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L'analisi

Pil e consumi, il paradosso dei costi nascosti che impoveriscono i cittadini

Dai supermercati ai pagamenti elettronici fino all’energia, riflessione critica su un sistema economico che cresce nei numeri ma non nella ricchezza reale

L'inflazione vola all'’8%, mai così alta dal 1986

Inflazione - archivio

BARI - Quando comperate un chilo di pomodori dal contadino-produttore pagate il chilo che state comperando. Sembra lapalissiano ma non lo è. Infatti se invece andate a comperare gli stessi pomodori al supermercato - filiale locale di una immensa rete di supermercati mondiale - state comperando una serie infinita di servizi che non avete chiesto ma che sono incorporati nel prezzo dei pomodori che pagate. Il valore dei pomodori che vi servono è una frazione spesso minima del prezzo che pagate. Quindi o la qualità dei pomodori dei supermercati è infima, oppure il produttore di quei pomodori è stato sottopagato; oppure tutt’e due.

Quando pagate con una banconota chiudete la transazione tra voi e il venditore nello stesso attimo in cui trasferite la banconota nelle mani del venditore e lui vi consegna la merce che comperate. Nessun altro interviene nella vostra transazione. Se invece pagate con una carta di credito una serie innumerevole di addetti partecipa alla transazione, percependo tutti un compenso per la loro partecipazione.

In entrambi i casi abbiamo costi per servizi non necessari e il pagamento in contanti non ha costi aggiuntivi per tutti quei servizi mentre il pagamento intermediato e gli acquisti da grandi imprese hanno dei costi impliciti spesso prevalenti rispetto alla transazione che vi interessa. Si tratta di sprechi enormi per servizi per lo più inutili che vengono inventati dalle imprese maggiori che non possono esistere senza di essi proprio per via della loro dimensione che impone un qualche metodo per controllare il più possibile l’intero loro impero.

Tutte le spese accessorie di cui sopra vanno a formare il Pil.

Sorge una ridda di domande: i servizi non richiesti ma utili al venditore ed “imposti” al compratore come possono costituire componenti della “ricchezza” nazionale prodotta se sono dei costi e non certo dei vantaggi? Non si tratta di importi modesti e comunque incalcolabili. Stessa cosa è da dire dell’energia rincarata per i fatti bellici: essa porta una crescita del Pil quasi si producesse maggiore ricchezza laddove quel rincaro riguarda le produzioni che già si realizzavano prima (anzi forse un po' ridotte); inoltre si produce maggiore disagio. Quindi minore produzione e maggiore miseria coincidono con maggiore Pil; c’è qualcosa che non va. Quindi esiste un malfunzionamento strutturale del sistema occidentale.

Ma non basta: si dice che il rincaro del greggio porterà l’inflazione; cioè aumenteranno tutti i prezzi. Vero. La dottrina ci dice che per fermare l’aumento dei prezzi serve rincarare il costo del danaro cioè gli interessi che si pagano sui prestiti. Ma è sbagliato! infatti se questo è vero quando l’inflazione è data da un aumento eccessivo degli acquisti, non è ugualmente vero se l’aumento è dato dai costi e segnatamente di quelli energetici che produce una riduzione degli acquisti. Che si fa? Boh! C’è una profonda e diffusa mal comprensione del fenomeno inflazionistico che anche da queste colonne abbiamo denunziato da anni: la dottrina è zoppa.

Come si vede siamo nel bel mezzo di una immensa svista mondiale, nella quale gli “esperti”, “economisti” sono responsabili di una truffa ai danni dei cittadini grande come una montagna. Ma lo è per incompetenza e null’altro. Ancor peggio è da dire dei politicanti.

Mentre probabilmente tutto questo, come detto, è ignorato dagli “economisti” di casa nostra, gli arabi si sono accorti di quanto conti chiudere lo stretto; hanno capito che molto più di cento bombe atomiche può la geografia. La evidente dipendenza dell’Occidente dal petrolio non può non fare piacere anche ai russi. Per dirla sinteticamente: siamo nei guai.

Ma prima di azzardare una guerra così, non si poteva chiedere un parere a gente un po' più capace, anche se meno nota o meno schierata dalla parte del Presidente americano? Ci si rende conto che le tecnologie belliche si scontrano pesantemente con l’economia soccombendo miseramente? Si capisce che il nostro Pil per la gran parte è finto in quanto dipendente dalle grandi imprese e dalla spesa pubblica?

Fino a quando la gente accetterà di pagare questi rincari sentendosi dire che il Pil aumenta laddove è di tutta evidenza che le produzioni e i consumi calano? Senza parlare della occupazione. Dove porta tutto questo se non ad una specie di collasso che nella migliore delle ipotesi sarà “morbido” cioè lento?

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