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L'analisi
08 Aprile 2026 - 10:30
Donald Trump
Donald Trump alle ore 18,32, 88 minuti prima dello scadere dell'ultimo ultimatum, ha concesso al popolo iraniano due settimane di sopravvivenza ma la minaccia resta sospesa, legata all'impegno di Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz, il cui blocco di fatto sta strangolando l’economia mondiale.
Abbiamo trascorso le festività pasquali tra la minaccia di una ecatombe e la certezza di una crisi energetica senza precedenti, superiore a quelle dei grandi shock petroliferi del secolo scorso. L’attuale blocco dello Stretto di Hormuz ha ripercussioni più gravi del complesso delle crisi precedenti: il mondo non ha mai vissuto un’interruzione delle forniture energetiche di questa portata. Se i Paesi industrializzati ne subiranno pesanti conseguenze, i più esposti restano i Paesi in via di sviluppo, già colpiti dall’impennata dei costi di carburante e cibo e da un’inflazione fuori controllo.
Una crisi che ha già manifestato effetti concreti, con il rialzo dei prezzi del petrolio. Gli operatori temono che, nonostante il cessate il fuoco, i danni alle infrastrutture energetiche e marittime possano paralizzare le forniture per mesi. Il blocco di Hormuz, iniziato il 28 febbraio dopo gli attacchi statunitensi e israeliani all’Iran, ha già provocato il crollo delle esportazioni di molti produttori del Golfo.
Diversi osservatori, sia sulla stampa americana che su quella internazionale, hanno criticato le ultime dichiarazioni di Trump, bollate come l’annuncio in diretta mondiale di imminente prova di froza: “Ho il piano migliore di tutti, solo che non lo rivelo ai media“. Quel piano non esiste!
Tant'è che nonostante Israele, Arabia Saudita ed Emirati arabi premessero per non concedere nessuna pausa all’Iran, Trump ha raccolto la ciambella del cessate il fuoco di due settimane proposta dal Pakistan. La distruzione definitiva del programma nucleare iraniano resta lontano e il cambio di regime sembra superato dal negoziato.
Secondo il Pakistan la tregua comprende il Libano, dove Nethaniau ha lanciato un’invasione per neutralizzare, una volta per tutte, la minaccia di Hezbollah, ma soprattutto, con l'obiettivo di incorporare la fascia di territorio fino al fiume Litani.
Trump giustifica il suo assenso alla richiesta pakistana, con la convinzione che, aver raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari, costituisca una base valida su cui negoziare la pace a lungo termine con l'Iran e in Medio Oriente: "Abbiamo ricevuto una proposta in dieci punti dall'Iran che in passato erano stati oggetto di controversia, sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l'Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e concludere l'accordo".
L’Iran da parte sua si considera vincente e parla di "umiliante ritirata di Trump", afferma che "il presidente americano ha accettato le condizioni dell'Iran" e annuncia che "per un periodo di due settimane, sarà possibile garantire il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz grazie al coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo debitamente conto dei limiti tecnici".
I dieci punti sembrano essere gli stessi posti da Teheran prima della guerra: il riconoscimento globale del diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio, il ritiro di tutte le forze americane dalla regione, la revoca delle sanzioni economiche, il pagamento di un risarcimento all'Iran per i danni causati dalla guerra. Il riconoscimento del controllo del collo di bottiglia strategico per l’economia globale, un’arma di deterrenza che prima non aveva. Un esito nettamente peggiore rispetto a prima della guerra.
E' lecito chiedersi a cosa sia servita la prova di forza?
E' ancora una volta evidente che la guerra è inutile e dannosa. A pagarne le conseguenze sono le incolpevoli vittime che restano sotto le macerie.
Per far prevalere la potenza militare si è sacrificata l’Organizzazione delle Nazioni Unite mortificandone ruolo e influenza. E' necessario porre un limite all'arroganza della follia anche se, come ammette il Ministro Guido Crosetto, nessuno osa contraddirla. Ma anche questo è vero solo in parte. Si dovrebbe riflettere sulle decine di migliaia di giovani e meno giovani che sono scesi in piazza contestandola in Italia, in Europa ed anche in America. Non credo che l'abbiano fatto a difesa dell’Iran degli ayatollah, dell’integralismo antioccidentale, a difesa di Trump, Nethaniau e Putin. La libertà è patrimonio di tutti, di chi è disponibile a difenderla ogni giorno per evitare il "Day after l'Enola Gay"...
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