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Il fatto
08 Aprile 2026 - 10:40
Olio di oliva extravergine
BARI - Il settore olivicolo pugliese si trova a fare i conti con un mercato sempre più complesso, segnato da un eccesso di scorte e dalla pressione delle importazioni estere. Secondo i dati aggiornati al 28 febbraio 2026, nei magazzini regionali risultano stoccate 80mila tonnellate di olio extravergine d’oliva italiano, con un incremento del 117% rispetto allo stesso periodo del 2025.
A evidenziarlo è Coldiretti Puglia, che richiama anche l’aumento significativo delle importazioni. Nel corso del 2025, infatti, l’ingresso in Italia di olio straniero è cresciuto del 50%, contribuendo a una contrazione dei prezzi del prodotto nazionale e alimentando fenomeni di speculazione e possibili irregolarità.
Il comparto, pilastro dell’economia agricola regionale, risente di una doppia pressione, determinata dall’aumento dei costi di produzione e dalla concorrenza di oli provenienti dall’estero. Tra questi viene segnalato in particolare l’olio tunisino, commercializzato a poco più di 3,5 euro al chilo, con effetti diretti sul mercato interno.
L’afflusso di prodotto straniero ha determinato un abbassamento dei prezzi, con conseguenze pesanti per gli olivicoltori, spesso costretti a vendere al di sotto dei costi. Una situazione che, secondo Coldiretti, si intreccia anche con pratiche scorrette e fenomeni fraudolenti, come la commercializzazione di oli di semi trattati e colorati o di miscele non dichiarate presentate come extravergine.
Nel quadro attuale, viene considerato un passo avanti il provvedimento entrato in vigore il 1° marzo, che introduce nuovi obblighi di tracciabilità. La normativa impone l’indicazione dettagliata della natura degli oli nel Registro telematico, con riferimento alle operazioni legate al traffico di perfezionamento attivo e ai meccanismi di equivalenza, strumenti utilizzati nelle importazioni.
L’obiettivo è rafforzare i controlli e garantire maggiore trasparenza, colmando lacune normative che in passato hanno consentito l’ingresso di olio estero a dazio zero senza adeguate verifiche sulla destinazione finale.
Coldiretti sottolinea inoltre la necessità di intensificare i controlli sugli oli provenienti da Paesi extra europei, dove potrebbero essere utilizzate sostanze non consentite nell’Unione Europea. Tra le richieste avanzate vi è anche l’estensione del sistema di tracciabilità a livello comunitario e il contrasto alle pratiche commerciali sleali, come la vendita sottocosto che penalizza le produzioni di qualità.
La difesa dell’olio extravergine italiano passa anche dalla qualità e dall’informazione ai consumatori, attraverso controlli organolettici e monitoraggi costanti lungo tutta la filiera. Parallelamente, iniziative di promozione puntano a diffondere la cultura dell’olio e a incentivare scelte di acquisto consapevoli.
In Puglia, il comparto olivicolo rappresenta non solo un’eccellenza produttiva, ma anche un elemento strategico per il turismo, grazie allo sviluppo dell’oleoturismo, che valorizza territorio, tradizioni e prodotti certificati, contribuendo alla crescita economica locale.
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