in settori considerati particolarmente sensibili.